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Il sindacato Direl

I 18 assenteisti licenziati
al Comune: «Un eccesso»

L'organizzazione: ok a pnuzioni, ma quel provvedimento è sproporzionato

I 18 assenteisti licenziatial Comune: «Un eccesso»

Ancora reazioni dopo la decisione della commissione disciplinare del Comune di Foggia di procedere al licenziamento di 18 dipendenti coinvolti nel blitz anti-assenteismo.
Da Micky de Finis, segretario regionale della Direl, la maggiore organizzazione sindacale della dirigenza e dei quadri direttivi negli enti locali, si registra un intervento sui licenziamenti assunti recentemente dalla Commissione disciplinare preposta dall'amministrazione del Comune di Foggia per l'esame delle posizioni già all'attenzione della Magistratura inquirente.
Nel documento inviato alla Gazzetta, la Direl esprime una serie di valutazioni sindacali, giuridiche ma anche di carattere politico che potrebbero aprire nuovi versanti di trattativa, all'indomani dei provvedimenti assunti.
«Alla fine sembrerebbe aver prevalso il rigore: quei 18 dipendenti del Comune di Foggia, beccati a manovrare il cartellino con qualche disinvoltura di troppo, sono stati licenziati su due piedi perché le condizioni del contesto richiedevano, inutile stare a cincischiare, una "punizione esemplare" urbi et orbi, una sorta di monito che significasse implicitamente due cose. Che la "politica é cambiata" unitamente al "chi sbaglia paga", proprio come dicono tutti, da Renzi a Salvini oggi e ieri Prodi e Berlusconi. E magari fosse così ! È già provo qualche, anzi parecchia difficoltà ad accogliere questi teoremi abbozzati in tema di cambiamento, con quelle sue sentenze spicciole da ancien regime di memoria francese, intrise di un velleitarismo di ritorno in un sistema educativo pubblico che non c'è, altro che, neanche al Comune di Foggia, giusto per mettere le cose in una luce diversa, se può essere ancora consentito dissentire», afferma il segretario regionale De Finis che aggiunge: «Sia chiaro, queste persone andavano punite e anche duramente, proprio per bollare in maniera netta un comportamento che era e rimane inaccettabile, perché assunto in spregio delle più elementari regole del decoro. Ma dirò di più, anche per stroncare sul nascere le rampogne dei soloni di turno, pronti a cavalcare il più becero populismo qualunquista: è certo che l'immagine di Foggia, della stragrande maggioranza dei dipendenti comunali è stata graffiata, vilipesa, perché indubbiamente tutti sono usciti male da questa triste vicenda che ha deposto una brutta pagina per la città. E tuttavia, non credo che la soluzione scelta alla fine fosse la sola praticabile. Di certo quella assunta non sembra la migliore, almeno secondo me, ma lo dico per tutti i protagonisti coinvolti in questa storiaccia».
«Ci sarà un processo da affrontare, in quanto nessuno può essere sottratto al suo giudice naturale che è solo quello precostituito per legge. E poi, a lume di naso non mi pare che tutte le posizioni fossero identiche sul piano sostanziale e fattuale, quindi una "purga generalizzata" potrebbe risultare azzardata. C'è poi dell'altro: un danno erariale minimo, peraltro quantificato e già restituito; tutte le persone travolte nella storia sono incensurate, mica pendagli da forca, mica dei ladracci schifosi come pure ne sono passati negli Uffici pubblici. E allora perché questa"decapitazione"nella piazza, ancor prima che le carte arrivino nella cognizione di un giudice terzo; perché non preferire una via più paziente, più cauta, più saggia, meno oltranzista, perché non attendere il lavoro del vero giudice, peraltro in presenza di persone, lo ripeto, incensurate e tuttora sospese dal servizio, lontano cioè dal locus commissi delicti? Perché mi domando tanta fretta, perché un tempismo così veloce che sovverte, guarda caso in questa circostanza, la logica del lento burocratismo? Cosa costava una maggiore oculatezza?», si chiede il segretario regionale edella Direl.
