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Foggia, occhio alle dighe
Massima allerta nei campi

Foggia, occhio alle dighe Massima allerta nei campi

di Massimo Levantaci

FOGGIA - Sotto controllo gli invasi in Capitanata, contrariamente al resto della Puglia ed a quanto sta avvenendo nelle regioni del Centro-Nord di emergenza idrica quest’anno non se ne dovrebbe sentir parlare. Questo grazie alle piogge dell’inverno scorso che hanno ingrossato fino oltre il limite delle loro capacità la diga di Occhito (250 milioni di metri cubi a piena portata) e tutti gli altri “recipienti” più piccoli, dalla diga di San Giusto sul torrente Celone a quella di Capacciotti nel basso Tavoliere, fino all’invaso di Osento sul confine lucano.

Ora però il gran caldo di questi ultimi giorni ha fatto aumentare vertiginosamente i prelievi di acqua dalle varie dighe, così siamo passati da un prelievo idrico-irriguo stabile (potabile e irrigazione nei campi) di 1,2 milioni di metri cubi al giorno al milione e 600mila metri cubi attuali con una tendenza destinata a non attenuarsi nei prossimi giorni dal momento che le previsioni di fine giugno segnalano ancora caldo torrido. La “bomba d’acqua” caduta ieri pomeriggio un po’ a macchia di leopardo sul medio Tavoliere non avrebbe tuttavia portato refrigerio alle coltivazioni (per non parlare ai cittadini, assediati da un’umidità incalzante verso sera), a sentire gli agricoltori che sono comunque dovuti ricorrere all’irrigazione di soccorso per sostenere le coltivazioni.

E’ l’agricoltura naturalmente a risucchiare il maggior consumo idrico, le coltivazioni di pomodoro, di ortaggi e le cosiddette seconde colture (in gran parte frutta) previste per fine agosto nell’agro del basso Tavoliere “prenotano” già non meno di cento milioni di metri cubi d’acqua dalle dighe di Capacciotti (Cerignola) e di Occhito, quest’ultimo bacino anche per il potabile con una dotazione annua non inferiore ai 60 milioni di metri cubi. Attualmente, dicevamo, situazione negli invasi sotto controllo con il livello di Occhito ampiamente sopra la soglia di guardia a 176 milioni di metri cubi. La differenza rispetto a un’estate fa, sicuramente meno torrida di quella attuale (almeno a giugno) segnala comunque già un deficit di quasi 30 milioni di metri cubi tenuto conto che a fine giugno del 2016 la quota di 202 milioni di quel periodo era stata assicurata in diga dalle piogge copiose di fine maggio.

Se tutto dovesse andare come si suppone, ovvero con un’estate torrida e prelievi senza limitazioni per le colture irrigue (anche perchè il Consorzio di bonifica l’acqua la vende e questa è forse una delle poche occasioni dell’anno per fare cassa), dovremmo approdare a settembre/ottobre con una dotazione idrica ancora rispettabile, intorno agli 80 milioni di metri cubi, ma insufficienti ovviamente per garantire la corretta e puntuale fornitura potabile se le piogge dovessero tardare ad arrivare. E qui si innesca un altro argomento mai risolto dalla politica di questa provincia, l’incapacità di dotare il territorio di un altro contenitore dove invasare almeno una quota ragguardevole di acqua per i consumi irrigui che regolarmente si disperde durante i mesi invernali.

La diga di Piano dei limiti (42 milioni mc.) resta un sogno per l’incapacità della politica locale di trovare un’intesa sui suoli da espropriare, mentre erano già disponibili 118 milioni di euro stanziati dal governo nel 2001 per la prima tranche. Il Consorzio di bonifica ha fatto un po’ di conti, segnalando una perdita stimabile in «almeno 120 milioni di metri cubi - ragguaglia il direttore generale Francesco Santoro - che non siamo stati nelle condizioni di trattenere proprio perchè non sapevamo dove metterli». «Quest’anno - aggiunge Santoro - il gran caldo ha anticipato di molto la richiesta di acqua per le coltivazioni, ma per il momento possiamo permetterci di fare tutte le irrigazioni che vogliamo».

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