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La proposta

Distretto del cibo a Foggia
arriva il sì del ministro Martina

L'incontro a porte chiuse nella Camera di commercio dauna. Ed è già confronto sulla gestione

Distretto del cibo a Foggiaarriva il sì del ministro Martina

MASSIMO LEVANTACI

La Capitanata può diventare un grande «distretto del cibo» della filiera corta, programma autorizzato dalla nuova legge di Stabilità e che finanzia 5 milioni per il 2018 e 10 milioni nel 2019. Per il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, ci sono già tutte le condizioni perchè il territorio si organizzi con le sue strutture e soprattutto le sue competenze per meglio affinare la proposta che punta sulla salvaguardia del made in Italy e delle produzioni locali. Un patrimonio che rischia di venir sempre più confuso dai consumatori, travolto dall’ondata del cibo-spazzatura che si trova anche nei supermercati e propinato da varie catene della grande distribuzione internazionale.

Sembra insomma segnato il destino di questa provincia (in senso buono, s’intende) che già l’altro giorno in Camera di commercio era stata scelta da Assocamere estero per presentare in prima nazionale il progetto “True italian taste” (il vero gusto italiano) contro le sofisticazioni del cibo italiano nel mondo. Si tratta però ora di mettersi d’accordo su come far decollare questa enorme piattaforma di opportunità che coinvolge le imprese dell’agroalimentare, la ristorazione, persino il turismo. Un accenno del programma che si potrebbe sviluppare nei prossimi mesi (ma sarebbe il caso di stringere i tempi) si è avuto due sere fa proprio in occasione del tour elettorale di Martina: il ministro, in Camera di commercio, ha infatti incontrato a porte chiuse le organizzazioni agricole, l’università e alcuni rappresentanti di Gal (i gruppi di azione locale) per stimolare la Capitanata a farsi avanti.

A parte la polemica venuta fuori sui social sulle porte chiuse dell’incontro, l’assist del ministro è stato subito raccolto dall’assessore regionale all’Agricoltura, Leo Di Gioia: «L’invito a Foggia a diventare a tutti gli effetti un distretto del Cibo, avendone le capacità, è anche un auspicio. Ora però le regole per il riconoscimento del distretto sono regionali e tengono conto del ruolo che in tal senso potrà svolgere il partenariato economico-istituzionale locale». Il punto adesso è se organizzare un altro tavolo, ovvero costituire l’ennesimo organismo per mettere insieme una proposta unitaria oppure far funzionare ciò che già esiste. Il presidente della Camera di commercio, Fabio Porreca, propone di affidare un ruolo operativo nel distretto del cibo ai Gal «che hanno già un assetto societario e una governance uniforme. Sono dunque organismi credibili - sottolinea - in grado di svolgere un ruolo sia nella gestione dei fondi più prettamente agricoli quali sono i Feasr (fondo europeo per lo sviluppo rurale: ndr) che i finanziamenti del Fesr (fondo europeo di sviluppo regionale: ndr)». Proposta già bocciata dall’on. Colomba Mongiello: «Paradossalmente avremmo già tutto per partire. Mi riferisco al distretto tecnologico agroalimentare Dare che verrebbe messo in subordine dai Gal fino a perdere il suo significato. E’ un rischio che possiamo correre? Non credo. La proposta - aggiunge la vice presidente della commissione Anti-contraffazione alla Camera - andrebbe inquadrata in uno schema regionale per capire come eventualmente distretto e Gal possano combinarsi insieme. Ma in questo momento mi sembra prematuro parlarne, piuttosto diamoci da fare a presentare la candidatura e andare avanti».

Tra le componenti maggiormente performanti in della proposta foggiana, Martina assegna un ruolo centrale all’università e al dipartimento della di Scienze agrarie degli alimenti e dell’ambiente che viaggia al ritmo di «quattrocento immatricolazioni l’anno», illustra il direttore Agostino Sevi. «Siamo già incamminati sulla strada del distretto del cibo - assicura il docente - i nostri allievi collaborano attivamente con le aziende del territorio e contribuiscono a formare quella rete della conoscenza su cui un distretto strutturato dovrebbe poggiare. Stiamo riuscendo pian pianino a smuovere abitudini radicate nella tradizione agricola di questa provincia, le attività di terza missione (il trasferimento della conoscenza a una platea più ampia di utenti: ndr) sono la base quotidiana del nostro lavoro. Ci fa molto piacere che il ministro abbia rilevato questo aspetto della questione».

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