Lunedì 23 Luglio 2018 | 17:55

Struttura pronta, ma Autostrade attende il saldo

Casello Foggia sud
la Provincia dice no

Landella a Miglio: «Tiri fuori i soldi del casello altrimenti saremo noi a denunciarli»

Casello Foggia sud la Provincia dice no

di Massimo Levantaci

FOGGIA - E adesso è il Comune di Foggia che minaccia di denunciare la Provincia se non tirerà fuori i 270 mila euro per l’apertura del nuovo casello autostradale sull’A14 “Foggia Sud”. Il sindaco Franco Landella risponde a muso duro alle dichiarazioni del presidente Francesco Miglio, in un’intervista rilasciata alla Gazzetta nell’edizione di ieri. «Qualcuno spieghi al presidente Miglio cos’è la continuità amministrativa», attacca il primo cittadino. «Il protocollo d’intesa, firmato prima della trasmissione della convenzione a Roma - ricorda Landella - impegna l’ente di Palazzo Dogana a rimborsare al Comune un terzo delle spese sostenute. Quell’intesa non è carta straccia né un accordo preso al bar con una stretta di mano. È un atto ufficiale che produce conseguenze amministrative, che il Comune di Foggia è intenzionato a far valere in tutte le sedi, se necessario aprendo un contenzioso con la Provincia».

A causa di questo stallo amministrativo il secondo casello sull’A14, ultimato dalla fine di novembre, non stato è ancora aperto perchè - come si ricorderà - la società Autostrade attende il pagamento di 778 mila euro da Comune e Provincia per i lavori eseguiti sui raccordi stradali e le relative connessioni al casello, costruiti in nome e per conto dei due enti. La firma del protocollo risale al 2012, un’era geologica fa per le vicende seguite nel corso dell’ultimo lustro in capo ai due enti locali. Comune e Provincia, guidati all’epoca dal sindaco Gianni Mongelli e dal presidente Antonio Pepe, s’impegnarono a saldare le spese ad Autostrade non appena fossero stati ultimati i lavori del casello e dei rispettivi raccordi. Va detto che anche il Comune è in ritardo rispetto agli accordi stabiliti (basti pensare che l’opera non è stata inserita, forse per una dimenticanza, nel piano triennale delle Opere pubbliche). Eppure si è comunque impegnato a versare la sua quota (508 mila euro) «entro il 31 marzo», come dichiarato qualche settimana fa dall’assessore ai lavori pubblici, Antonio Bove. Non altrettanto farà la Provincia perchè l’ente «non è inserito in quella convenzione», si giustifica Miglio che teme a questo punto ripercussioni anche da parte della Corte dei conti. Una preoccupazione che suscita l’indignazione di Landella: «Se si è classe dirigente si è chiamati ad esercitare questa funzione in modo maturo. Peraltro il richiamo alla Corte dei Conti mi pare fuori luogo, dal momento che, trattandosi di un impegno ufficiale e non di un atto illegittimo, non vedo in che modo potrebbe esserci una censura da parte della magistratura contabile. Circostanza che, paradossalmente, si potrebbe verificare in ragione dell’apertura di un contenzioso con il Comune legato al mancato rispetto del protocollo d’intesa da parte della Provincia».

Insomma se la Provincia si defila da un lato, potrebbe risponderne dall’altro per i danni arrecati a un accordo fatto saltare. Peraltro, incalza il sindaco, l’ente di Palazzo Dogana non può nemmeno appellarsi al mutato scenario amministrativo in cui sono state collocate le Province dal governo e dunque appellarsi alla scarsa disponibilità finanziaria (ipotesi, quest’ultima, solo ventilata da Miglio nell’intervista). E questo perchè «anche l’attuale Amministrazione comunale, come l’attuale Amministrazione provinciale - puntualizza il sindaco - ha ereditato questa intesa dai governi che l’hanno preceduta. Anche il Comune vive una situazione finanziaria decisamente difficile, avendo aderito al Decreto Salva Enti. Eppure questo non ci ha impedito di sanare il pregresso, facendo sacrifici al fine di onorare gli impegni che l’Ente ha assunto in precedenza, con l’adozione di un formale atto deliberativo, tanto più importante perché legato ad un intervento infrastrutturale di grande importanza e di significativa strategicità per il futuro della Capitanata. Cosa che avrebbe dovuto fare anche l’Amministrazione provinciale».

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