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Domenica 21 Gennaio 2018 | 09:55

Il processo

Foggia, uccise coinquilino per
il parcheggio: chiesti 20 anni

La vittima fu colpita da sei coltellate. L'imputato: mi sono difeso, il coltello era suo, l'ho disarmato e l'ho colpito

Foggia, uccise coinquilino peril parcheggio: chiesti 20 anni

la vittima

Il pm Giovanni Gallone ha chiesto 20 anni di reclusione per Donato Alberto Riccio, il foggiano di 33 anni in cella dalla sera del 26 agosto del 2016, quando uccise con sei coltellate il coinquilino Pompeo Piserchia di 33 anni: due giorni prima c’era stato un litigio per il posto auto condominiale nel palazzo di via San Giovanni Bosco 1 al rione Candelaro, l’omicidio avvenne nell’androne dello stabile. Il processo abbreviato (comporta lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna, da qui la richiesta di pena di 20 anni) è in corso davanti al gup Domenico Zeno e riprenderà nei prossimi giorni con l’arringa del difensore, l’avvocato Michele Sodrio che punta all’assoluzione per legittima difesa e in subordine ad una pena ridotta al minimo con il riconoscimento di attenuanti generiche, attenuante della provocazione e abbattimento di un terzo per la scelta del rito.

Riccio, presente in aula, ha ascoltato in silenzio la ricostruzione del pm dell’omicidio e la richiesta di condanna: l’imputato sostiene che si difese per non essere ucciso e che l’arma del delitto - un coltello rinvenuto a casa sua dagli agenti delle «volanti» che arrestarono subito il presunto assassino - la impugnava inizialmente proprio Piserchia, ma lui riuscì a disarmarlo e colpirlo. La vittima fu raggiunta da 6 fendenti come poi accertato dall’autopsia, al lato sinistro del volto, al braccio e avambraccio destro, all’avambraccio sinistro e al petto, e fu questo il colpo letale: Piserchia fu subito soccorso da un parente e trasportato in auto al pronto soccorso degli ospedali riuniti dove morì poco dopo.

A Riccio la Procura contesta l’omicidio con l’aggravante dei futili motivi «legati al diritto di parcheggio dell’auto nel cortile dove imputato e vittima abitavano»; e il porto illegale di un coltello a serramanico. Negli 80 minuti della requisitoria (vedi anche i pezzi a fianco ndr) il pm Gallone ha però chiesto che venga esclusa l’aggravante dei futili motivi non sussiste in quanto l’omicidio avvenne nel corso di un litigio e fu quindi questa colluttazione la mossa psicologica che armò la mano dell’imputato, e non il litigio per il posto auto condominiale avvenuto 48 ore prime, il 24 agosto 2016, quando nel palazzo di via San Giovanni Bosco dovette intervenire anche anche una pattuglia dei carabinieri per riportare la calma.

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