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Martedì 22 Maggio 2018 | 21:31

all'asl

Asl, lo scandalo assenteisti
36 condannati, tutti al lavoro
E uno è stato «premiato»
in 36 condannati sono ins ervizio

asl brindisi

BRINDISI - Le immagini delle microcamere nascoste furono proiettate nell’aula di giustizia in cui è iniziato due anni fa e si è concluso la scorsa estate il processo di primo grado per assenteismo: si scorgevano le addette alle pulizie che strisciavano i badge altrui nella macchinetta marcatempo, all’ingresso di una delle sedi della Asl di Brindisi. Ma anche medici, infermieri, tecnici, fisioterapisti, che dopo aver timbrato il cartellino si recavano a casa, a fare la spesa al discount, ad accompagnare i bambini a scuola.

Per quei fatti 36 dipendenti pubblici sono stati condannati in primo grado, nel giugno scorso, a pene comprese tra sei mesi e tre anni: le accuse formulate dal pm Milto Stefano De Nozza sono a vario titolo truffa in danno dello Stato e violazione del decreto Brunetta. Inizialmente erano 48 gli imputati, 14 dei quali sono stati assolti. Sono tutti ancora in servizio presso la stessa azienda sanitaria. Anche coloro i quali sono stati ritenuti «assenteisti».

Uno di essi, un oculista ha ottenuto perfino una progressione di carriera. Uno 'scatto in avantì previsto dal contratto nazionale del lavoro, atto dovuto che non è stato possibile evitare, a quanto si è appreso dalla direzione generale Asl, proprio perchè per i lavoratori in questione non c'è stato alcun provvedimento punitivo. I procedimenti disciplinari, avviati nel 2010, quando nell’ambito della stessa inchiesta furono eseguite 26 ordinanze di custodia cautelare dai carabinieri dei Nas di Taranto, furono già allora 'congelatì in attesa di un verdetto definitivo che è però ancora lontano dall’essere emesso.

Ci sono però le motivazioni della sentenza di primo grado depositate a settembre, in cui il giudice monocratico Giuseppe Biondi ha fatto una disamina puntuale di ogni singola posizione. Le difese hanno già impugnato la decisione del Tribunale e attendono che venga fissato l’Appello. Viene attribuito dal giudice un rilievo di maggiore gravità ai medici coinvolti, a uno dei quali, un odontoiatra, è toccata la pena massima inflitta: 3 anni di reclusione. In quanto «dirigenti» avrebbero dovuto controllare, a quanto è riportato, il rispetto delle regole da parte dei sottoposti. E avrebbero dovuto dare l'esempio.

Tutti, poi, sottraendo delle ore che avrebbero dovuto essere di esclusiva proprietà del datore di lavoro avrebbero provocato all’Azienda sanitaria locale, quindi a una pubblica amministrazione, un danno patrimoniale. Oltre che un danno di immagine dovuto - si legge - al fatto che avrebbero agito sempre "alla luce del sole». Per altro il fatto che non fosse emersa durante il dibattimento la prova di conseguenze dirette nella qualità del servizio, non avrebbe avuto alcun valore riguardo le contestazioni per cui si è proceduto, ossia per la truffa e per le irregolarità nell’utilizzo del cartellino marcatempo.

Nel frattempo nulla è cambiato in quel di via Dalmazia e più in generale presso l’Azienda sanitaria di Brindisi. «I procedimenti disciplinari - ha spiegato il direttore generale Giuseppe Pasqualone - sono stati riaperti». Ma non è chiaro se anche all’elenco di presunti «assenteisti» in camice, fra i primi in Italia a subire una condanna penale, potranno essere applicate le ultime disposizioni previste dalla riforma Madia che prevede una linea durissima, ancor di più rispetto al passato, per i cosiddetti 'furbettì del cartellino. 

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Commenti all'articolo

  • Francescobr

    28 Gennaio 2016 - 18:06

    Nel turbinio di di provvedimenti sfasati, mettiamoci pure la foto che correda l'articolo. E' la SL TAChe di viale Virgilio e non quella di Brindisi

    Rispondi

  • revisore

    25 Gennaio 2016 - 18:06

    Un paese senza più regole. un paese per furbi,ladri ed incapaci.Il conto prima o poi arriverà. Sono caduti molti imperi nel corso della storia per simili nefandezze, figuriamoci una piccola nazione con 2200 miliardi di debito.

    Rispondi

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