«Io conosco parecchio bene l'Azienda del Comune di Foggia, non foss'altro per averci trascorso qualche decennio della mia vita. Conosco quasi tutte le persone travolte in questa dolorosa vicenda: non di certo cattiva gente, questo non posso non dirlo. Conosco anche chi ha avuto il compito sicuramente non semplice ed ingrato di assumere quelle decisioni, tutte persone stimabilissime, con alcune delle quali corre anche amicizia, stima, rispetto. Ecco, forse, se io fossi stato al posto loro, mi sarei orientato diversamente, probabilmente sforzandomi di cercare una via meno traumatica, una strada transitoria che non recidesse di netto questioni giuridicamente ancora tutte da definire. Di certo avrei tutelato l'Ente, ci mancherebbe, senza però anticipare,questo il punto vero del problema, un giudizio di condanna che non c'è e che solo quando interverrà potrà coprire dedotto e deducibile. D'altro canto, il Magistrato del Lavoro potrebbe annullare adesso quei provvedimenti, proprio in attesa del giudicato penale, o perché non riterrà compromesso il rapporto fiduciario, o - altro aspetto portante - per l'evidente sproporzione tra il danno perpetrato e la sanzione irrogata - tenuto conto che l'applicazione della normativa Brunetta, che non è la legge del taglione, apre tuttora varchi interpretativi pieni di ombre e di dubbi. Una lettura dunque restrittiva della legge, quella operata dalla Commissione, che invece poteva essere anche estensiva, questo va detto», sottolinea De Finis.
«In questi giorni in cui tutti respirano aria vacanziera mi viene da pensare a queste persone che sono state allontanate dal Palazzo: se potessi, le condannerei, ad una ad una, per il reato di stupida superficialità, perché questa loro storia ha davvero dell'incredibile. Ma si può rischiare di perdere un posto di lavoro così scioccamente? Se poi si pensa a quanti malandrini abusano ogni giorno della loro funzione nei palazzi, con azioni non misurabili da un banale badge, ma derubando l'ente, macchiandosi di reati gravissimi in una costanza quotidiana di nullafacenza, sotto gli occhi distratti o conniventi della politica, allora la rabbia travolge la tristezza di queste persone,delle loro famiglie, dei loro figli che, insieme alla comunità, sono le vere vittime di una situazione che presenta profili anche grotteschi», sottolinea il segretario che poi conclude: «Ancora pochi giorni e Foggia saluterà ritualmente la propria Patrona. Tutto lo stato maggiore del Palazzo renderà omaggio alla Madonna. Lo farà nell'anno che è dedicato alla virtù dl perdono perché con la Bolla d'Indizione Misericordiae Vultus, Papa Francesco ha inteso chiamare la comunità cristiana ad interrogarsi sul tema della Misericordia. Perché proprio il perdono di Dio - ammoniva il Pontefice Massimo nella Porziuncola di Assisi - non conosce limiti. E quello degli uomini, sindaco Landella, che limiti umani, non religiosi, non giuridici, potrebbe avere? La clemenza umana è destinata per il sindaco a rimanere un fatto teologico? Non crede, invece, che nel dialogo dei laici sia sempre molto utile qualche parola di difesa, in nome del perdono che nemmeno l'Occidente secolarizzato può permettersi di ignorare?»

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Commenti all'articolo

  • tonino30

    19 Agosto 2016 - 09:09

    Signori della DIREL, signor Micki ( in italiano, elementarmente e semplicemente, Michele ) ma qualcuno che la pensa alla stregua della gente onesta e lavorativa, vi ha già detto dove andare ??? Se vi è gia stato detto mi astengo dal suggerirvelo, altrimenti : MA ANDATE A PRENDERLO IN .... CHE E' MEGLIO E NON ROMPETE I CARBASISSI ALLE PERSONE PER BENE !!!!!

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  • tonino30

    13 Agosto 2016 - 12:12

    Ecco spiegato perché i sindacati perdono iscritti. Come da storia atavica, proteggono i lavativi, gli sfaccendati, i parassiti ed i delinquenti. Questo è il vero motivo e la proliferazione dei vari sindacati con relativi sindacalisti. Altri parassiti autorizzati. Chi lavora si è stancato di mantenerli con laute retribuzioni .

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