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casalvecchio

L'«invasione» degli albanesi
nel segno della fratellanza

Tre giorni di dibattiti, escursioni, festa sotto una stessa cultura

L'«invasione» degli albanesi nel segno della fratellanza

di Dino De Cesare

CASALVECCHIO DI PUGLIA - Casalvecchio, un ponte con gli albanesi di tutto il mondo. Sono giunti da tutta Italia e dall’altra sponda dell’Adriatico invadendo per tre giorni vie e piazze della cittadina dei Monti dauni di 1.800 abitanti che, a distanza di oltre cinque secoli, conserva ancora usi, costumi e lingua della madre-patria. Questa della fratellanza, la Vallezeria, è stata più di una festa: è stato l’abbraccio, forte ed emozionale, tra comunità legate dalle stesse radici, accomunate dalla stessa memoria storica, che non deve andare dispersa e che, anzi, occorre tutelare e valorizzare con leggi ancora più mirate.

Numerose le delegazioni giunte da Calabria, Sicilia, Molise, Abruzzo, dagli altri due centri albanofoni pugliesi, Chieuti e San Giuseppe di San Marzano (Taranto) e dalla stessa Albania, accompagnate da figure istituzionali di riferimento. Commozione ed emozione, sulle note degli inni nazionali dei due Paesi, al momento del taglio del nastro inaugurale della manifestazione con i sindaci delle due città gemellate, Noè Andreano di Casalvecchio e Paulin Zefi di Lezhe, affiancati dai rappresentanti della Regione Puglia e della Provincia di Foggia, l’assessore all’agricoltura Leo Di Gioia e il vice presidente Rosario Cusmai.

Il tema centrale dell’evento e cioè «Tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio etno-antropologico della tradizione e della cultura arbereshe» è stato discusso in un affollato convegno, moderato da Antonello D’Arcangelo e presieduto dal prefetto di Foggia Maria Tirone, con i relatori Pasquale Pazienza, docente di economia dell’università degli studi di Foggia; Loris Castriota Skanderbeg, giornalista e cultore arbereshe; Atanasio Pizzi, architetto esperto delle pertinenze urbanistiche arbereshe.

Molte le iniziative ospitate nell’evento: laboratori d’arte e di ricamo; estemporanea di pittura curata da Graziella Calzone sulle radici arbereshe, con la partecipazione di pittori italiani e albanesi; incontro con lo scrittore arbereshe Nico Zef Friolo, autore del libro «U Kam adhe besën»; escursioni alla scoperta dei quartieri e del territorio; gastronomia con ricette arbereshe.

Uno spettacolo entusiasmante e passionale lo hanno offerto i gruppi folcloristici con le Vallje, canti e danze dell’antica Arberia, esibitisi nelle vie e piazze cittadine coinvolgendo calorosamente la popolazione: Tallandiahat Te Katundi di Casalvecchio, Arberia di Frascineto, Zerii Bilbilit (sud Albania), Ansambli Mirdita (nord Albania), Katundine Zembra di San Marzano di San Giuseppe, Yllasette Regjenda di Ururi, Shqiponjat di Santa Sofia d’Epiro. Un’iniziativa, quella della festa della fratellanza, promossa nell’ambito del progetto «Monti dauni: valorizzazione integrata delle eccellenze di carattere culturale, religioso, paesaggistico ed enogastronomico», cofinanziato da Pugliapromozione e ministero della cultura, che ha coinvolto non solo la comunità locale, ma l’intero territorio e al quale hanno dato il loro prezioso apporto anche le Pro-loco di Casalvecchio, Casalnuovo e Castelnuovo, Croce Rossa di Torremaggiore e Protezione civile di Castelnuovo, Raffaella Spirito, Loris Castriota Skanderbeg, Ulderica Lucera e Graziella Cotoia.

La manifestazione si è conclusa domenica con il «convivium della fratellanza» al termine del quale, tra l’entusiasmo popolare, il sindaco Noè Andreano ha salutato gli ospiti con un: «Miru pafhim, arrivederci. Sono stati tre giorni memorabili per noi, per l’intera comunità di Casalvecchio, perché ci hanno consentito di raccontare la nostra storia, la nostra diaspora, di incontrare i nostri fratelli con i quali abbiamo lo stesso sangue e dai quali ci separa solo il mare Adriatico. Spetta a tutti noi custodire questo grande patrimonio ideale e sentimentale, che è la nostra identità storica».

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