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Pomodoro, grano e uva a Foggia prezzi al ribasso

Pomodoro, grano e uva a Foggia prezzi al ribasso
di Massimo Levantaci

FOGGIA - L’estate sta finendo, ma per i prezzi dei prodotti agricoli più caratterizzanti della campagna estiva sono cominciate le montagne russe. Il pomodoro tondo viene scambiato a 8 centesimi al chilo, ma da diverse zone della provincia arrivano segnalazioni di mancati ritiri perché la qualità è ormai scadente c’è chi dice per il troppo caldo (gli industriali) chi per i pochi Tir inviati (gli agricoltori). Il grano duro alla borsa merci della Camera di commercio ha perso altri 2 euro il quintale, oggi viaggia intorno ai 30 euro ma con la quota da versare al mugnaio (in media 0,70 centesimi al quintale) si scende sotto quota break-even e la tendenza è comunque al ribasso. Per l’uva siamo al dramma: molti agricoltori confidavano in grandi raccolti a prezzi in risalita, poiché è piovuto poco e i chicchi sono pieni di succo. E invece da un promettente 20 euro il quintale di partenza oggi siamo a 16.

Gli agricoltori non sanno più che pesci prendere. «Siamo impotenti di fronte a certe logiche – commenta Luigi Inneo del Copagri – si conferma la mancata forza contrattuale della componente agricola che si lascia schiacciare dalle leggi del mercato qualunque esse siano, senza avere la capacità di organizzare una reazione. La produzione è sempre sotto lo schiaffo della fascia intermedia, cioè i commercianti. Su tutti i prodotti è così: alla fonte il prodotto è sempre sottopagato rispetto ai prezzi al dettaglio». La raccolta del pomodoro è emblematica della crisi che travolge il mondo dell’agricoltura: un distretto del Sud che nasce per regolamentare prezzi e produzioni, ma le tariffe riconosciute all’agricoltura sono sempre più basse anche perché l’offerta di prodotto aumenta. Il cane che si morde la coda. «C’è ancora tanto pomodoro da raccogliere – commenta Marco Nicastro di Confagricoltura – ma gli industriali l‘hanno fatto quasi tutto marcire perché non hanno spedito nei campi un adeguato numero di Tir quando bisognava raccoglierlo. Ora accade così che il pomodoro buono venga venduto a prezzi leggermente migliori da quelli in circolazione, ovvero 10 centesimi per il lungo e 9 per il tondo, ma negli appezzamenti danneggiati si scende a 6-7 centesimi e molto spesso non lo raccolgono proprio. Un danno per centinaia di agricoltori».

Correre ai ripari sarà molto difficile in questa situazione di deregulation ormai avanzata. Copagri chiede l’intervento della Regione per un confronto allargato che coinvolga anche la componente industriale. Anche per il presidente della Cia, Michele Ferrandino, è arrivato il momento di un chiarimento su tutta la linea: «Dovremo discutere a 360 gradi su tutto quel che non va, altrimenti campo libero e ognuno per la sua strada. Noi ci sforziamo di mantenere la barra dritta e chiediamo ai nostri associati di tenere sempre alta l’attenzione sull’etica dei comportamenti. Però i prezzi di mercato continuano a premiare i furbi, siamo fermi agli anni Ottanta».

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