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Il presidente del Consiglio Superiore

Beni culturali, Volpe: «Non
smantelliamo presidi Taranto»

museo archeologico di Taranto, Marta

Il Marta

BARI - «Ritengo che non stiamo smantellando la presenza del ministero a Taranto, la stiamo rimodulando dando più importanza al museo e conservando a Taranto un ufficio della soprintendenza che avrà competenze sull'archeologia, sull'architettura, sull'arte, sui beni immateriali, sul paesaggio. Quindi nessuno smantellamento dei presidi di tutela e valorizzazione culturale a Taranto». Lo ha sottolineato il presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, Giuliano Volpe, oggi a Bari, parlando della riorganizzazione delle soprintendenze dei beni culturali, che ha portato all’accorpamento di quella di Taranto con Lecce.


«A Taranto - ha spiegato Volpe - resta il museo archeologico della Magna Grecia, che è stato promosso, che ha un dirigente parigrado di un soprintendente».

«Sul museo - ha rilevato - si dovrà investire di più per una funzione ancor più attiva nella città di Taranto e per i cittadini: è il museo di Taranto il grande presidio culturale». «La Puglia - ha ricordato Volpe - è stata la prima regione a dotarsi di un piano paesaggistico in cui si afferma la necessità di una tutela organica, a partire dal paesaggio, in tutte le componenti culturali. Quindi non può essere la regione che poi difende una tutela settoriale». «Siamo stati all’avanguardia in Italia, ci prendono a modello per aver prodotto un piano paesaggistico che guarda al territorio regionale in tutte le sue componenti - ha ribadito - dunque la Puglia deve essere all’avanguardia anche nell’attuare nella maniera migliore una tutela organica unitaria». «Questa - ha concluso - è la filosofia, il progetto culturale alla base della riforma ultima del ministero dei Beni culturali».  

«Perchè Taranto possa usare la cultura per il proprio riscatto, anche sociale - ha aggiunto - deve saper costruire un progetto di grande qualità: Taranto deve essere in grado, per certi aspetti, di imitare quanto ha fatto Torino ripensandosi da città industriale a città della cultura».


Parlando della mancata scelta del capoluogo jonico quale capitale italiana della cultura 2017, Volpe ha spiegato che "Taranto merita tutta l’attenzione della Puglia, del Paese intero, delle università e delle persone di cultura. Ma non si può pensare che si possa ottenere dei risultati solo come risarcimento ad un dramma qual è quello rappresentato dalla presenza dell’Ilva con tutto quello che questo sta comportando per i cittadini di Taranto».

«La scommessa - ha rilevato - si deve fare sulla qualità delle proposte culturali». Tornando sul modello da seguire, Volpe ha sottolineato che «Torino ha puntato sulla qualità, su progetti di grande prestigio: nessuno si è scandalizzato, come è invece accaduto a Taranto - ha precisato Volpe - se a dirigere il museo egizio è arrivato un italiano, egittologo, ma che lavorava in Olanda e dunque è venuto dall’estero. Ci sono persone che a Torino lavorano su vari fronti. Quello, a mio parere, è il modello a cui ispirarsi».

«In questo - ha aggiunto - penso che anche le università potrebbero e dovrebbero fare molto di più. Non con sedi decentrate poco significative, ma anche lì con una presenza più incisiva. Io da anni, anche quando ero rettore, avevo proposto alle università pugliesi di unificare le scuole di specializzazione in archeologia, e di porla tutti insieme a Taranto, proprio per sottolineare questo ruolo. Ma questa mia proposta non è mai stata accolta - ha concluso - anche da chi oggi critica la chiusura della soprintendenza a Taranto».

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