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Con ministro Martina

Grano duro, Foggia
si candida per la Cun

Grano duro, Foggiasi candida per la Cun

Dalla terra del grano si leva adesso una nuova rivendicazione per consacrare finalmente la Capitanata agricola. Quella della Cun, la commissione unica nazionale per la rilevazione del prezzo del grano duro che Confagricoltura vuole a Foggia, richiesta ufficializzata ieri dal presidente Onofrio Giuliano e dall'omologo nazionale Mario Guidi alla presenza del ministro dell'Agricoltura, Maurizio Martina. Il presidente della Regione, Michele Emiliano, si è subito schierato in favore di un «sostegno» tanto immediato quanto rivendicativo, ricordando – come ha fatto il governatore ieri – l'occasione perduta dell'Authority per la sicurezza nazionale svanita nelle nebbie dell'ostruzionismo leghista e della politica politicante di un decennio fa. Sarà questa la volta buona?
Tanto per cominciare bisogna superare qualche ostacolo non da poco, il ministro prudentemente se l'è cavata ieri così: «Andate avanti, il procedimento è avanzato ed a noi tocca costruire l'impalcatura». Ma Martina ha anche avvisato che «serve la massima condivisione» e che le «dinamiche conflittuali producono solo stallo». Però Foggia ci crede, il presidente della Camera di commercio, Fabio Porreca, ieri riferiva alla Gazzetta di aver «già richiesto la trasformazione della Commissione prezzi dell'ente in Borsa merci», passaggio obbligato per ottenere la Cun. «Il ministero ha già approvato la nostra deliberazione», ha aggiunto Porreca. Dunque, siamo posto? Bisognerà superare ancora qualche ostacolo, ad esempio il presidente nazionale Guidi, che pure spinge per Foggia (ma Bologna, principale borsa merci e piazza di riferimento per il grano duro, non resterà con le mani in mano e comunque c’è un’ipotesi sdoppiamento leggi articolo in basso), si è preoccupato di chiedere ai presenti coltivatori: «Ma voi siete proprio sicuri di volere la Commissione unica nazionale? Perchè non è tanto la sede quello che conta, ma le persone che saranno chiamate a governare un organismo importantissimo: gente esperta, che viva sulla propria pelle le oscillazioni di prezzo che hanno massacrato così tante aziende agricole».
L'assemblea di Confagricoltura, gremita in ogni ordine di posti, è servita per fare il punto a largo raggio sulle tematica grano duro, che oggi si scopre sia stata «sottovalutata, penalizzata, calpestata» (il mea culpa è di Guidi). «Noi siamo intervenuti con un impegno congiunto ministero-parlamento – ha detto il ministro – che ha prodotto il primo piano Cerealicolo nazionale del paese. Lo strumento è pronto, ci sono anche 10 milioni per finanziare i contratti di filiera. Saranno pure pochi – ha chiosato Martina – ma innescano meccanismi di rilancio del settore». E comunque Confagricoltura incassa il consenso del ministro sull'idea di contratti di filiera illustrata ieri: «Non siamo contrari ai contratti in quanto tali – ha detto Giuliano – ma bisogna riconoscere che senza un dialogo costante tra tutti gli attori della filiera e un prezzo base garantito non andremo da nessuna parte».
Il ministro invita gli agricoltori a «usare gli strumenti virtuosi a disposizione» e lancia un assist a Colomba Mongiello, la combattiva parlamentare foggiana (componente della commissione Agricoltura alla Camera) che siede in prima fila: «Ne parlo tutti i giorni con lei, una che presidia il fronte continuamente. Nuove risorse per il sistema? Vediamo. Ma sulla tracciabilità della filiera grano-pasta è ora di introdurre qualche elemento di novità, perchè se non le anticipiamo noi alcune scelte, poi dovremo subirle». Ed a proposito dell'italian sounding, ovvero i prodotti italiani contraffatti e copiati di cui la pasta “miscelata” con grani esteri non fa eccezione, il ministro cerca di inquadrare la questione: «Siamo la patria della pasta globale, ma certe scelte si adottano d'intesa anche con la parte industriale (che notoriamente sostiene le importazioni di grani dall'estero: ndr)». Ma prima di fuggire via per un altro impegno il ministro lascia la sala con un augurio per i produttori di pasta “100% italiana”: «Abbiamo preteso l'origine del latte e suoi derivati, volete che non vogliamo la stessa cosa anche per la pasta?».

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