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Lucera, il naso elettronico inchioda la Bioecoagrim

di RICCARDO ZINGARO
Lucera, il naso elettronico inchioda la Bioecoagrim
di RICCARDO ZINGARO

LUCERA - Sono 13, e tutte attribuite alla Bio Ecoagrim, le emissioni odorigene che il naso elettronico ha rilevato nei 74 giorni di indagine sensoriale commissionata dal Comune di Lucera e finanziata dalla Provincia. Nei giorni scorsi la Pca Technologies, l’azienda che ha svolto il lavoro dal 24 luglio al 6 ottobre, ha consegnato il report finale in cui non si sottrae anche a un commento sulla situazione fortemente caratterizzata dalla puzza di stallatico che arriva soprattutto nel periodo più caldo dell’anno nelle zona di Lucera, Foggia e Troia. Come nel 2011, il metodo è quello di campionare odori (la cosiddetta “impronta sensoriale”) nei pressi di determinati stabilimenti e poi attivare i sensori sul territorio e in grado di riscontrare le emissioni con i dati olfattometrici già in possesso, oltre a misurare la “gittata” delle emissioni e quindi il coinvolgimento reale della popolazione. Per l’occasione sono state analizzate, oltre a quella di contrada Ripatetta, anche la Dcf Group De Cristofaro, impianto di trattamento di materiali di risulta dalle bonifiche, Azienda Dell’Aquila Gaetano, allevamento bufale da latte, Azienda Gianbattista, allevamento e crescita di pollame, e il depuratore all’inizio della strada per Palmori.

I 13 rilevamenti hanno tutti una percentuale di certezza superiore all’80% e rappresentano un’ulteriore conferma di quanto aveva già dichiarato l’Arpa al termine di una propria indagine, con l’attribuzione delle emissioni all’impresa della famiglia Montagano.
L’azienda milanese ancora una volta ha scartato l’ipotesi di nocività della puzza respirata dalla gente e quindi escluso implicazioni di carattere sanitario, ma si è pure soffermata sui risvolti sociali che essa provoca e sui disagi arrecati alla popolazione.

«L’intervento di eliminazione o mitigazione della presenza di odore è quindi auspicabile - si legge nella relazione - per contenere o meglio evitare una possibile risposta ansiogena, eliminando così anche la percezione di impossibilità e diritto di utilizzo del proprio “spazio vitale” in piena serenità. In conclusione, per garantire la vivibilità del territorio, la ricerca di soluzioni per la mitigazione di questi effetti diventa socialmente indispensabile. Una attenta e professionale gestione delle attività all’interno dell’impianto e l’ausilio di soluzioni impiantistiche oggi disponibili, efficaci e facilmente reperibili sul mercato, offriranno sicuramente garanzie di successo».

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