Mercoledì 18 Luglio 2018 | 03:27

Dopo il sequestro

Sequestro sito nucleare
dove smaltire le acque?

Si cerca una soluzione alternativa: la palla a tre ministeri. Allo studio tre ipotesi

Sequestro sito nuclearedove smaltire le acque?

FILIPPO MELE
ROTONDELLA - «Stiamo interloquendo con i ministeri interessati e con Ispra (l’organismo pubblico di controllo in materia nucleare, ndr) sulle indicazioni della magistratura a smaltire in impianti esterni e non tramite la condotta sequestrata le acque di falda del sito Itrec». Lo ha dichiarato Emanuele Fontani, direttore della dismissione degli ex impianti atomici gestiti dalla Sogin, la spa pubblica del Ministero del tesoro, dopo che la Procura di Potenza ha fatto eseguire ai carabinieri del Noe, venerdì scorso, un decreto di sequestro preventivo, d’urgenza, di tre vasche di raccolta delle acque e della relativa condotta di scarico dell’impianto atomico dismesso Itrec, nonchè di quello che è rimasto di un altro ex impianto nucleare, il Magnox, ubicato nell’area dell’ente di ricerca Enea. E Sogin sta correndo ai ripari con almeno tre ministeri del dimissionario governo Gentiloni interessati alla risoluzione dell’ennesimo «caso ambientale».

«L’ipotesi più veloce - dice Fontani - pur se necessiterà di autorizzazioni, è quella di usare un impianto di depurazione mobile da allocare nell’area Itrec. Autorizzazioni serviranno anche nell’ipotesi di un centro di smaltimento esterno. Se dovremo, invece, realizzare un depuratore interno serviranno progetto, autorizzazioni, tempi di realizzazione». Il fatto è che «vasche e condotta – per Sogin – sono utilizzate per emungere, convogliare e scaricare l’acqua di falda soggiacente il sito per evitare che la stessa interferisca con le strutture nucleari dell’impianto». Insomma, all’inquinamento chimico potrebbero aggiungersi altri gravissimi problemi ambientali. Da qui l’interessamento del ministero del Tesoro, proprietario della spa; dello Sviluppo economico, responsabile delle autorizzazioni; e dell’Ambiente, titolare della tutela del territorio.

Sul piano dell’inchiesta, intanto, risulta che cinque persone sono indagate per inquinamento ambientale, falsità ideologica, smaltimento e traffico illecito di rifiuti. Si tratterebbe dei referenti dei procedimenti di controllo e smaltimento delle acque. Tra di loro, probabilmente, anche i firmatari delle autorizzazioni allo scarico al mare. «L’indagine – si legge nel provvedimento firmato dal procuratore capo Francesco Curcio – ha preso le mosse dal grave stato di inquinamento ambientale causato da sostanze chimiche in cui versava (e versa) la falda acquifera sottostante il sito (caratterizzata da contaminazione da cromo esavalente e tricloroetilene). Sostanze che erano state utilizzate per il trattamento delle barre di uranio/torio collocate nell’Itrec. Si è accertato, inoltre, una grave ed illecita attività di scarico a mare dell’acqua contaminata, che non veniva in alcun modo trattata. In particolare le acque contaminate, attraverso una condotta, partivano dal sito e, dopo aver percorso alcuni chilometri, si immettevano direttamente nello Jonio».

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