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Gasdotto, in una lettera a Tap
l’ipotesi approdo alternativo

Gasdotto, in una lettera a Tap l’ipotesi approdo alternativo

BARI - È partita martedì in direzione Tap, Trans adriatic pipeline con sede a Baar (Svizzera) e ministero all’Ambiente, la nota con la quale la Regione Puglia rende noto il contenuto del confronto nel corso del quale si è ipotizzata una «quarta via» alternativa sull’approdo del gasdotto che attualmente dovrebbe arrivare sulle spiagge di Melendugno.

«Nell’incontro tenuto il 10 dicembre - spiegano i dirigenti dell’Area programmazione regionale in tema di Energia e qualità dell’aria e il direttore del Dipartimento Mobilità, qualità urbana, opere pubbliche e paesaggio dell’assessorato regionale alla Qualità dell’Ambiente - era già emerso che una psreseguibile alternativa di approdo fosse quella che vede la sezione di landfall in sona Asi a Brindisi, compresa tra Capo di Torre Cavallo (a sud del petrolchimico) e Micorosa». Approdare in un’area industriale, spiegano i tecnici, «sarebbe vantaggioso perché non ci sarebbe bisogno di espropri di terreno e in parte si abbatterebbe l’impatto qualora «nel tratto di gasdotto di competenza Snam verso la rete nazionale fosse sufficiente soltanto adeguare le condutture già presenti».

In passato si era parlato di proposte alternative (due) scartate da Tap «per le motivazioni che riguardavano fondamentalmente la necessità di effettuare una Valutazione d’incidenza per l’attraversamento di aree protette Rete 2000 a mare e di area regionale protetta a terra». Questa nuova ipotesi, invece, sostengono dagli uffici della Regione Puglia, «non era stata considerata».

I dirigenti regionali ribadiscono poi che, nel caso l’ipotesi alternativa venisse formalmente presa in considerazione, troverebbero «la disponibilità» degli uffici «a comprimere quanto più possibile i termini tecnici-amministrativi richiesti dal procedimento».

Ieri, nel suo discorso di fine anno, il presidente Michele Emiliano ha inevitabilmente affrontato il tema Tap, collegandolo alla proposta di decarbonizzazione della centrale Enel di Cerano e dell’Ilva di Taranto. «La Puglia non chiede la riconversione immediata della centrale perchè capiamo bene che l’Enel ha investito un sacco di soldi. Non vorrei - ha avvertito - che qualcuno reclutasse l’Enel per combattere per la Tap. Dobbiamo evitare questo “giochino”. L’Enel, giustamente, deve ammortizzare il suo investimento. Ma quando dovrà rimetterci le mani, si potrà pensare di rifare gli impianti come era previsto all’inizio. Quella centrale, infatti, fu fatta ingoiare ai brindisini dicendogli che doveva essere polifunzionale e cioè in parte a carbone e in parte a metano».

g. arm.

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