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Giovedì 24 Maggio 2018 | 10:22

La rivolta

Cerignola, sei arresti
per carabinieri accerchiati

I fatti avvennero la notte di Natale, indagate altre cinque persone

Cerignola, sei arrestiper carabinieri accerchiati

Non avendo «gradito» l’invito dei carabinieri ad abbassare i volume della musica ascoltata in strada al rione San Samuele la notte di Natale, un nutrito gruppo di persone - che sarebbe stato anche aizzato da un esponente del clan Ditommaso - accerchiò le pattuglie dell’Arma, con tanto di minacce di morte. La Giustizia presenta adesso il conto per quell’atto di arroganza, sotto forma di 11 ordinanze firmate dal gip del Tribunale di Foggia su richiesta della Procura: una in carcere (Stefano Ditommaso, 48 anni, dell’omonma famiglia); 5 ai domiciliari (Michele Russo di 50 anni; Antonio Russo di 28; Michele Cotugno di 27; Stefano Alberto Biancolillo coetaneo e Pasquale Ditommaso di 28 anni); e 5 obblighi di firma in caserma. Gli indagati sono accusati a vario titolo di resistenza e minacce a pubblico ufficiale.

Il punto di partenza dell’indagine è in quanto successo alle 2.30 della notte tra il 24 e 25 dicembre scorso quando «una pattuglia del nucleo radiomobile intervenne nel quartiere di San Samuele, dove» si legge nella nota stampa dei carabinieri «erano state segnalate persone in strada con musica ad alto volume. Al loro arrivo i militari furono accerchiati da numerosi residenti della zona e minacciati. Al sopraggiungere di ulteriori pattuglie di rinforzo, i più facinorosi opposero resistenza minacciando di morte i militari. Il gruppo di esagitati non solo non cedette al buon senso, ma buona parte di questi aizzati da Stefano Ditommaso e dai suoi familiari, oltre a ribadire le pesantissime minacce anche di morte, aggredì fisicamente i carabinieri» prosegue la ricostruzione dell’Arma «venendo solo a fatica contenuta, senza gravi conseguenze solo grazie alla professionalità e alla capacità di autocontrollo delle forze schierate».

In quella circostanza «non fu possibile procedere ad arresto in flagranza poiché le persone coinvolte» spiegano gli investigatori «si diedero alla fuga, approfittando della confusione creatasi e della resistenza passiva di donne e bambini. Solo dopo il sopraggiungere di ulteriori rinforzi e con la collaborazione anche delle altre forze di polizia intervenute fu possibile riportare la situazione alla calma. Del grave fatto fu ovviamente informata la Procura che, acquisiti gli atti che dimostrano le condotte poste in essere quella notte, ha richiesto a gip di intervenire nei confronti dei violenti agitatori».

Così all’alba di venerdì nel rione San Samuele sono tornati una cinquantina di carabinieri della locale compagnia, del comando provinciale di Foggia e dello squadrone «Cacciatori» - impiegato anche un elicottero del sesto elinucleo di Bari - per eseguire le 11 ordinanze emesse «nei confronti di quelle persone maggiormente attive la notte di Natale. In carcere» prosegue la nota «è finito Stefano Ditommaso proprio per il suo ruolo di protagonista dei più gravi episodi e di fomentatore. Considerato il luogo dove si sono svolti i fatti e la “qualità” dei personaggi coinvolti, quanto successe non può avere lo stesso significato di una qualsiasi resistenza alle forze dell’ordine occasionata dall'impeto di reagire ad un controllo malgradito, ma va interpretato alla luce dell'accreditamento del ruolo di potere delinquenziale guadagnato dallo stesso Ditommaso e di manifestazione visibile della sua capacità di opporsi alle forze dell'ordine per riaffermare la sua forza intimidatoria».

Peraltro «non è la prima volta che malavitosi cerignolani si oppongono con tali modalità al lavoro delle forze di polizia; già il 30 novembre scorso i carabinieri eseguirono 9 ordinane cautelari per resistenza e minacce per fatti risalenti a due settimane prima. Comportamenti di questo tipo» conclude la nota dell’Arma «vanno assolutamente censurati perché sono l’espressione di una sfida a tutto lo Stato, in quel momento rappresentato dagli uomini e donne in divisa, e sono un oltraggio per tutta la società civile e la gente onesta. Lo Stato deve rapidamente reagire e anche questa volta l’ha fatto puntualmente».

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