Martedì 14 Agosto 2018 | 17:38

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boccata d'ossigeno In Fiera l'agricoltura non affonda

La Campionaria si risolleva Gli operatori prevedono «buoni affari» per zootecnia e trattrici, i soci alla finestra

di Massimo Levantaci

FOGGIA - La vetrina rimette in mostra i suoi gioielli, l’agricoltura di questo territorio è la prova lampante che, nonostante la formula del salone sia ormai completamente vetusta e malandata, c’è un valore da custodire e da preservare. E basta dare un’occhiata alla rassegna zootecnica e al padiglione 71 dove ci sono i mastodontici trattori per rendersene conto.

I compratori prenderanno d’assalto anche quest’anno il quartiere fieristico e da tutto il Centro-Sud come da consolidata tradizione, le aspettative degli espositori sono «buone» e qualcuno già ha messo nel cassetto i primi contratti. La Regione vuole tutelare questo movimento economico che ha forgiato l’economia del territorio e può continuare a farlo per i prossimi anni, ma servono basi nuove.

L’assessore all’Agricoltura Leonardo Di Gioia vede una luce in fondo al tunnel di una crisi gestionale e operativa che in fiera dura da vent’anni: «Le rassegne promosse da due privati (Nature show e Gate e gusto: ndr) prima di questo evento sono il segnale di una ripresa», osserva durante il suo intervento nella cerimonia di apertura.

La Regione tenta di animare una governance sfilacciata e senza soldi, gli enti locali sono al capezzale della fiera e provano a rialzarla senza avere i mezzi oggi per essere credibili. Il presidente della Camera di commercio, Fabio Porreca, confessa persino «soggezione» per il suo ente ridotto in bolletta da una riforma del diritto annuale che taglia di 5 milioni di euro le entrate: «E pensare che in passato potevamo tirar fuori anche 200 mila euro l’anno per la fiera».

Anche la Provincia si riaffaccia al salone, il presidente Francesco Miglio promette di «essere al fianco di questo storico ente» e lo stesso impegno lo rinnova il Comune, per la verità l’unico (oltre alla Regione) ad aver finora onorato la sua quota di consigliere di ammnistrazione: «Andiamo tutti nella stessa direzione - l’invito dell’assessore Francesco Morese che ha rivolto un commosso ricordo di Stefano Fumarulo, il consulente regionale all’emigrazione scomparso di recente - l’agricoltura è un veicolo formidabile per rendere attrattivo il nostro territorio».

Ma questa cerimonia peraltro tenuta in una location inadeguata, il padiglione nuovo, con lo sfondo dei rumori delle Masserie didattiche e un’acustica difficoltosa rischia di somigliare a tutte le altre a cui abbiamo partecipato se non si faranno seguire alle intenzioni i fatti. E in fiera cominciano a essercene troppi di cantieri aperti o semplicemente vagheggiati, a cominciare dal parcheggio di via Bari il cui scavo abbandonato sta lì da dieci anni.

Il commissario Potito Belgioioso promette di presentare «entro fine mese» il piano di rilancio dell’ente, da sottoporre agli enti locali soci fondatori. Cosa prevede? «Servizi aperti tutto l’anno - dice alla Gazzetta - ma funzionali con l’imprenditoria del territorio. Ho chiesto alla Regione l’apertura di un incubatore d’impresa per i nostri agricoltori, dobbiamo rendere questi spazi attrattivi non due volte l’anno, ma tutti i giorni dell’anno».

L’assessore all’Urbanistica, Annamaria Curcuruto, presente alla cerimonia, gli viene in soccorso: «Spazi aperti sul modello di quanto abbiamo fatto per la fiera di Bari. Flessibilità e uso per tutto l’anno, realizzando un polo del terziario per le Startup, i giovani e le aziende. Noi abbiamo proposto anche alle piccole attività di ristoro di restare aperte non soltanto per i giorni della fiera. Dal punto di vista urbanistico un progetto facilmente realizzabile». «I soldi non sono un problema», chiarisce Di Gioia e il suo collega al Bilancio, Raffaele Piemontese ricorda «i 2 milioni pagati dalla Regione per l’Iva affinchè l’ente fiera potesse utilizzare finanziamenti per 28 milioni di euro». Tutte somme ancora da impiegare, c’è un mare di soldi pubblici da destinare a progetti ancora sulla carta. «Bisogna avere i progetti pronti per poterli utilizzare - avverte Di Gioia - va rimesso in piedi il teatro Mediterraneo e la tensostruttura del Comune sul modello di quanto già avvenuto con la delocalizzazione degli uffici di Camera di commercio e Asl». «Un percorso - condivide Porreca - che comincia a essere disegnato: immaginare questo quartiere integrato con quanto c'è già intorno, dalla Cittadella dell’economia alla sede del Cnr al parco diomedeo di prossima realizzazione (nell’ex area ippodromo: ndr) sono esempi di una riqualificazione urbana e non a destinazione residenziale, questo va precisato, non più rinviabile».

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