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Mercoledì 18 Ottobre 2017 | 22:08

L'uomo le ha sparato al volto e poi si è suicidato

È morta la 15enne colpita
dall'ex compagno della madre
Alla figlia disse: «So che vuole fare»

E’ morta la ragazza di 15 anni, Nicolina Pacini, che ieri era stata ferita al volto da un colpo di pistola sparato dall’ex compagno della mamma, Antonio Di Paola, di 37 anni, che, dopo una fuga nelle campagne circostanti il paese, si è ucciso sparandosi con la stessa arma, una calibro 22

71010 Ischitella FG, Italia

È morta la 15enne di Ischitella colpita al volto dall'ex della madre

La quindicenne Nicolina Pacini

ISCHITELLA (FOGGIA) - E’ morta la ragazza di 15 anni, Nicolina Pacini, che ieri era stata ferita al volto da un colpo di pistola sparato dall’ex compagno della mamma, Antonio Di Paola, di 37 anni, che, dopo una fuga nelle campagne circostanti il paese, si è ucciso sparandosi con la stessa arma, una calibro 22. La ragazza è morta poco prima delle 7 di questa mattina per un ennesimo arresto cardiaco.

Il corpo è vegliato nel reparto di rianimazione degli Ospedali riuniti di Foggia. A pochi metri di distanza, nell’obitorio dello stesso ospedale, si trova il corpo del presunto assassino, Antonio Di Paola, che ieri dopo aver aggredito la ragazzina è scappato e si è suicidato con la stessa pistola.

Il corpo della ragazza è vegliato dai nonni cui la quindicenne era affidata e da alcuni zii e cugini. Si attende in mattinata l’arrivo della madre, Donatella Rago, che vive per lavoro in Toscana. Per trasferire il corpo della ragazza nell’obitorio si attende che il magistrato autorizzi il trasferimento al cimitero della salma di Antonio Di Paola, in modo da evitare che i rispettivi parenti si possano incontrare.

La quindicenne, Nicolina Pacini, ieri, intorno alle 7.30, stava scendendo le scale di via Zuppetta, a Ischitella, per raggiungere la fermata dell’autobus che l’avrebbe condotta a scuola, a Vico del Gargano, quando è stata avvicinata da Antonio Di Paola, che - probabilmente - le ha chiesto notizie della mamma, Donatella Rago, di 37 anni, fino ad un mese fa la sua compagna. Al rifiuto della ragazzina, l’uomo avrebbe sparato colpendola al viso.

Donatella Rago è stata raggiunta dalla notizia mentre si trovava in una località della Toscana dove lavora e dove, pare, avesse cominciato una nuova relazione. Antonio Di Paola non si dava pace e voleva in tutti i modi ritornare insieme alla donna che di recente lo aveva denunciato due volte per minacce, l'ultima un paio di settimane fa. Nicolina Pacini, a causa delle condizioni di disagio famigliare, viveva a casa dei nonni ai quali era stata affidata dai servizi sociali insieme al fratello.

LA MADRE AVEVA DETTO: «SO LUI COSA VUOLE FARE»  - «Io ho anche litigato al telefono con mia figlia: "Mi fai stare male. Nicolina, io mi sto preoccupando, perché so cosa lui vuole fare"». Così Donatella Rago, ai microfoni di «Mattino Cinque», in una intervista realizzata ieri, parlava dell’ultima conversazione avuta con la figlia. «Quattro giorni fa - ha raccontato la donna - mi chiamò un’amica di giù: "Dona, l’ho visto alle scuole con un amico". Oddio, ho detto, questo qui sta programmando qualcosa. Detto, fatto. Non l’ha fatto quel pomeriggio. Lui sapeva che la bimba andava a scuola. Io ci ho anche litigato al telefono con mia figlia: "Mi fai stare male! Lui non può, cioè lui deve poter uscire di qui, l’importante è che non viene sotto casa. Nicolina, io mi sto preoccupando, perché so cosa vuole fare... Tu l’hai conosciuto solamente in quell'istante che ti ha puntato un anno fa il coltello allo stomaco". Lei mi ha detto: 'Ma cosa vorresti, mi devo segregare in casa?'. E io: 'No! Allora sai che c'è? Da domani esci, fatti la tua vita, va bene, ciao!'. Lei: 'Ciao, ok, ciaò. Le ultime parole dette tra me e la mia figliola».

