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Giovedì 18 Gennaio 2018 | 22:52

occupazione

«Bancapulia, fuori
dal decreto salva-banche»

La «svista» del governo Rischiano il posto 38 dipendenti di Apulia Prontoprestito. «Ora la politica intervenga»

Bancapulia, «Fuori dal decreto salva-banche»

di Massimo Levantaci

Una piccola scheggia, della già microscopica rappresentanza di istituti di credito in Capitanata, rischia di rimanere esclusa dal maxi-salvataggio bancario che ha portato due anni fa il governo a stanziare 20 miliardi di euro per evitare che nel crac di realtà ormai decotte finissero nel baratro anche i dipendenti. Sono stati salvati così 11 mila posti di lavoro, anche se non tutti evidentemente. Suona infatti l’allarme per impiegati e funzionari di Apulia Prontoprestito, costola di Banca Apulia, società di recupero crediti non rientrata nel perimetro delle acquisizioni e dunque tecnicamente destinata alla liquidazione coatta amministrativa nella cosiddetta “bad bank” di Veneto Banca. I 38 dipendenti che operano a San Severo, molti dei quali anche foggiani e di altre zone della provincia, si sono rivolti al presidente della Provincia, Francesco Miglio, affinchè le istituzioni del territorio attivino quell’impulso politico necessario che salvi l’occupazione e impedisca ciò che ai lavoratori coinvolti appare come un’enorme ingiustizia. Il sindacato Fisac Cgil, che sta occupandosi della vertenza, ricorda in una nota come l’iniziativa del governo avesse proprio l’obiettivo di salvare i posti di lavoro, e non vede le ragioni per le quali Apulia Prontoprestito rischi oggi di rimanere incagliata nei meccanismi di un decreto concepito per evitare almeno i licenziamenti.

«Apulia Prontoprestito - sottolinea il sindacato - è rimasta esclusa dall’operazione di salvataggio delle banche venete attuata lo scorso giugno, quando il governo, riconoscendo la situazione di dissesto di Veneto Banca e della Banca Popolare di Vicenza, ne dispose la liquidazione coatta amministrativa». BancApulia, istituto del territorio che continua ad aver sede a San Severo, rientra fra le attività acquisite da Intesa San Paolo al costo simbolico di un euro. Dei 20 miliardi stanziati dal governo con il Salva-banche, «ben 4,785 miliardi - ricorda ancora la Fisac Cgil - sono stati liquidati in favore di Intesa Sanpaolo, l’istituto che ha rilevato “certe attività, passività e rapporti giuridici” delle banche in dissesto». Qui però succede qualcosa che esclude Apulia Prontoprestito dal salvataggio: «Mentre per alcune delle altre società del “fuori perimetro” sono in corso trattative per la cessione a terzi, non sembrano esserci prospettive, allo stato attuale, per i dipendenti di Apulia Prontoprestito. Si tratta di lavoratori - sottolinea il sindacato - con età media dai 35 ai 40 anni, ben qualificati, che attualmente svolgono attività di recupero crediti. A tal proposito - rileva ancora la Fisac - va considerato che la massa ingente dei crediti deteriorati delle banche in liquidazione dovrà essere ceduta alla “Società per la Gestione di Attivita” (S.G.A.), società pubblica che già a suo tempo gestì i crediti in contenzioso del fallimento del vecchio Banco di Napoli, che per svolgere tale attività avrà comunque bisogno di altro personale oltre a quello impiegato attualmente».

A fronte di un così ingente esborso di denaro pubblico per il sindacato sarebbe dunque «inconcepibile» lasciare per strada 38 dipendenti con le rispettive famiglie. Sui motivi che hanno determinato l’esclusione di Apulia Prontoprestito dal salvataggio, in una relazione del comitato degli iscritti alla Fisac Cgil viene rilevato, tra l’altro, come «il decreto del 25 giugno 2017 (salva banche venete: ndr) abbia interrotto il progetto di fusione di Apulia Prontoprestito nella propria controllante Bancapulia e, ancor peggio, ha previsto la cessione di Apulia Prontoprestito da Bancapulia a Veneto Banca in liquidazione coatta amministrativa sancendo, ad oggi, il mancato transito del personale di Apulia Prontoprestito s.p.a. alle dipendenze di Bancapulia/Intesa San Paolo». La Fisac Cigl «auspica che, a prescindere dalle sorti della partecipazione societaria in Apulia Prontoprestito quale “società cassaforte” necessaria per la liquidazione coatta amministrativa, il personale di App segua le stesse sorti del personale di ex Banca Apulia e quindi venga assorbito da Intesa San Paolo».

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