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Mercoledì 23 Agosto 2017 | 06:13

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In cerca di un rimorchiatore
ma l'appello non sarà raccolto

L'ultimo andò via nel 2011 perché c'erano poche navi in porto

In cerca di un rimorchiatore ma l'appello non sarà raccolto

Michele Apollonio

MANFREDONIA - Rimorchiatore portuale cercasi. L’autorità portuale di Manfredonia in regime transitorio in attesa di confluire nell’autorità di sistema portuale Adriatico meridionale con sede a Bari come stabilito dalla riforma dei porti italiani, ha emanato un avviso pubblico col quale invita «le società di rimorchio concessionarie in porti nazionali ad esprimere manifestazione di interesse al servizio di rimorchio nel porto di Manfredonia». Le prospettive che ci siano società di rimorchio interessate al bando sono scarse, non è infatti la prima volta che avvisi simili sono lanciati, tutti rimasti senza risposta.

Le ragioni dell’assenza di questo servizio portuale essenziale per assicurare la necessaria sicurezza nelle manovre delle navi in entrata o in uscita dal bacino portuale del molo industriale, sta nella mancanza di navi da assistere. Una mortificante realtà che si è andata via via aggravando dal 2011, quando si registrò la rinuncia del rimorchiatore che faceva base nel porto di Manfredonia a causa della scarsità delle navi che facevano scalo. Come del resto evidenziano le tabelle sulla movimentazione delle navi nel porto di Manfredonia in progressiva picchiata, allegate al bando e che danno la misura reale della situazione dei traffici portuali e dunque dello scarso lavoro possibile.

Alla società armatrice del rimorchiatore rimasto (prima ce n’erano due), non è più convenuto fare base nel porto di Manfredonia con la prospettiva di accumulare perdite, ed ha quindi preferito emigrare a Barletta dove i traffici non mancavano e non mancano. All’occorrenza, quando delle navi hanno dovuto attraccare al porto di Manfredonia per sbarcare merci (ma anche passeggeri) per conto delle agenzie marittime «De Girolamo» e «Galli», è stato necessario richiamare il rimorchiatore da Barletta (occorrono almeno tre ore di navigazione), con oneri suppletivi per il costo della trasferta, a carico ovviamente della nave.

Le difficoltà del porto sipontino non si fermano al rimorchiatore. Tra i problemi urgenti che attendono da decenni di essere risolti e non si comprende perché non lo si è fatto, vi è quello del dragaggio dei bacini portuali: tanto di quello del porto storico, quanto l’altro del porto industriale. A memoria d’uomo non si ricorda che il bacino del porto storico sia stato mai ripulito dopo l’ultimo conflitto mondiale. In quella occasione furono affondati due piroscafi agli ormeggi nel porto. A detta di chi quel bacino ben lo conosce, sul fondo giace di tutto: da carcasse di pescherecci, ad automobili, a tutta una serie di oggettistica come batterie, copertoni, cavi di ogni genere e naturalmente fango. Il fondo si è alzato di almeno un paio di metri. Il bacino del porto industriale è invece invaso dalla sabbia che ne hanno abbassato la quota della superficie. Una situazione niente affatto gratificante che la nuova Autority si spera dovrà affrontare con decisione.

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