IL PADRE: LUI ERA DIVENTATO UN INCUBO - Nicolina Pacini, la quindicenne uccisa a Ischitella (Foggia) era nata e cresciuta a Viareggio (Lucca), dove aveva frequentato le elementari del Terminetto e l’istituto De Sortis al Varignano. Nella cittadina versiliese vive il padre, Ezio Pacini, custode ai bagni pubblici di piazza d’Azeglio, e a Viareggio era tornata a stare la madre della ragazza, Donatello Rago. Lo riporta oggi la Nazione che ha parlato anche col padre prima che l’uomo, insieme alla madre della quindicenne, partissero in treno per Foggia.

«Era diventato un incubo. Un inferno - queste le parole di Pacini sulla Nazione confermando le minacce di cui ha parlato Donatella Rago -. Ogni giorno le telefonava, le mandava sms, la intimidiva. Minacciava noi e i nostri figli che non c'entrano nulla». Pacini conferma anche le denunce per quelle minacce: «Ci siamo rivolti spesso ai carabinieri di Viareggio e di Ischitella. Abbiamo fatto vedere i messaggi e ascoltare gli audio. Ma nessuno ha fatto nulla. E hanno permesso a quella bestia di fare del male alla nostra bambina. Se l’è presa con un’innocente sparandole in faccia».

IL CUGINO DELLA MADRE: DOLORE E RABBIA - «Non c'è molto da dire, solo tanto dolore e rabbia. Non si può credere che una persona faccia una cosa del genere». E’ il commento di un cugino della mamma di Nicolina Pacini. «Lui aveva detto a tutti che avrebbe fatto qualcosa, già aveva cercato di suicidarsi ma non si poteva pensare che avrebbe fatto questo», ha aggiunto il cugino, Francesco De Filippis che insieme ai nonni della giovane e ad altri parenti sta vegliando la salma nel reparto di rianimazione degli Ospedali Riuniti di Foggia. «Nicolina era una bambina - ha detto rispondendo a chi gli chiedeva se la ragazza avesse paura dell’uomo - certo quando lo incontrava aveva qualche timore, ma non si poteva immaginare una cosa simile, non si può entrare nel cervello delle persone».

De Filippis, che ha avuto parole di disapprovazione per il comportamento della mamma della ragazza, Donatella Rago, ha spiegato che Di Paola faceva lavori saltuari ad Ischitella, il paese dove è avvenuta la tragedia, a volte come facchino, e non aveva accettato la decisione dell’ex compagna di interrompere la loro relazione.

PARROCO: LUI VOLEVA RIAPPACIFICARSI - «Conoscevo le famiglie, le loro famiglie e ho cercato in più modi di aiutare Antonio Di Paola che spesso si è rivolto a me, chiedendomi di intervenire, di aiutarlo a mettere pace con la sua ex compagna. Mi ha chiesto di aiutarlo anche economicamente quando si è trovato in grandi difficoltà. Ma mi chiedeva soprattutto un sostegno psicologico. La sua preoccupazione principale era quella che io mettessi pace con la sua compagna». A parlare è il parroco della chiesa Santa Maria Maggiore di Ischitella, don Dino Iacovone. «Ma purtroppo - ha continuato don Dino - non ci sono riuscito e in parte mi sento anche responsabile per quello che è accaduto».

«Antonio Di Paola si barcamenava. Da poco - aggiunge il parroco - aveva ottenuto un lavoro nella nettezza urbana. Non era un tipo violento. Per quanto ne so, non era solito aggredire fisicamente. A volte era aggressivo ma solo verbalmente, a parole, contro la sua ex compagna. Dal suo precedente matrimonio aveva avuto tre figlie e posso dire con certezza che i suoi genitori sono persone bravissime, come anche i genitori della mamma di Nicolina». «Il nostro - conclude il parroco - è un paese bello, semplice, tranquillo ed ora è sgomento e sofferente per questa tragedia che lo ha colpito così, all’improvviso».

