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Lotta al crimine

Patto antiracket, bollino blu
nei primi due cantieri

Più intesa con le forze dell'ordine, indagini antimafia anche sugli appalti privati

Patto antiracket, bollino blunei primi due cantieri

massimo levantaci

Il logo ritrae due mani che si stringono in segno di saluto, per il momento solo su un cartoncino che compare all’ingresso dei cantieri. Ma c’è l’impegno a renderlo più grande. Come le adesioni a questa nuova forma di lotta contro il crimine e contro il racket delle estorsioni. Per ora ci sono soltanto due imprese nel Patto, anche se di appalti importanti: l’impegno dell’Ance è di acquisirne altre alla causa. Un’azione di trasparenza che dovrebbe accompagnare quel sentimento di legalità che, per la verità, si fa ancora fatica a rintracciare nel tessuto economico locale, ma che indubbiamente esiste e chiede soltanto di essere portato alla luce. Foggia laboratorio nazionale nella lotta al racket, ieri la simbolica presentazione del logo e dell’iniziativa è avvenuta all’interno del più grande cantiere cittadino, quello per la costruzione del mega-reparto dell’Emergenza-Urgenza agli ospedali riuniti, 60 milioni di appalto e 300 operai all’interno quando, tra qualche mese, sarà entrato a regime dopo un’interruzione di 14 mesi. «Abbiamo aderito con convinzione al patto – ha detto Domenico De Bartolomeo, titolare dell’impresa e presidente di Confindustria di Bari e Bat – perché siamo convinti che il vento stia cambiando e che l’azione delle forze dell’ordine, sempre più incisiva contro le organizzazioni criminali, abbia prodotto già risultati importanti. Ma dobbiamo insistere con iniziative come questa». De Bartolomeo ha promesso di estendere il patto Antiracket anche ai cantieri del Barese, «un’idea – assicura – che faremo girare anche nelle nostre territoriali».

Ma cosa significa per gli imprenditori stringere idealmente la mano alla legalità? «L’adesione al patto antiracket – spiega il prefetto Maria Tirone - comporta per le imprese gli stessi obblighi e le stesse tutele che lo Stato assicura. L’adesione a questo accordo prevede anche valutazioni in termini di sicurezza dell’impresa, ad esempio è prevista un’informativa antimafia anche sui cantieri privati e forme di collaborazione più strette con le forze di polizia. Non corrispondere a determinati impegni significa automaticamente l’espulsione. Il patto – aggiunge la rappresentante del governo – è stato promosso dal Fai (fondo antiracket: ndr) e valutato positivamente dal ministero dell’Interno, esso va a strutturare una collaborazione con le forze polizia per favorire l’emersione delle aziende e una risposta più efficace dello Stato per la legalità nei cantieri». Ieri mattina alla presentazione del logo c’erano il questore Piernicola Silvis, il colonnello dei carabinieri Antonio Basilicata, il coordinatore del Fai Puglia, Riccardo De Scisciolo, la presidente provinciale dell’associazione Antiracket, Cristina Cucci, i vertici dell’Azienda ospedaliera, il direttore generale Antonio Pedota e il direttore amministrativo Michele Ametta. L’operazione è stata poi ripetuta nel cantiere dell’impresa Clemente di San Severo che sta realizzando il capannone per un nuovo ipermercato in via Telesforo di fronte alla sede della Provincia. «Il patto Antiracket è un’esigenza avvertita da molte imprese – garantisce Gerardo Biancofiore, presidente dell’associazione costruttori edili in Capitanata – per questo abbiamo aderito con convinzione a un progetto che vede Foggia al centro della ribalta nazionale. Vogliamo aprire un varco, testimoniare il nostro impegno per combattere una piaga che continua a sanguinare nelle nostre imprese anche oggi che attraversiamo tempi di crisi. Due imprese sono con noi, ma io direi – aggiunge Biancofiore – che sono già tante considerato il poco tempo avuto a disposizione per promuovere questa iniziativa e farla conoscere. Sono sicuro che altre imprese aderiranno – ha concluso – ma l’ingresso nel protocollo non è come l’iscrizione a un club, comporta una serie di impegni che ognuno deve sentirsi di poter assolvere».

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