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Sabato 21 Ottobre 2017 | 19:52

Dopo il furto della salma di Piccininno

Carpino, si cerca la bara
dell'ultimo dei «Cantori»

Carpino, si cerca la baradell'ultimo dei «Cantori»

CARPINO - Non ancora risolto il giallo della salma trafugata di Antonio Piccininno, patriarca ella musica popolare del Gargano e fondatore dei “Cantori di Carpino” trafugata verosimilmente durante la notte tra domenica e lunedì nel cimitero di Carpino. Una permanenza - quella nella cappella di famiglia - durata solo dieci giorni: l’anziano musicista è scomparso il 9 dicembre scorso all’età di 100 anni.
Forze dell’ordine e protezione civile per tutta la giornata di ieri hanno “battuto” le campagne del Comune garganico alla ricerca della bara o di indizi che possano aiutare gli inquirenti a trovare una via di uscita. Bocche cucite tra le forze dell’ordine così come i familiari pare abbiamo negato ai militari richieste estorsive per la restituzione delle spoglie.
Della bara di Zi ‘Nton, così il vecchio cantore veniva chiamato in paese, non c’è traccia, sembra essere sparita nel nulla. E che non sia un compito facile quello di chi sta effettuando le ricerche lo sanno tutti: il territorio è orograficamente perfetto per far sparire nel nulla o anche occultare qualsiasi cosa. Dagli animali ai mezzi, alle persone. Figuriamoci una bara...
Col trascorrere delle ore, in paese si susseguono gli interrogativi. Allo sgomento e all’incredulità per quello che viene ritenuto un affronto al territorio e alla cultura popolare della “montagna del sole”, si affacciano nuovi, inquietanti quesiti. Perché rubare le spoglie dell’anziano artista? Dove è stata nascosta la bara? Cosa ha spinto i ladri a profanare il camposanto e trafugare i resti di Piccininno? Chi ha disegnato questo macabro scenario? Tanti quesiti, ancora più numerose le risposte.
In paese non si parla d’altro. Da due giorni la strana sparizione è argomento di discussione in piazza e nei bar, crocevia di voci e cicalecci. Quelle legate al passato dell’anziano cantore ma anche chi ravvede il gesto di un balordo in cerca di qualche soldo riveniente da un ipotetico riscatto o l’azione di un mitomane.
“Chi sona e canta nn’ more maje” diceva l’anziano cantore. L’ha fatto per tutta la vita ma questa volta nessuno suona e canta notizie che possano aiutare a ritrovare le sue spoglie. Quanto basta per cancellare le immagini struggenti del suo funerale, con musicisti e amici che lo hanno accompagnato in quello che dove essere il suo ultimo viaggio. E che ultimo non è stato.[a.d’a.]

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Commenti all'articolo

  • MICHELERUSSI

    MICHELERUSSI

    15 Gennaio 2017 - 07:07

    La bara sottratta al cimitero potrebbe nascondere probabile riscatto da parte della malavita del paesino garganico. Malavita a cui si dice si rifacesse nel passato della sua vita prima di iniziare la carriere nella band di Carpino.

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