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Donna soddisfatta: laureata e quarantenne

Da un'indagine Eurisko risulta che sono più felici dei coetanei maschi, resta difficile da rompere il tetto di cristallo che le porterebbe alla dirigenza e a ruoli di prestigio
ROMA, 6 maggio 2004 - La categoria più soddisfatta in Italia? E' donna, ha fra i 35 e 45 anni, è laureata. Lo ha rilevato un'indagine dell'Eurisko, resa nota al seminario sulla leadership delle donne nella pubblica amministrazione organizzato oggi alla Scuola superiore dell'economia e delle finanze. L'indagine, di tipo qualitativo - ha detto Gabriella Alemanno, vice direttore generale dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato - ha rilevato che le donne nella fascia di età 35-45, se laureate, hanno un alto grado di soddisfazione, più dei coetanei uomini. Riescono infatti a coniugare il lavoro con la famiglia e, soprattutto, a non rinunciare a momenti di gratificazione personale. Queste donne, per Alemanno, «rappresentano il nerbo sociale della società italiana e «potrebbero dare un valore aggiunto al paese».
Al seminario, è stata ribadita la scarsa presenza femminile ai vertici decisionali, in questo caso della pubblica amministrazione. In una ricerca, promossa dai ministeri della funzione pubblica e delle pari opportunità, è stata quantificata, in modo analitico, la componente rosa nel settore. Le donne rappresentano circa il 50% dei dipendenti pubblici ma solo il 23% arriva alla dirigenza intermedia ed appena il 12% alla dirigenza apicale.
Rispetto ai paesi europei (dati del 2000), l'occupazione femminile nel settore pubblico oscilla dal 73,2% dell'Ungheria e 69,2% della Finlandia al 52,6% dell'Irlanda e 50,3% della Germania. La Svezia registra il 46,2%, la Norvegia il 43%, l'Olanda il 36,9%. In Italia è per la precisione 50,6%. Le percentuali di donne ai livelli decisionali è così suddivisa (elaborazione su Highlights of public sector pay and employment trend, 2002): Italia (26,8% dirigenza intermedia; 15% alta dirigenza), Irlanda (42,5%; 13,3%), Olanda (25,5%; 18,6%), Svezia (48%; 20%), Finlandia (27%; 23%).

Questa la presenza delle donne per settore nella pubblica amministrazione.
- Ministeri. Sono il 47,7% dei dipendenti. Dal 1992 al 2000 le dirigenti sono aumentate di quasi 8 punti (dal 18,9% al 26,8%), le dirigenti generali sono più che raddoppiate (dal 6% al 15,1%). Tendenza confermata anche da una rilevazione del marzo 2003: le donne dirigenti generali raggiungono il 18%. - Carriera diplomatica. Nessuna donna fra gli ambasciatori. Appena il 10,7% dei dipendenti è donna. - Magistratura. Sono il 33,2%. In particolare, è donna il 35,5% nella magistratura ordinaria, il 12,8% nel Consiglio di stato e Tar, il 31,3% nell'Avvocatura di stato, il 16,7% nella Corte dei Conti, il 9,6% nella magistratura militare. Nessuna donna nelle posizioni apicali della magistratura ordinaria; fra i presidenti di sezione, le donne sono solo il 7,6%. - Prefetti. Il personale della carriera prefettizia è circa la metà femminile. Ma è donna appena il 7,1% dei prefetti. Fra i viceprefetti, sono il 34,9%. - Scuola. Sono il 74,3%; il 38% è dirigente.
- Regioni-Autonomie locali. I direttori generali sono l'11,9% delle dipendenti. Percentuale che si innalza al 22% fra le qualifiche dirigenziali non della fascia superiore. La realtà con la più alta componente di personale femminile è l'Emilia Romagna (60,3%), la Valle d'Aosta (58,5%), Lombardia, Piemonte. La percentuale più bassa è in Campania (25,5%), seguono la Calabria, Molise, Basilicata dove le donne sono al di sotto del 30%. Rispetto alla dirigenza, in testa è la Valle d'Aosta (34%) e l'Emilia Romagna (33,1%); in coda la provincia di Bolzano (9,6%), la Calabria (12,8%), Campania e Puglia (circa il 15%).

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