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Dopo le dimissioni in blocco

Fiera del Levante, corsa
per il salvataggio finale

Nei 45 giorni di «prorogatio» successivi alle dimissioni in blocco, il presidente Griffi sarà affiancato anche dal cda. Almeno fino a metà marzo non dovrebbe cambiare nulla, almeno in apparenza

Fiera del Levante, corsa  per il salvataggio finale

BARI - Nei 45 giorni di «prorogatio» successivi alle dimissioni in blocco, il presidente Ugo Patroni Griffi sarà affiancato anche dal cda. Almeno fino a metà marzo in Fiera del Levante non dovrebbe cambiare nulla, almeno in apparenza: perché poi, tra la necessità di chiudere l’accordo con Fiera di Bologna e la partita degli esuberi, e l’ipotesi che Patroni Griffi sia «promosso» dalla Regione alla guida di Acquedotto Pugliese, la partita potrebbe complicarsi.

Ma l’addio del vicepresidente Lorenzo De Santis e dei consiglieri Alessandro Ambrosi, Andrea Balestrazzi e Sabino Persichella, avvenuto giovedì con dimissioni definite «irrevocabili», è nei fatti una mossa concordata anche con la Regione e il Comune di Bari, dopo che già Patroni Griffi aveva annunciato il disimpegno a partire dal 1° febbraio. Sfruttando le disposizioni statutarie dell’ente si ottiene appunto un periodo di grazia di un mese e mezzo, nel quale teoricamente i soci fondatori dovrebbero procedere a ripristinare i propri rappresentanti in seno al cda. Nei fatti i consiglieri hanno voluto lanciare un messaggio politico proprio a Michele Emiliano e al sindaco Antonio Decaro: serve una spinta della politica per concludere l’accordo sessantennale di gestione con la «newco» tra Camera di Commercio di Bari e Fiera di Bologna, diversamente non sarà più possibile procedere con la gestione ordinaria.

«Ogni decisione ed azione - ha scritto Persichella nella lettera di dimissioni - è stata orientata al duplice obiettivo di risanare ed evitare il “fallimento” della Fiera del Levante e di portare a compimento il processo di adeguamento degli enti fieristici previsto dalla legge regionale 2 del 9 marzo 2009. Assieme a tutti i consiglieri generali e al consiglio di amministrazione è stato così portato avanti con enormi difficoltà un processo di recupero dell’ente favorito dal deciso intervento, di indirizzo e condivisione politica oltre che economico, della Regione Puglia e del socio Comune di Bari». Ma ora, appunto, serve il colpo di reni decisivo, perché il tempo stringe.

Se i 45 giorni non saranno sufficienti (o anche se nel frattempo dovessero dimettersi altri 3 consiglieri generali) la gestione dell’ente passerebbe al collegio dei revisori, e la Regione sarebbe costretta a nominare un commissario. I consiglieri d’amministrazione uscenti hanno già fatto sapere di non essere disponibili all’incarico: chiunque sia scelto avrebbe dunque bisogno di tempo per entrare nel meccanismo, mettendo a rischio la tenuta di un sistema ancora fragilissimo. Il ritorno al pareggio nel 2016 si regge infatti sia sull’ipotesi di affidare la gestione alla newco, sia su quella di risolvere il problema degli ultimi 16 esuberi: le entrate dell’ente Fiera (oggi costituite dai trasferimenti ordinari dei soci e dai canoni di locazione) non sono sufficienti a mantenere il personale, e i soci fondatori non sembrano disposti ad effettuare nuove ricapitalizzazioni.

m.s.

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