«Quello che è successo è assurdo. Nessuno lo avrebbe mai immaginato. Anche per questo il paese è sgomento ed arrabbiato allo stesso tempo. Arrabbiati perché non siamo stati capaci di evitare una tale tragedia. Nicolina - prosegue il parroco di Ischitella - era una bambina dolcissima, educata, sempre gentile, con un viso angelico. Frequentava la parrocchia, era sempre rispettosa e anche dal modo di salutare si capiva che era buona e che voleva vivere la sua vita serenamente. E ne aveva tutto il diritto. Il rapporto con la madre era buono come anche quello con Di Paola. Il fatto che ci sia stata questa ritorsione contro la ragazza non riesco proprio a capirlo. Ha dell’assurdo. Non lo avrei mai immaginato». «Quello che posso dire - ha proseguito don Dino - è di pregare. Invito alla preghiera, soprattutto per Nicolina, per la sua famiglia, ma anche per la famiglia di Antonio Di Paola. Bisogna ripartire. Il paese deve andare avanti e deve scrollarsi di dosso questa tragedia».

LE ALTRE REAZIONI - «Addio Piccolo Angelo», «Riposa in pace», «Vivrai per sempre in paradiso» e «Che il tuo assassino possa bruciare all’inferno». Sono alcuni messaggi delle decine che stanno arrivando sulla pagina Facebook di Donatella Rago, mamma di Nicolina Pacini. Ai messaggi di condoglianze, però, si aggiungono anche quelli di chi giudica in maniera spietata e accusa la donna, che non viveva più con sua figlia in Puglia, di «avere lasciato Nicolina in balia di un matto, da sola». «Alla fine i responsabili sono sempre i genitori», puntano il dito alcuni internauti ai quali però in molti rispondono in maniera piccata: «Vergognatevi a sputare sentenze in questo momento». E altri, amici della madre della vittima, aggiungono: «Conosco Donatella e i suoi figli, e sinceramente leggere certi commenti di certe donne è segno della immaturità che avete». «Che questa povera mamma trovi la forza per la perdita di sua figlia - si legge infine in altri commenti - ma spero trovi la forza anche per denunciarvi tutti...siete pietosi e vergognosi!!!!!».

«Qui c'è un paese in lacrime, un paese che soffre per la morte di una ragazza bella, dolce, solare, morta due volte, perchè vittima innocente di una relazione complicata». Così Carlo Guerra, il sindaco di Ischitella, che proclamerà il lutto cittadino nel giorno, non ancora stabilito, dei funerali della ragazza. «Nicolina stava bene qui in paese, - racconta il sindaco - viveva con i nonni che non hanno particolari necessità economiche e che le volevano bene. Quando sono intervenuti i servizi sociali nella vita di questa famiglia, molti anni fa, hanno pensato che la cosa migliore da fare fosse affidare Nicolina e il fratello ai nonni materni, in un ambiente famigliare». I bambini erano stati affidati ai nonni materni a causa - a quanto sembra - di disagi che vivevano con la mamma.

IL CUGINO DELL'OMICIDA: DICEVA CHE AVEVA LA PISTOLA - «Una volta mi sono trovato in caserma e ho accennato al Maresciallo: "vedi che mio cugino dice che ha una pistola", ma essendo che lui era un chiacchierone non prendevano in considerazione una cosa del genere». Lo ha detto dinanzi alle telecamere della 'Vita In Diretta', il programma di Rai1 condotto da Francesca Fialdini e Marco Liorni, il cugino di Antonio Di Paola, l’uomo che ha ucciso ad Ischitella (Foggia) Nicolina Pacini, figlia della sua ex compagna. 
«Un giorno è venuto qui con la lametta - ha raccontato l'uomo - e ha detto: "mi ammazzo" e io l’ho bloccato. Attualmente parlava con mio fratello e gli chiedeva dei soldi per andare a Viareggio per ucciderla. Gli ha chiesto 300 euro e mio fratello gli ha detto: "dove li prendo i soldi?". Lui ha detto di avere una pistola carica con 12 proiettili. Lui non accettava che lei lo avesse lasciato, aveva quel tipo di mentalità "o con me o con nessuno"».

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