Cerca

foggiano

«Così saranno aggirati
i contratti sul pomodoro»

le aziende si difendono I produttori: «Poco raccolto, non possiamo rispettarli». Caos penali

«Così saranno aggirati i contratti sul pomodoro»

MASSIMO LEVANTACI

Aziende del pomodoro, quest'anno si chiude prima. Le industrie di trasformazione hanno prodotto da trasformare in passata e conserve per un’altra ventina di giorni, ma alla Princes i lavoratori sono stati già informati che la produzione cesserà entro il 9 e così a ruota tutti gli altri. Eppure nei campi non siamo che al «60 per cento della raccolta con il prodotto tardivo», informa Giuseppe Grasso presidente dell'organizzazione di prodotto Apofoggia. E la resa a ettaro resta «molto bassa». Per questo, è opinione comune, difficilmente i contratti stipulati con le industrie verranno rispettati. Scatteranno dunque le penali per gli agricoltori? «Quasi certamente - risponde Grasso - anche se va detto che il pomodoro è prodotto facilmente deperibile e basta che l’industria non invii il Tir per il ritiro del carico nei giorni prestabiliti, cosa che avviene spesso, che la faccenda si ribalti». Il mondo del pomodoro non smette perciò di stupire: stabilite le regole (quest’anno industrie e agricoltori hanno fissato un prezzo medio dopo quattro anni di deregulation), si trova subito il modo per aggirarle. E’ per questo che la gran parte degli agricoltori non crede di dover sborsare penali alle industrie, per giunta dovendo fare pure i conti con ricavi poco remunerativi. Ma anche qui siamo nel campo di quei «fenomeni ambientali», come li definisce il presidente dell’Apofoggia, che sfuggono alla morale e ai patti contrattuali. Per cui può accadere che le industrie ufficialmente sanzionino i produttori, ma poi li invitino a vendere sottobanco. «Alzi la mano - denuncia un anonimo agricoltore - chi se la sente di respingere l’offerta di chi viene a proporre di acquistare a 120 centesimi al chilo, sapendo che il mercato ritira a 90, senza però riportare l’aumento in bolletta?». La dinamica è sempre la stessa: un’auto di grossa cilindrata (preferibilmente Mercedes) arriva nei campi, al volante un signore quasi sempre bene in carne, dall’accento marcatamente campano, con il telefonino bene in vista che chiede: «A quanto me lo vendi questo pomodoro? Vuoi 2000 euro per tutto?».

Quest'anno però sembra essere scattata una sorta di santa alleanza fra i produttori nostrani e gli emissari dell’area campana, dove risiede il 70 per cento delle industrie conserviere. L'imprenditore Salvatore Castellano, storico trasformatore conserviero di Cerignola, è convinto che a furia di sganciarsi dai conservifici campani si finirà per sconfiggere certe abitudini dure a morire. «Noi, a differenza di molte industrie del Salernitano e del Casertano, continueremo a lavorare almeno fino al 20 settembre. Difendiamo così la produzione del pomodoro pugliese grazie ai tanti clienti locali che si sono rivolti a noi. Anche i prezzi hanno premiato questo stato di cose: il pomodoro tondo costava da contratto 0,87 centesimi di euro al chilo e stiamo arrivando a 0,95. Il lungo si paga anche 120. Ci voleva il calo di prodotto per far guadagnare un po' più di quattrini agli agricoltori, solo così la nostra agricoltura potrà rimettersi in sesto. Unendo le forze, ne sono convinto, riusciremo anche a sconfiggere tutti quei faccendieri senza scrupoli del salernitano che incassano qui da noi e si fanno poi scontare gli assegni in banca, portando via ricchezza che è e deve restare nella nostra provincia».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400