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Stretta sul reato di caporalato prevista confisca obbligatoria

Stretta sul reato di caporalato prevista confisca obbligatoria
(di Valentina Roncati)

ROMA – Il Governo accelera sul caporalato e invece del decreto legge sceglie la via più efficace e coerente, decidendo in sostanza di trattare il fenomeno come si tratta la mafia.

Con due emendamenti introdotti oggi nella riforma del Codice Antimafia in Commissione Giustizia – che arriverà in aula la prima settimana di novembre – si prevede infatti la confisca penale "obbligatoria e allargata" per il "reato di caporalato" (il 603 bis) e la responsabilità oggettiva dell’ente che si avvalga dell’intermediazione dei caporali.

"Le novità penali presentate oggi nell’ambito della riforma del Codice antimafia sono un passo decisivo del lavoro che abbiamo intrapreso con ministero della giustizia e del lavoro", dichiara all’ANSA il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, nel sottolineare che "prosegue con forza l’impegno del governo contro il caporalato".

"Gli emendamenti presentati dal Governo sono in sintonia con quello che io stesso avevo già presentato", commenta il relatore per la maggioranza della riforma del Codice Antimafia (TB 1138), Davide Mattiello (Pd), il quale si dice "molto soddisfatto" e auspica "che i voti confermino questo indirizzo".
"Il caporalato - rileva – non è una emergenza, piuttosto è un dato strutturale del lavoro bracciantile in molte zone del nostro Paese. Il caporalato è soltanto la punta di un iceberg che presuppone una organizzazione criminale ampia, efficiente e spietata: giusto quindi contrastare questo fenomeno sempre più attraverso i medesimi strumenti con i quali si contrastano le organizzazioni criminali di stampo mafioso".

Anche il premier Matteo Renzi nei giorni scorsi aveva sostenuto che sul caporalato "non possiamo stare a guardare. Vorremmo evitare un decreto legge", aveva chiarito, aggiungendo che "si sta ragionando su una misura". Persino il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sottolineato come il lavoro nero e il caporalato siano "un fenomeno inaccettabile di illegalità", "una piaga sociale che deve essere eradicata definitivamente".

L'attenzione sul caporalato si è accesa in modo particolare questa estate dopo la morte di alcuni lavoratori. Tra questi Arcangelo De Marco, bracciante di 42 anni, che dopo oltre un mese di coma è morto in settembre. De Marco si era sentito male nella campagne del Metapontino, in provincia di Matera il 5 agosto scorso. Come Paola Clemente, anche lei bracciante agricola, morta il 13 luglio ad Andria in provincia di Bari, proveniva da San Giorgio Jonico (Taranto).

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