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Sabato 16 Dicembre 2017 | 04:06

In arrivo il commissario

Amministrative, a Faeto
nessuno vuole fare il sindaco

Amministrative, a Faetonessuno vuole fare il sindaco

FAETO - La campana che annunciava mezzogiorno ieri a Faeto aveva un suono sinistro: a quell’ora nei piani alti del Municipio le stanze avevano le porte spalancate. Gli addetti dell’ufficio elettorale, con in testa il segretario comunale, attendevano che qualcuno salisse le scale e consegnasse loro le liste dei candidati a sindaco e a consigliere comunale in vista della tornata elettorale in programma il prossimo 11 giugno. Quelle stanze invece, allo scoccar del mezzodì, ultima ora utile per la presentazione delle liste elettorali, sono rimaste desolatamente vuote. Nessuna lista è stata presentata. Un’azione che ha decretato di fatto il commissariamento del Comune più alto di Puglia. Notizia accolta con stupore anche alla Prefettura di Foggia che, in vista della scandenza del mandato del sindaco e del consiglio comunale, che avverà fra poco meno di un mese, dovrà nominare un commissario ed un subcommissario che reggeranno le sorti del Comune fino alla primavera prossima, quando sara fissato fissato il nuovo appuntamento con le urne per eleggere il sindaco e rinnovare la massima assise cittadina.

L’ipotesi che alle 12 di ieri nessuno del mondo politico di Faeto avrebbe varcato la soglia del Municipio per ufficializzare i candidati alla carica di primo cittadino e di consigliere comunale era stata ventilata nei giorni scorsi tra l’opinione pubblica del piccolo centro dei Monti Dauni. Anche la Gazzetta aveva anticipato questa notizia, parlando di certezza sui pretendenti ad indossare la fascia di primo cittadino, ma, al contrario, grande confusione sotto il cielo degli aspiranti consiglieri. Insomma, persone disposte a sostenere questo o quel candidato sindaco, non sono riuscite a coalizzarsi per amministrare il paese. Nomi di persone disposte a salire sullo scranno più alto del Palazzo erano circolati: Michele Pavia, Giovanni Marella e lo stesso sindaco uscente, Antonio Melillo. Invece è accaduto quel che non doveva accadere. Un brutto segno per una piccola realtà come Faeto. Poco più di seicento abitanti che hanno deciso di lasciare il destino del loro comune nelle mani dei commissari prefettizi. A quanto pare nella storia politica pugliese non ci sono precedenti. Da queste parti ci sono stati casi di liste uniche, seguite da altre dello stesso schieramento politico, per creare oppizioni-fantoccio ed evitare l’ivalidamento della competizione elettorale, ma giammai si è registrato un caso di cotanta antipolitica.

A Faeto pare che l’antipolitica sia stata causata dalla malpolitica. Nemmeno l’amministrazione uscente ha tentato di rimanere in carica e contiuare sulla strada intrapresa cinque anni fa. Sorge spontanea una domanda: nell’ultimo lustro cosa è accaduto in questo aggraziato borgo, tra i primi a credere nel turismo, che vanta una minoranza linguistica tra le più singolari in italia? Qualcuno dice che in questi anni poco o niente è stato fatto per ridare speranza al manipolo di abitanti, tanto da creare un malcontento talmente forte che nessuno ha avuto il coraggio di far nascere quella passione civile necessaria per sedere sugli scranni del Municipio. Il vicesindaco uscente, Giovanni D’Onofrio, ammette che Faeto è entrato in un vicolo cieco: “Quanto accadduto non fa onore a nessuno di noi“, dice con un pizzico di amarezza D’Onofrio. “Ammetto che è sempre più difficile amministrare un piccolo Comune come Faeto. Mai come oggi va sposata in pieno la possibilità offerta dalla Stato che esorta i comuni al di sotto dei mille abitanti a fondersi. E’ l’unica strada per ridare speranza a queste moribonde realtà ed evitare fatti come quello accaduto ieri.” In Puglia fino ad oggi, a differenza di altre regioni, soprattutto quelle del Nord, non c’è stata nessuna fusione tra piccoli comuni.
Antonio Monaco

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