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Sabato 20 Gennaio 2018 | 00:08

ma soffre l'indotto

Foggia, 127 nuovi posti
nel «metalmeccanico»

Alenia vede la ripresa e aumenta l'occupazione: entro l'anno nuova commessa per il Boeing 737

Foggia, 127 nuovi postinel «metalmeccanico»

MASSIMO LEVANTACI

Ristrutturazioni e cambi di commesse, alla Leonardo comincia un altro anno di ordinario equilibrismo per mantenere inalterati i posti di lavoro. Sono in tutto circa mille e finora l’azienda ex Finmeccanica - partecipata dal governo - ha cercato di fare il possibile per salvaguardare l’occupazione locale in un anno caratterizzato da grandi sofferenze a causa di pochi nuovi ordini. Lo conferma l’ultima tornata di stabilizzazioni, cinquantuno lavoratori che dopo il ciclo dei tre anni di lavoro interinale (in affitto) per il tramite delle agenzie private avrebbero potuto essere assunti a tempo indeterminato o rispediti a casa. Si è dunque deciso di trattenerli e di strutturarne la presenza in pianta organica. La circostanza viene considerata negli ambienti aeronautici come uno spiraglio, una folata di ottimismo in vista di nuove commesse. Si parla dell’arrivo entro fine 2018 di ordini per il Boeing 737 e si vocifera anche di nuovi programmi industriali, la vera grande incognita che ha caratterizzato gli ultimi tre anni di gestione prima del management capeggiato da Mauro Moretti (notoriamente poco incline a valorizzare i cluster locali), ora da Alessandro Profumo.

Lo stabilimento di Foggia resta il centro di eccellenza nazionale sulle lavorazioni in fibra di carbonio, ma ormai questa definizione sembra appannata. A borgo Incoronata c’è bisogno di cambiare passo. Anche i grandi programmi industriali come lo stabilizzatore del Boeing 787, l’ala del caccia militare F35 più altre lavorazioni storiche sono considerate certezze fino a un certo punto. Va ricordato come sia alle ultime battute la produzione dello stabilizzatore «Dash 8» del Boeing 787 di cui Foggia finora ha effettuato produzione e montaggio. I successivi programmi «Dash 9» e «Dash 10» assegnano soltanto la produzione allo stabilimento foggiano, dopo la levata di scudi dei sindacati americani che hanno preteso il ritorno di una fetta di commessa (il montaggio, appunto) in patria. Finora si è difeso l’esistente, togliendo alle aziende dell’indotto per recuperare lavoro perduto dalla mancanza di nuovi ordini. Ma il processo di internalizzazione di alcune grandi commesse non sempre è testimone di scelte azzeccate. L’aver portato indietro dopo sei anni (dalla Dema di Somma Vesuviana) lo stabilizzatore dell’aereo regionale del consorzio italo-francese Atr, si è rivelato un boomerang per l’azienda foggiana che ha dovuto sopportare costi maggiori di manodopera mentre il prezzo del prodotto finito resta invariato. Tanto più che il personale ha dovuto sostenere corsi di aggiornamento tecnico su una produzione ormai non più inserita nei quadri tecnici della capofila.

Lo stesso vale per il programma Bombardier, altro velivolo regionale questa volta di fabbricazione canadese, che si sta rivelando antieconomico ma tiene pur sempre impegnati 120 dipendenti che altrimenti sarebbero già finiti in cassa integrazione. Oltre a tener conto che il pagamento della penale sarebbe più oneroso rispetto all’ipotesi di cessazione della lavorazione. Con l’indotto strettamente locale però l’Alenia si è comportata diversamente. E’ il caso della foggiana Manta Group (80 dipendenti) che continua a produrre per conto di Alenia le parti mobili del Boeing 767, azienda considerata «seria e affidabile» all’interno dello stabilimento di Incoronata. La difesa del posto di lavoro sembra insomma essere una delle necessità maggiori oggi da perseguire per la più grande azienda aeronautica del nostro paese. Ma non è chiaro quanto questo equilibrio possa durare in un bacino di squali qual è visto il mercato aeronautico mondiale. E in questa navigazione ci si dovrà avventurare anche nel nuovo anno.

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