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Lunedì 18 Dicembre 2017 | 04:25

rischio dissesto

Foggia, la Corte dei conti
tiene in allerta il Comune

comune di foggia

FOGGIA - Sindaco, le sue considerazioni sulla recente deliberazione della Corte dei Conti sulla situazione finanziaria del Comune non sono piaciute al suo predecessore, Gianni Mongelli. L’ha accusata di soffrire di «torcicollo» e l’ha sfidato ad un confronto pubblico per fare chiarezza sull’eredità che ha ricevuto.

«Le sfide stile “far west” sono una buona trovata comunicativa. Ma penso non aiutino alla comprensione di situazioni complesse come la condizione finanziaria del Comune. Capisco la reazione del sindaco Mongelli. In qualche modo la trovo anche legittima. E tuttavia penso che il mio predecessore abbia frainteso il senso delle mie parole, in cui peraltro non c’è traccia del suo nome».

La sua disamina era abbastanza severa, sindaco. Soprattutto nel distribuire le responsabilità politiche.

«Ed è un’impostazione che rivendico. Non per capriccio. Sono i magistrati contabili, con la loro disamina sui tempi, ad attribuire, nei fatti, a quanti hanno governato prima di noi la responsabilità del disallineamento tra le previsioni formulate al momento dell’adesione del Comune al “Decreto Salva Enti” e la realtà delle cose, tanto da mettere a repentaglio l’intera tenuta del piano di riequilibrio. È la deliberazione della Corte dei Conti ad indicare tutte le criticità che ho evidenziato: dalla sottostima dei debiti fuori bilancio alla sovrastima del valore dei beni posti in alienazione, giusto per fare due esempi. Sono i magistrati contabili a specificare che “l’attività di riaccertamento straordinario condotta nel corso del 2015 in relazione alla disciplina ha determinato l’emersione di un ulteriore consistente disavanzo di euro 31.489.812,19 che ha determinato quindi un disavanzo di amministrazione da ripianare pari a 66.235.988,52 euro”. Emersione. Usano questa parola i magistrati. E può emergere soltanto qualcosa che era occultato. Io mi sono limitato a raccontarlo alla città, che ha il diritto di sapere. Peraltro la deliberazione della Corte dei Conti non è un atto segreto. Basta leggerla per avere un riscontro rispetto a ciò che affermo”.

Legittimo, dunque, che l’ex sindaco abbia deciso di replicare a muso duro, ricordandole le parole di apprezzamento spese per il «Salva Enti» all’inizio del suo mandato.

«Guardi, la questione non è una disputa personale tra me e Gianni Mongelli. Confermo ciò che dissi e ciò che Mongelli ricorda. Non ho mai pensato di calpestare o infangare l’importante lavoro condotto dal mio predecessore, nonostante dai banchi della minoranza io avessi posizioni diverse dalle sue sul punto specifico. Da primo cittadino gliene ho dato merito in più occasioni, perché so bene quanto devastante sia stata l’eredità finanziaria che a lui fu consegnata dal centrosinistra e da Orazio Ciliberti. Nel corso di questi anni, però, le cose sono cambiate, come scrive la Corte dei Conti. Sono cioè emerse gravi situazioni che non erano state fotografate al momento dell’adesione del Comune al “Decreto Salva Enti”. Ricordo che solo qualche mese fa il Consiglio comunale ha approvato qualcosa come 108 debiti fuori bilancio, per un ammontare complessivo di circa 3 milioni e mezzo di euro. Il tutto dentro un trend che ci impone di pagare una debitoria fuori bilancio pregressa che sfiora ogni anno i 7 milioni e mezzo di euro».

I cittadini, che poi sono quelli che pagano davvero, si staranno ponendo una domanda: di chi è la colpa di questa situazione?

«Prima di rispondere mi permetta di suggerire al sindaco Mongelli una riflessione sulla vicenda, per chiarire ancora meglio che non è con me che dovrebbe polemizzare. Dopo le mie dichiarazioni sulla deliberazione della Corte dei Conti, tanto la minoranza consiliare quanto i partiti che con lui hanno governato la città sono rimasti in silenzio. Nessuno ha avvertito il dovere e l’opportunità di intervenire. A me dal punto di vista politico non sembra un dettaglio».

Torniamo alle colpe.

«La dico senza giri di parole: io non credo che i sindaci, e più in generale la politica, abbiano la totale cognizione dei dati di carattere tecnico, che sono forniti dagli uffici. Non è un caso se il Consiglio comunale in carica ha approvato un emendamento attraverso il quale si è deciso che l’Assemblea non voterà nessun altro debito fuori bilancio se i dirigenti non allegheranno alle proposte di delibera una dettagliata relazione che definisca i motivi per cui il debito è maturato, a partire dalla presenza di eventuali responsabilità».

Sta dicendo sostanzialmente che le responsabilità sono in capo alla tecnostruttura.

«Sto dicendo che Gianni Mongelli ha confuso una riflessione di ordine politico – ed anche tecnico – con una polemica personale. Sarebbe opportuno praticare una moratoria dei bisticci personali. Solo così saremo nella condizione di ricostruire una trama che la Corte dei Conti ci dice essere pericolosa e tutt’altro che chiara».

Resta però in campo il tema dei correttivi da attuare per scongiurare la prospettiva di dissesto evocata dalla Corte dei Conti.

«È l’obiettivo a cui stiamo lavorando. Sia sul fronte tecnico sia sul piano dell’indirizzo politico. Proprio per questo ho parlato di una gestione quasi commissariale a cui siamo forzatamente chiamati. Serve uno sforzo ulteriore, a partire dalle prossime sessioni di bilancio ed innanzitutto sul fronte della riscossione. Campo nel quale abbiamo ereditato l'affidamento ad una società che, con il sistema dell’aggio unico, era sostanzialmente disincentivata alla riscossione coattiva. Una società, attualmente in fase commissariale, che ha messo all’asta il servizio. Solo il prossimo 15 maggio conosceremo l’aggiudicatario. Siamo quindi in attesa di avere una certezza di interlocuzione, in modo da pianificare le misure necessarie a migliorare sensibilmente l’ammontare della riscossione tributaria, elemento tra quelli che preoccupano maggiormente la Corte dei Conti. Come dicevo qualche giorno fa – e come i magistrati contabili scrivono nero su bianco – bisogna quindi evitare lo scenario per il quale la procedura di riequilibrio “pur essendo un utile rimedio per scongiurare la più grave situazione di dissesto potrebbe rivelarsi un dannoso escamotage”».

Filippo Santigliano

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