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Venerdì 25 Maggio 2018 | 03:29

crisi idrica in capitanata

Il Consorzio «frena» gli agricoltori
Bloccate investimenti, non c'è acqua

diga acqua

di MASSIMO LEVANTACI

FOGGIA - Piove a intermittenza, ma le perturbazioni non abbandoneranno la provincia di Foggia nei prossimi giorni. Ci saranno altre precipitazioni, forse siamo a un punto di svolta della crisi idrica. Anche il livello della diga di Occhito continua a salire, sia pure al rallentatore (20 milioni di metri cubi invasati in poco meno di un mese). Tutto lascia supporre un’ottimizzazione degli invasi tra qualche tempo, quando l’acqua servirà per irrigare un’agricoltura enorme, non meno di 250 mila ettari tra grano duro, pomodoro, ortaggi, frutta. Siamo secondi solo alla Pianura Padana, un’enormità di questo tipo non può restare all’asciutto. L’ottimismo degli agricoltori è corroborato anche da altri fattori. Aprile non è lontano, ma ci vorranno ancora due mesi. E poi quella è soltanto l’apertura ufficiale dell’esercizio irriguo che sarà a pieno regime soltanto verso maggio/giugno. Insomma c’è tutto il tempo perché il bacino imbrifero del Fortore porti altra acqua in diga (ieri il livello è cresciuto di un altro milione di metri cubi, siamo a 103 mc.). E poi, non si era detto che aprile e maggio sono statisticamente i mesi più piovosi in Capitanata? Ci ha pensato il Consorzio di bonifica a raffreddare un po’ gli entusiasmi.

«Se permane questa situazione - l’avviso diffuso nei giorni scorsi - e non arriveranno abbondanti piogge nel breve periodo, in grado di aumentare la scarsa quantità di acqua attualmente presente negli invasi gestiti, si rischia di non poter dare corso ad un esercizio irriguo regolare: non potrà essere garantita né la dotazione complessiva né la durata consueta della stagione irrigua». Un avviso che arriva forse in limite tempo massimo, probabilmente dopo aver ascoltato le previsioni in rialzo degli investimenti.

A giudicare dalle voci raccolte dal cronista tra gli agricoltori (non ci sono stime ufficiali) quest’anno infatti potrebbe esserci un aumento significativo delle superfici a grano duro, sulla spinta dei contratti di filiera firmati tra gli agricoltori e le industrie un anno fa. Ma il grano non richiede intensi cicli di irrigazione (caldo permettendo), l’acqua tutto sommato già presente in diga (togliendo i 60 milioni mc. per il potabile) potrebbe bastare. Ciò che richiede molta acqua invece è il pomodoro da industria, non meno di cento milioni di metri cubi sui circa 22mila ettari, quanti se ne coltivano ogni anno nel Tavoliere, stando ai consumi irrigui di un’estate fa. Per stare dietro a simili consumi la diga dovrebbe invasare nei prossimi due mesi qualcosa come 100-120 milioni di metri cubi, una crescita miracolosa e ad oggi imprevedibile stando ai ritmi blandi di riempimento del lago di Occhito degli ultimi sei-otto mesi. Per questo la stagione sembra segnata sul fronte irriguo, questo pare voglia dire il Consorzio con quell’avviso. L’anno scorso di questi tempi nella più grande diga della Capitanata c’erano 212 milioni di metri cubi, una quantità tale da giustificare investimenti massicci. Non risulta a tutt’oggi che le organizzazioni agricole o di prodotto stiano mettendo in guardia gli agricoltori dal rischio di restare con i campi a secco. Naturalmente abbiamo parlato solo di Occhito perchè è la diga più grande e importante della Capitanata. Ma la stessa situazione è in linea anche negli altri invasi: la diga di San Giusto sul Celone invasa 7 milioni contro i 15 di un anno fa, San Pietro sull’Osento è ferma a 2,3 rispetto ai 17 milioni del 2017, Capacciotti a quota 16 milioni ma un anno fa era a 41.

CAMBIAMENTI CLIMATICI - Un quadro tendente al peggio secondo le previsioni di Alleanza delle cooperative che invita a «un’attenta gestione del suolo e delle condutture» in riferimento alle stime del Centro europeo per i cambiamenti climatici secondo cui ci aspettano precipitazioni sempre meno frequenti, ma più violente. «Nel trentennio 2021-2050 le precipitazioni estive diminuiranno del 22% e quelle primaverili del 13% rispetto al periodo 1981-2010. Al Sud il quadro è ancora più critico, con una previsione del -24% in estate e -17% in primavera. Per la siccità e le continue e prolungate ondate di calore, come rivela uno studio del Cnr, in Sicilia il 70% del territorio è a rischio desertificazione, mentre, nelle altre regioni del Sud, questa percentuale scende di poco e oscilla sempre fra il 40 e il 50%».

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