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Il comandante della Polizia locale

Bari, sfregiata per la quinta volta in due mesi la lapide di Marzulli. La vedova: «Fate giustizia

Venerdì pomeriggio l'ultimo episodio: strappati i fili della lampada votiva. Lo sfogo della moglie contro l'accanimento dei criminali che va avanti da metà febbraio. E nessuno riesce a far nulla.

Bari, sfregiata per la quintavolta la lapide di MarzulliLa vedova: «Fate giustizia»

Così la lapide fino a domenica (foto Luca Turi)

NICOLA PEPE

BARI - Lo hanno rifatto, non per la terza volta, ma per la quinta volta in poco più di due mesi. L’ultima risale a venerdì pomeriggio quando, al cimitero di Bari, la lapide del comandante del Corpo di Polizia locale, il generale Nicola Marzulli, è stata nuovamente vandalizzata. Hanno strappato i fili della lampada votiva, hanno gettato i fiori: insomma, il classico (ed ennesimo) sfregio in barba a istituzioni di ogni ordine e grado che ogni giorno difendono i principi della legalità. Il «danno» è stato ripristinato nel giro di poche ore. 

LA FOTO CAMBIATA TRE VOLTE - Negli occhi della moglie del defunto generale, stroncato da un malore in casa lo scorso 14 febbraio, si legge molta amarezza ma al tempo stesso tanta rabbia. Una donna provata da un lutto che ha lasciato un vuoto incolmabile nella sua vita, in quella delle sue figlie e dei suoi nipoti. Ma soprattutto in quella di tanti cittadini onesti, non solo autorità, ma anche gente comune che Nicola Marzulli era abituato a frequentare ogni giorno fuori e durante l'orario di lavoro (non si capiva in realtà quando non lavorava).

«Vogliamo giustizia, lo lasciassero in pace» è lo sfogo della donna. «Abbiamo sostituito tre volte la foto, ora c’è una plastificata e si sono accaniti ancora; un’altra volta hanno portato via la lampada- racconta con le lacrime agli occhi - e l'altro pomeriggio (venerdì, ndr) ci hanno telefonato per comunicare l'ennesimo sfregio. Avevano strappato i fili». La foto, dicevamo: chi lo ha fatto ha impiegato non poco tempo visto che si tratta di una immagine in porcellana (costa 250 euro): ha «inciso» con un punteruolo gli occhi e il cuore, quelli che rappresentavano il simbolo di Nicola Marzulli. Il cuore per la città e il suo lavoro, gli occhi per essere sempre ovunque e non farsi sfuggire mai nulla. Già, proprio quell'attenzione che gli ha consentito di conquistare la stima e la fiducia di vertici delle forze dell'ordine e soprattutto di quei magistrati, autorevoli, che erano in prima fila al suo funerale.
Abbiamo raccontato dalle colonne di questo giornale chi era Nicola Marzulli. La sua storia, da carabiniere a comandante dei vigli di un comune della Valle d'Itria, Alberobello, a capo del corpo di Polizia cloale di una delle 10 città metropolitane italiane, passando per altri e prestigiosi incarichi sempre in Puglia. Quei galloni che portava sulla divisa sono stati frutto di decenni di duro lavoro, ma soprattutto di integrità e onestà al servizio delle istituzioni (le stesse che non sempre gli hanno riservato un analogo trattamento), senza mai guardare in faccia a nessuno.

NON CI SONO LE TELECAMERE NEL CIMITERO - Ebbene, sin pochi giorni dopo la sua tumulazione, alcuni barbari, se non proprio vigliacchi che «meriterebbero di marcire in galera» si sfogano alcuni amici dell’alto ufficiale, hanno iniziato a sfregiare la sua lapide. Continuamente e con una frequenza raccapricciante: un atto che ha il sapore di una sfida chequalcuno lancia a tutta la città. Marzulli lo stanno uccidendo più volte.
A questo punto sorge spontaneo chiedersi: quali interessi ha colpito il generale Marzulli sì da generare questo vero e proprio «accanimento» sulla sua tomba?

E al tempo stesso ci chiediamo: in un paese in cui si fotografano gli incivili che gettano i rifiuti fuori orario o che non raccolgono la cacca del loro cane, è davvero complicato installare un sistema di videosorveglianza (o forse ripristinare quello che c’era) in un cimitero che peraltro tutelerebbe anche i continui furti? Qui la privacy crediamo c’entri poco. Chi commette questi atti si rende responsabile di un reato. Un reato - danneggiamento aggravato e continuato? - che magari non può giustificare il ricorso a strumenti tecnici costosi o comunque (al di là delprezzo, ammesso ci siano i fondi) ritenuti «sproporzionati» o non consentiti rispetto al reato perseguito.

Il punto è proprio questo: siamo certi che dietro tutto ciò non ci sia una regìa che abbia a che fare con la criminalità? Marzulli ha combattuto diverse forme di illegalità, a cominciare dalla battaglia fatta contro gli abusivi e le fornacelle essendo per strada in prima linea durante i giorni «duri» della festa di San Nicola. Ma il ventaglio delle ipotesi potrebbe allargarsi. Le nostre solo solo domande in attesa di risposte anche se nel frattempo non possiamo che ribadire con fermezza l'invito a porre fine a questo scempio.

NON RESTA CHE ARRENDERSI? - Diversamente, l'alternativa sarebbe la resa. Ovvero piegarsi a questi criminali e spostare la salma di Nicola Marzulli altrove. Ma qui salterebbe fuori dal cilindro un altro problema «amministrativo»: non ci sono loculi, perché al cimitero di Bari non si costruisce (non si può o non si vuole?). Ma questa è un'altra storia cui dovrebbero dare risposta, forse, gli amministratori pubblici che rappresentano quell’istituzione servita da Marzull per una vita.

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