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Mercoledì 16 Agosto 2017 | 21:35

foggia

«L'istituzione del Ros
un segnale dello Stato»

Un ulteriore nucleo di 15 carabinieri indagherà sulle mafie

«L'istituzione del Ros un segnale dello Stato»

Ci sono 15 carabinieri in più a combattere la «Società foggiana», e non solo. L’istituzione del Ros (raggruppamento operativo speciale, l’elite delle investigazioni dell’Arma) da una parte rinforzano i nuclei investigativi; dall’altra sono un segnale dell’attenzione dello Stato alla «vertenza sicurezza» a Foggia e in Capitanata. Ecco il senso della conferenza stampa - alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine e magistrati - svoltasi ieri alla sede del comando provinciale dell’Arma, per il «battesimo» ufficiale della sezione foggiana dei carabinieri del Ros: si occuperà di indagare sulle mafie del Foggiano e su fenomeni di terrorismo.

procuratore antimafia «L’istituzione del Ros a Foggia» ha detto il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti per la 4 volta a Foggia negli ultimi tre anni «è un’iniziativa importante in questa provincia purtroppo funestata da gravi forme di criminalità organizzata e comune. È una risposta dello Stato alle tante richieste del territorio per contrastare la criminalità organizzata. La prima manifestazione di legalità è non far mancare mai alle forze di polizia tutte le forme di sostegno, materiali e umane, per svolgere il proprio compito. Dopo le ultime vicende criminose» ha proseguito il procurato nazionale antimafia che un mese fa ha parlato della «Società foggiana» come della quarta mafia in Italia per pericolosità, ferocia e impenetrabilità «la Dna si è impegnata a sollecitare il Governo a rafforzare i presidi di polizia. Sono felicissimo che l’Arma abbia assecondato la nostra iniziativa con l’istituzione di un presidio dei Ros: oggi è una giornata veramente importante, sono sicuro che il contrasto alla criminalità in questo distretto vivrà un momento importante e felice nei prossimi mesi».

comandante del Ros Sulla gravità dei fenomeni di criminalità organizzata in Capitanata - dove ci sono la «Società» che agisce a Foggia; la mafia sanseverese collegata a quella foggiana; la mafia cerignolana, la più ricca grazie alla leadership nel settore dei traffici di droga, hashish e cocaina essenzialmente; e la mafia garganica divisa in vari clan operanti su un’area molto vasta - si è soffermato il generale di brigata Giuseppe Governale, comandante del Ros. «Qui c’è una ealtà molto, molto delicata; che vede ormai dalla metà degli anni Ottanta questa perniciosa infiltrazione di esponenti della criminalità organizzata con episodi di particolarissimo rilievo e ricorrenti. Pertanto c’era la necessità di corroborare l’impegno di tutte le forze di polizia sul territorio, che sappiamo essere particolarmente attento, a leggere ciò che accade sul territorio. In tale ambito il Ros ha voluto svolgere un’azione di supporto che non vuole rappresentare una panacea: sappiamo le difficoltà di questo territorio soprattutto di ordine sociale, sappiamo che Foggia ha avuto il suo Libero Grassi nella figura di Giovanni Panunzio ucciso dalla mafia del pizzo nel ‘82. Questo è un territorio afflitto da una straordinaria sedimentazione di fenomeni estorsioni e da un rilevante indice di omertà, purtroppo. Abbiamo messo sul campo una batteria di uomini per cercare di colmare questo presunto gap che le organizzazioni criminose, anche in maniera spudorata, cercano di evidenziare con i cittadini. È un manipolo di uomini, che verrà completato il 27 aprile. Questi carabinieri non sono super investigatori, ma hanno grande motivazione, grande orgoglio, grande spirito di appartenenza perché questi stessi fattori li hanno le compagini criminali: le compagini criminali hanno orgoglio, hanno motivazione, hanno senso di appartenenza ed hanno rispetto da parte della comunità altrimenti non si spiegherebbe questo rilevante indice di omertà che c’è. Noi cercheremo di dare un supporto, come abbiamo sempre fatto, in tutte le circostanza in cui il Ros è stato chiamato ad operare fin dalla metà degli anni Settanta, quando Carlo Alberto Dalla Chiesa pensò ed ideò quel modulo che poi si è “cosparso” su tutto il territorio nazionale, con il metodo di leggere i fenomeni anziché gli obiettivi puntiformi e portò ad una filosofia operativa del tutto nuova: imporre il ritmo, non aspettare ciò che succede. Non so cosa faremo in termini concreti» ha proseguito il comandante del Ros, «ma so cosa il personale è animato a fare: operare bene, con grande impegno e determinazione, senza guardare l’orologio, tutti fattori che ci consentono di ritenere che i risultati arriveranno. La gente ha bisogno di segnali: noi abbiamo voluto dare il segnale che la provincia di Foggia non è abbandonata, anzi. Abbiamo voluto dire che lo Stato c’è e non deflette».

