Martedì 17 Luglio 2018 | 10:01

senza contratto

Foggia, in 23 mila
senza più pensione

Flai Cgil: «Riaprire il tavolo»

Foggia, in 23 mila  senza più pensione

di Massimo Levantaci

FOGGIA - La stagione delle grandi campagne agricole è alle porte, l’afflusso di migranti «economici» non diminuirà nemmeno quest’anno, nonostante il lavoro ormai scarseggi anche per loro nelle nostre campagne. C’è bisogno di trovare un punto di sintesi, sul piano contrattuale e non solo, sia per quanto riguarda il bracciantato migrante, ma anche (se non soprattutto) per i lavoratori locali molti dei quali hanno perso o rischiano di perdere l’accesso minimo di sostegno al reddito, o disoccupazione agricola che dir si voglia a causa del livellamento sempre più verso il basso dei salari e della fuga dalla legalità di molte fasce di operai agricoli anche specializzati. Aumentano così le sacche di povertà anche tra gli “indigeni”, la Flai Cgil calcola in «23 mila lavoratori, di cui 10 mila italiani» la quota di manodoper bracciantile che non raggiunge più le 51 giornate lavorative e che per questo non ha più diritto ad alcun sostegno previdenziale. C’è molto lavoro nero che si annida in questi numeri. Per questo la Flai lancia un appello alle organizzazioni professionali Coldiretti, Cia, Confagricoltura alla «riapertura immediata del tavolo di confronto sindacati-aziende sul rinnovo del contratto provinciale dei lavoratori agricoli», dopo lo stallo in cui sembra essere precipitata da qualche mese la trattativa. «Stallo dovuto - riconosce il segretario della Flai, Daniele Iacovelli - alle posizioni lontane tra le parti sindacali e le controparti, sopratutto per quanto concerne il giusto riconoscimento del salario. Mentre esiste una sostanziale convergenza in merito al quadro normativo che necessariamente deve essere rivisto in funzione delle norme nazionali in essere e del contratto collettivo nazionale di lavoro».

Il contratto provinciale interessa oltre 50.000 lavoratori in Capitanata di cui 27.000 italiani e 23.000 stranieri tra comunitari ed extracomunitari, un comparto di interesse fondamentale per l’economia della nostra provincia. «Il dato che maggiormente preoccupa - denuncia Iacovelli - riguarda i 23.000 lavoratori, 10.000 dei quali italiani, che non raggiungono le 51 giornate, soglia minima prevista per l’accesso alle prestazioni di sostegno al reddito. Ancor più allarmante e drammatica la condizione di ben 13.000 lavoratori, di cui 4.500 italiani, che non raggiungono le 10 giornate annuali. Parliamo di lavoratori invisibili agli enti previdenziali e sostanzialmente al sistema contributivo italiano. Considerata l’entità del fenomeno - sottolinea il segretario della Flai Cgil - il sindacato è tenuto a salvaguardare non solo i diritti di quei lavoratori pur stagionali che riescono ad effettuare un numero dignitoso di giornate nell’arco di un anno di lavoro, ma deve focalizzare l’attenzione anche sugli invisibili, ovvero su quei 23.000 lavoratori del comparto che non raggiungono le 51 giornate e che oggi non vengono rappresentati da nessun sindacato, questione ormai non più trascurabile».

«La necessità di riprendere la discussione - completa Iacovelli - consiste nel mettere insieme le problematiche economiche, normative e il rispetto dei diritti dei lavoratori, attraverso un contratto provinciale che riesca a normare e costruire percorsi culturali moderni, che contribuisca in modo decisivo all’ammodernamento di una visione complessiva del settore. Tale opzione non è più procrastinabile, è un’urgenza che deve richiamare le responsabilità di ognuno per riattivare il tavolo e trovare le soluzioni opportune nel breve periodo. Per questo è intenzione della Flai Cgil di richiedere, con l’accordo di Fai e Uila qualora la valutazione sia condivisa, la riattivazione del tavolo di trattativa per discutere nel merito della piattaforma del rinnovo contrattuale».

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