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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 03:53

Estorsioni a imprenditori

Pizzo, chieste 4 condanne
nessuna vittima parte civile

Pizzo, chieste 4 condannenessuna vittima parte civile

Chieste 4 condanne per complessivi 38 anni e 3 mesi di reclusione nella tranche foggiana del processo «Corona» nei confronti di altrettanti foggiani accusati a vario titolo di mafia quali affiliati alla «Società foggiana», 5 estorsioni e tentativi di estorsione, armi, ricettazione di auto e assegni. Il pm della Dda Giuseppe Gatti dopo quasi due ore di requisitoria ha chiesto ai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Foggia la condanna a 10 anni e 9 mesi di Alessandro Lanza , 38 anni, detto «Bussolotto», imputato di mafia e concorso in 2 tentativi di estorsione a costruttore e imprenditore aggravate dalla mafiosità; Massimiliano Cassitti, 41 anni, imputato di mafia, concorso in estorsione a un commerciante aggravata dalla mafiosità e ricettazione di assegni al casinò di Venezia; e Michele Carella, 75 anni, detto «Recchie longhe», accusato di mafia, concorso in estorsione a un costruttore aggravata dalla mafiosità, concorso in porto e detenzione illegale di una pistola e ricettazione di tre auto. Chiesti infine 6 anni per Pompeo Brattoli, 43 anni accusato di concorso in un tentativo di estorsione aggravato dalla mafiosità a 2 imprenditori edili.

I 4 imputati respingono le accuse: Cassitti e Lanza sono detenuti in cella per questa vicenda da ben 3 anni e 9 mesi, in quanto arrestati dai carabinieri del Ros di Bari il 16 luglio 2013 in occasione del blitz «Corona» con l’emissione di 23 ordinanze cautelari (17 in carcere, 6 ai domiciliari). L’inchiesta contava 78 indagati, per 38 fu chiesto il rinvio a giudizio con il procedimento divisosi poi in 5 processi. Quello a carico dei 4 foggiani (inizialmente erano 10, un imputato è morto nel dicembre 2015, la posizione di altri 5 è stata stralciata lo scorso dicembre) è cominciato nel settembre 2015.
Dopo la requisitoria del pm Gatti, cominciate le arringhe difensive. L’avvocato Carlo Mari ha chiesto l’assoluzione di Cassitti e Brattoli; si torna in aula a fine mese per le arringhe degli avvocati Leonardo De Matthaeis e Antonello Genua che chiederanno l’assoluzione di Lanza e Carella.

Il pm in requisitoria Gatti ha ripercorso la storia della «Società foggiana» nata negli anni Ottanta; e rimarcato che l’inchiesta «Corona» si inserisce in un lavoro investigativo-giudiziario partito negli anni Novanta e contrassegnato da una serie di processi che hanno sancito e confermato la mafiosità della criminalità organizzata del capoluogo: il maxi-processo Panunzio (sentenza della corte d’assise di Foggia del 29 luglio ‘94 con 21 assoluzioni e 47 condanne) che per la prima volta riconobbe la sussistenza del reato punito dall’articolo 416 bis del codice penale; il maxi-processo «Day before» sempre degli anni Novanta che fotografò il salto di qualità della «Società» grazie all’allenza con un boss della’ndrangheta; il processo «double edge» dei primi anni del nuovo secolo relativo alla guerra di mafia del ‘98/99 con 12 omicidi e 2 agguati falliti; l’inchiesta «Araba fenice» del maggio 2004 che colpì esponenti del clan Sinesi/Francavilla relativa alla più cruenta delle 7 guerre tra clan della storia foggiana, quella combattuta con i rivali dell’allora gruppo Trisciuoglio/Prencipe che tra luglio 2002 e ottobre 203 contò 14 omicidi e 4 agguati falliti; le inchieste «Big Bang» e «Cronos» contro presunti esponenti del clan Sinesi/Francavilla la prima e i rivali della batteria Moretti/Pellegrino la seconda, relativa alla guerra di mafia del 2007 nata per la spartizione del ricco affare del racket dei funerali e contrassegnata da un omicidio e 3 agguati falliti tra maggio e settembre.

E poi «Corona» (18 condanne non definitive in altre due tranche dell’inchiesta) che riguarda gli ultimi 15 anni di vita della «Società», visto che tra i 53 reati contestati dalla Dda nella richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di 38 imputati, ci sono episodi risalenti al 2001. L’inchiesta «Corona» ha confermato che è il pizzo l’affare principale della mafia che ricatta costruttori, commercianti, broker, imprenditori, concessionari d’auto e moto: pizzo pagato in contanti con tangenti un tantum e/o rate mensili; cedendo gratuitamente case da costruire; «regalando» auto e moto; garantendo posti di lavoro. A fronte di 19 vittime di estorsioni identificate nelle indagini (più un paio mai identificate, che pagassero il pizzo emerse dalle intercettazioni) una sola si è costituita parte civile nei vari processi: una testimone di giustizia che si è costituita contro l’ex marito, presunto capoclan, accusato in un’altra tranche processuale di tentata estorsione ai suoi danni.

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