Il capo della Dda Di segnale forte dello Stato e dell’Arma con la nascita del Ros a Foggia ha parlato anche il procuratore capo di Bari, e quindi anche capo della Dda, Giuseppe Volpe. «Eravamo qualche giorno fa a Vieste accanto all’associazione antiracket, siamo qui a Foggia e questo attesta l’impegno massimo che anche l’autorità giudiziaria profonde nella repressione dei reati su questo territorio. Il Ros è un raggruppamento altamente specializzato nelle indagini sulla criminalità organizzata, è il fiore all’occhiello dell’Arma, un reparto di eccellenza in cui lavorano gli uomini migliori dell’Arma da cui noi ci aspettiamo risultati importanti in questa terra». Soffermandosi poi sul «processo Medioevo» in corso in appello e che vede imputati alcuni viestani per il racket della guardiania, il procuratore Volpe ha ricordato come «in quel processo c’è stata una massiccia, forte presenza dell’associazione antiracket di Vieste nel denunciare il fenomeno, sostenendo l’accusa con la costituzione di parte civile. E’ stato un errore quello dei giudici di primo grado di non riconoscere l’aggravante della mafiosità in relazione alle estorsioni contestate e per cui sono state erogate condanne pesanti. Ricordo che al signor Angelo Notarangelo furono inflitti 11 anni di reclusione e ciò non di meno, esclusa l’aggravante della mafiosità, fu rimesso in libertà dopo poco, tant’è che questo gli costò la vita venendo ucciso» (nel gennaio 2015 ndr). Insomma la situazione è sfuggita di mano anche per quello che potrebbe essere stato un errore: sarà ora la Corte di Appello a dirci se è stato un errore o se abbiamo sbagliato noi della Procura a ritenere che quelle estorsioni fossero connotate di mafiosità. Al momento abbiamo una situazione incandescente a Vieste». Vieste diventata anche un punto di sbarco per i traffici di marijuanata con l’Albania come dimostrano un paio di blitz e il sequestro di 2 tonnellate di droga negli ultimi tempi. «Abbiamo questo traffico enorme di marijuana dall’Albania con sbarchi avvenuti anche sulle coste del Gargano, che ci hanno indotto» ha spiegato Volpe «a sondare la possibilità di avviare squadre investigative comuni, grazie all’impegno del procuratore nazionale antimafia e del procuratore generale di Tirana e del procuratore per i crimini gravi di Tirana. È un progetto che dovrebbe partire a breve che impegnerà uomini della polizia giudiziaria nostra con uomini della polizia giudiziaria albanese che dovrebbe consentire di intercettare i traffici in partenza dall’Albania individuando le organizzazioni criminali che le gestiscono».

Il pg e il prefetto Anna Maria Tosto, procuratore generale presso la corte d’appello di Bari, ha rimarcato come la sua sua presenza «oggi a Foggia è un segnale: questa è l’area territoriale del distretto di corte d’appello che richiede maggiore attenzione; e dove c’è stata una prassi costante, ossia l’intelligente e leale collaborazione tra autorità giudiziaria e investigatori. Oggi si aggiunge all’”intelligence” investigativa di chi già opera qui, una nuova articolazione altamente specializzata come il Ros: è l’ennesimo segnale importante che viene dallo Stato». Di istituzione del Ros a Foggia - ha ricordato il prefetto Maria Tirone - «parlò già il comandante generale dei carabinieri alla conferenza regionale di Bari lo scorso anno, alla presenza del Ministro dell’Interno. Per quello che è il mio ambito di competenze, aggiungo che il potenziamento d’indagini nel contrasto della criminalità organizzata porta acqua anche al mulino della prevenzione e, soprattutto, dei controlli antimafia. Perché il controllo antimafia e, quindi, l’interdizione di ditte che possono costituire pericolo d’infiltrazione nell’economia legale, si alimenta proprio con elementi che provengono da indagini e che non hanno bisogno di attendere la definitività delle sentenze».

Le competenze «Il nucleo anticrimine dei Ros a Foggia» ha detto il generale di brigata Giovanni Cataldo, comandante della legione carabinieri Puglia «dipenderà dalla sezione anticrimine di Bari ma avrà competenza quasi esclusiva nella provincia di Foggia. Ha diretta dipendenza, dal punto di vista funzionale, dalla Dda. La presenza oggi del procuratore nazionale antimafia dimostra l’importanza che si è voluta dare all’istituzione di un organismo investigativo di alto livello come quello che ufficialmente presentiamo. Il Ros è un effetto moltiplicatore che viene svolto in armonia con tutti i reparti territoriali. La risposta che vogliamo dare è soprattutto in termini qualitativi».

Gli auguri del sindaco Al neonato nucleo investigativo gli auguri del sindaco Franco Landella fuori città per impegni istituzionali: «l’istituzione del Ros è una buona notizia che conferma plasticamente l’attenzione dello Stato al nostro territorio; sarà un aiuto autorevole e efficace nella lotta alla criminalità organizzata ed al potenziamento delle azioni per affermare i principi di legalità nella nostro provincia».

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