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E i Potenti dalla A alla Z
si chiedono: Quo vado?

E i Potenti dalla A alla Z si chiedono: Quo vado?

Il premier Matteo Renzi in vacanza a Courmayeur

di Michele Cozzi

Renzi, Grillo, Salvini, Berlusconi, Di Maio, i peones. Eppoi, da Obama a Checco Zalone.

Si chiude un anno vissuto pericolosamente per i politici italiani. E non solo. I segnali di ripresa dell'economia sono avvalorati dagli organismi interni ed internazionali; l'indice di fiducia dei cittadini tende a salire; le riforme avviate (da quella costituzionale, al jobs act, dalla buona scuola alla pubblica amministrazione) tardano ad essere percepiti dai cittadini. Ma per i politici, anche per colpa loro, non butta un buon vento. E come in borsa, c'è chi sale, e c'è chi scende. Alcune stelle risplendono, altre sembrano essere finite in un buco nero.

A come Alfano. Il ministro dell'interno si è battuto contro l'emergenza migranti e il rischio terrorismo. Due questioni di grande rilevanza. Si è barcamenato, e forse meriterebbe una migliore considerazione. Dal punto di vista politico, è il più fidato alleato del premier. Il suo partito si sta sfaldando: c'è chi torna a casa e chi è già nell'orbita renziana.

B come banche. È l'improvvisa emergenza che intralcia il feeling tra il governo e i risparmiatori. Il decreto salva-banche (quattro del centro-nord) era oggettivamente inevitabile. Ma migliaia di risparmiatori sono rimasti truffati e senza soldi. Renzi ha compreso che su questo rischia grosso, parla di sistema creditizio sano, e promette risarcimenti alle «vittime».


C come Cavaliere. Berlusconi è sempre lì, nonostante gli anni e i guai giudiziari. Ma il 2015 segna la parabola finale, stretto tra l'egemonia renziana e il populismo di Salvini. Non guida più lui la locomotiva del centrodestra. Che è alla ricerca di un leader che sia giovane, presentabile e che «assomigli» un po' al «giovane fiorentino». Che sia la Carfagna?

D come Di Maio. È il probabile anti-Renzi che il M5S potrebbe mettere in campo alle prossime politiche. Giovane, presentabile, grintoso, ma non arrogante. In Tv «viene» bene, ma deve migliorare. La sua performance dalla Gruber non è stata impeccabile. Rivedibile.

E come Elena Boschi. È la «madonna pellegrina» del governo. Giovane, bella, grintosa. La predestinata alla continuità del renzismo. Ha portato in porto la riforma costituzionale e l'Italicum. Renzi ha parlato di capolavoro parlamentare. Poi, è rimasta impigliata nell'affaire-banche. In quella nella quale il padre è stato dirigente per un breve lasso di tempo. Si è difesa con i denti contro i grillini e la stampa a cinque stelle. Assolta.

F come Fitto. Nella galassia dispersa del centrodestra Raffaele gioca la sua partita. Tagliato il cordone ombelicale con il padre politico, tenta la strada inglese, ponendosi nell'orbita di Cameron. Il suo obiettivo è una sorta di partito liberale di massa. In Italia non c'è riuscito nessuno dal dopoguerra in poi. Ambizioso.

G come Grillo. L'ex comico resta il leader indiscusso e indiscutibile del movimento. Apparentemente appartato, decide carriere ed espulsioni. Ha compreso che il suo carisma è in declino. E manda avanti i suoi scudieri. Poi, come recita Crozza, è amletico: deve decidere se far ridere gratis nei comizi, o a pagamento nei teatri. Orwelliano.

I come Italiani. Hanno una grande pazienza. Sopportano tutto o quasi. Alla ricerca disperata del salvatore della patria. Lavorano, faticano, sgobbano. Tanti giovani hanno talento che utilizzano in altre parti del mondo. Chi può, scappa. Va a Londra, New York, Parigi, Berlino, estremo oriente a giocare le sue carte. Ed è la peggiore sconfitta per il sistema-Paese.

L come lavoro. Il job act è la grande scommessa del governo. Al di là della battaglia sull'art.18. Un nuovo sistema a «tutele crescenti» per far riemergere il lavoro precario, con notevoli sgravi fiscali per i datori di lavoro. Sta dando i primi frutti. Pochi, molti? Ma non basta. A conferma che l'economia, la scienza triste, non può essere addomesticata nemmeno con le migliori intenzioni.

