Martedì 19 Giugno 2018 | 20:18

Tangenti al Comune di Foggia cinque anni per Biagini e Laccetti

Tangenti al Comune di Foggia cinque anni per Biagini e Laccetti
FOGGIA - Cinque anni e 4 mesi di reclusione all’ingegnere Fernando Biagini, 53 anni, ex dirigente del servizio lavori pubblici del Comune; 5 anni all’ex consigliere comunale Massimo Laccetti, 45 anni: entrambi sono stati riconosciuti colpevole di 4 concussioni ad altrettanti imprenditori per una tangente complessiva di 106 mila euro tra fine 2010 e marzo 2014, ed un tentativo di concussione da 20mila euro. Un anno di reclusione, pena sospesa, ad Adriano Bruno , 48 anni, titolare di un’impresa edile, condannato per favoreggiamento reale: così è stato derubricato l’iniziale reato contestato dal pm di concorso con Biagini e Laccetti in concussione e tentata concussione per il «caso Zammarano».

E’ la sentenza pronunciata alle 11.30, dopo due ore di camera di consiglio, dal gup Domenico Zeno, al termine del processo abbreviato (la scelta del rito ha comportato lo sconto di un terzo della pena) cominciato lo scorso 3 ottobre: negate ai due principali imputati le attenuanti generiche, per loro anche interdizione perpetua dai pubblici uffici e condanna a risarcire Comune e 3 dei 4 imprenditori costituitisi parte civile. Biagini, Laccetti e Bruno erano in aula al momento della lettura del verdetto, non hanno rilasciato dichiarazioni: sono a piede libero dopo essere stati arrestati nell’aprile 2014 dalla squadra mobile.

Vittime costrette a pagare - La sentenza di primo grado sposa sostanzialmente - in gran parte come entità delle pene e soprattutto come qualificazione giuridica del reato per i due principali imputati - la tesi della Procura che contestava il più grave caso di concussione per costrizione: le vittime, cioè, non potevano non pagare altrimenti sarebbe saltato il contratto di fitto di un palazzo nel caso Zammarano; e/o ci sarebbero stati ostacoli nell’esecuzione di lavori appaltati dal Comune per le altre tre presunte vittime di concussioni. Il pm Antonio Laronga nell’udienza del 3 luglio aveva chiesto la condanna a 6 anni e 8 mesi a testa per Biagini e Laccetti; e quella di Bruno a 2 anni e 8 mesi per Bruno per concorso in concussione.

La sentenza soddisfa anche le parti civili (il Comune rappresentato dall’avv. Francesco Paolo Sisto, gli imprenditori Lello Zammarano, Marco Insalata e Vincenzo Rana patrocinati dall’avv. Raul Pellegrini) con gli imputati condannati, come detto, anche a risarcire i danni, la cui entità dovra essere quantificata in un’eventuale causa civile.

Il «caso Zammarano» - Anche secondo il gup quindi il costruttore Zammarano - la sua denuncia nell’ottobre 2013 diede il via all’indagine di squadra mobile e Procura - fu costretto a versare 80mila euro (pagati in tre tranche tra novembre 2013 e febbraio 2014) a Biagini, con Laccetti destinatario di una parte della stecca e Bruno che avrebbe ritirato materialmente il denaro senza intascare un solo euro. Il noto costruttore foggiano - dice l’accusa - dovette subire e pagare la tangente per non far saltare la stipula del contratto di fitto del suo palazzo di piazza Padre Pio (era Biagini il funzionario delegato a rappresentare l’enta nella stipula dell’atto) fittato per quasi 800mila euro all’anno al Comune, che intendeva destinarlo a succursale del Tribunale, contratto peraltro poi saltato per altre vicende con contenzioso aperto tra Comune e costruttore. Da Zammarano i tre imputati avrebbero preteso - a dire dell’iniziale accusa - ulteriori 20mila euro mai versati per sbloccare l’istanza con cui si chiedeva di realizzare parcheggi nell’area comunale vicina al palazzo di piazza Padre Pio.

Le altre tre vittime - Stesso discorso - concussione per costrizione, diceva il pm ed ha concordato il gup - per gli imprenditori: Marco Insalata (10mila euro pagati nel novembre 2013 a Biagini, Laccetti avrebbe fatto da intermediario, per la bonifica di un’area cimiteriale, appalto da 519mila euro); Saverio Normanno (2mila euro che Biagini e Laccetti si sarebbero spartiti tra febbraio e marzo 2014 per i lavori di impermeabilizzazione nelle scuole «Pio XII» e «Vittorino Da Feltre», appaltati per 10mila euro a testa all’imprea di Normanno); e Vincenzo Rana che sarebbe stato costretto a versare 14mila euro ad ex dirigente del Comune ed ex consigliere comunale, tra fine 2010 e dicembre 2013, per tre distinti lavori: rifacimento della segnaletica orizzontale e manutenzione di via Miranda (appalto da 80mila euro, pagati 8mila euro di «stecca» con altrettanti che sarebbero dovuti essere ulteriormente versati); impermeabilizzazione e installazione del quadro elettrico alla scuola «Vittorino Da Feltre» (appalto da 30mila euro, tangente di 4mila euro); impermeabilizzazione alla scuola media «Bovio» (appalto da 15mila euro, tangente di 2mila euro).

Consulenze e regali  - Biagini si difende sostenendo che i soldi versati da Zammarano erano il pagamento di una vecchia consulenza fatta anni prima a costruttore, e mai saldata; di quei soldi ricevuti dal costruttore in occasione della stipula del contratto di fitto del palazzo di piazza Padre Pio, ne diede una parte all’amico Laccetti per la campagna elettorale. Quanto alle somme versate da Insalata, Rana e Normanno - avevano detto Biagini e Laccetti negli interrogatori resi durante il processo - erano regali per le consulenze rese dall’ingeggnere e per aiutare Laccetti in vista della campagna elettorale.

La tesi difensiva -  Scontato l’appello della difesa contro il verdetto di primo grado. Gli avvocati Giulio Treggiari (per Biagini) e i colleghi Michele Curtotti e Michela Scopece (per Laccetti) sin dal giorno degli arresti hanno escluso che si tratti della più grave ipotesi di concussione per costrizione, che sussiste quando la condotta di un pubblico ufficiale limita radicalmente la libertà di autodeterminazione della vittima. Fu Zammarano - dicevano e dicono i difensori dei due principali imputati - ad avvicinare Biagini per la stipula del contratto di fitto del palazzo di piazza Padre Pio. Come pensare poi a ipotesi di concussione con riferimento agli altri 3 imprenditori quando tra imputati e presunte vittime c’erano rapporti di conoscenza, amicizia e talvolta anche di frequentazioni? Per la difesa di Biagini e Laccetti si trattò quindi di corruzioni o tutt’al più del meno grave reato di concussione per induzione, previstoa quando c’è una pressione del pubblico ufficiale «non irresistibile», che lascia alla vittima un margine significativo di autodeterminazione. Diversa e più sfumata la posizione di Adriano Bruno, imputato solo per il caso Zammarano: gli avvocati Umberto Forcelli e Giancarlo Chiariello in arringa avevano rimarcato come l’imprenditore, per stessa ammissione della Procura, non avesse incassato un solo euro degli 80mila euro versati da Zammarano a Biagini e Laccetti, chiedendone l’assoluzione e ipotizzando tutt’al più un ruolo di favoreggiatore.

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