M come Mattarella. Il presidente della Repubblica è il vigile custode delle Istituzioni. Compito a cui adempie con con il senso dello Stato che gli è unanimemente riconosciuto. Ma ciò non toglie che in alcune occasioni, con decisione, ha inviato messaggi carichi di significato ai partiti. A partire dalla vicenda della nomina dei giudici della Corte costituzionale da parte del Parlamento, che per mesi e mesi è stato prigioniero di falangi di «franchi tiratori».

N come Napolitano. «Re Giorgio» ha finalmente potuto lasciare il Quirinale. Voleva farlo dopo il primo mandato, tutta la politica gli chiese in ginocchio di continuare. È lui con senso delle Istituzioni accettò, ponendo delle condizioni: l'avvio della stagione delle riforme. Di conseguenza l'asse di ferro con Renzi. Ciò che non gli hanno perdonato i suoi avversari politici e mediatici. Un uomo e un politico d'altri tempi. Ritratto di un Paese che non c'è più.

O come Obama. Il presidente americano in scadenza di mandato è una neoscoperta del premier italiano. I rapporti tra Renzi e la Merkel si sono raffreddati. Matteo contesta il ruolo guida della Germania nell'Unione. Poi con Obama c'è una sintonia sulle principali questioni di politica estera: dalla Libia, all'Iraq.

P come populismo. È lo spettro che investe l'Europa. A qualsiasi latitudini, emergono forze politiche, essenzialmente di destra, che cavalcano la paura del diverso (gli immigrati), la guerra di religione («noi» contro il resto del mondo); il sentimento anti-europeo. È il risultato, dice il filosofo Cacciari, dello smottamento delle grandi ideologie europee. È forse dello stesso progetto illuministico. In Italia, Lega e grillini si contendono l'egemonia su questo campo.

Q come Quo vado. È il prossimo film di Checco Zalone. Leggendo le cronache si incentra sul vecchio sogno del posto fisso. Zalone, quello del «relativismo scevro», e che «è inconcepito non conoscere la Puglia» coglie, con i suoi mezzi, un tratto del nostro tempo. Non è difficile prevedere che il «quo vado» diventerà un cult.

R come Renzi. Si avvicina a due anni di governo. Anzi per longevità il suo esecutivo è arrivato già al nono posto della storia repubblicana. A conferma di come eravamo messi male. Nella conferenza di fine anno ha tratto il suo bilancio, con le 15 prassi virtuose compiute nel 2015. Il Paese ha svoltato, dice. E sarà pure vero, in base ad alcuni parametri statistici. Ma ancora non basta. Il suo feeling con il Paese tiene, e poi ha il coraggio di prendere di petto le corporazioni: magistrati, insegnanti, sindacati. Ultimamente pizzica giornali e giornalisti. Non è un buon indizio. Si gioca tutto alle politiche. Ha normalizzato il Pd, il partito della tradizione socialdemocratica più forte in Europa, e non sembra dolersi della fuga dei dissidenti Dem.

S come Salvini. Chi avrebbe pensato che i moderati italiani sarebbero finiti nelle mani dell'uomo della felpa? È successo. Lui cerca di darsi un tono, di sembrare più raffinato. Ma spesso emerge al naturale la sua vena plebea e anti-tutto. Se il futuro del centrodestra è lui, è meglio tenersi il Silvio «imbalsamato».

T come terrore. Tutto l'Occidente (e non solo) ha riscoperto improvvisamente la paura. E di dover convivere con l'idea di ritrovarsi al cinema, al concerto o all' aeroporto, col terrore di avere accanto un fanatico pronto a farsi scoppiare con una bomba. Per generazioni cresciute pensando che la democrazia fosse naturale come l'aria è una gran brutta novità.

U come Ue. L'Unione europea stenta a decollare. E il sogno dell'unità politica appare sempre più lontano. Troppo interessi diffusi, la Germania che ha la pretesa di dettare le regole per gli altri, ma di non applicarle a se stessa (la vicenda banche). La cavillosa pretesa di intentare procedure di infrazione su tutto.

V come Vaticano. Papa Francesco è il protagonista assoluto del 2015. Un pontefice carismatico come il Papa teologo. Alcune sue esternazioni, non piacciono molto soprattuto agli «atei devoti». I non credenti e/o agnostici che hanno la pretesa di insegnare al Papa essere e dover essere. È il pieno svolgimento il giubileo della Misericordia. Un evento epocale per la Chiesa e anche per l'Italia.

Z come zero. Domani inizia il nuovo anno. La speranza è di un nuovo inizio. Zero è un numero magico. Una sorta di jolly. L'alfa e omega. Da ricordare i versi di Mariangela Gualtieri: «Meraviglia dello stare bene quando le formiche mentali non partoriscono altre formiche e si sta leggeri come capre sulla rupe della gioia».

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