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«Industria a Foggia» La Sofim riapre con lavoratori interinali

di MASSIMO LEVANTACI
«Industria a Foggia» La Sofim riapre con lavoratori interinali
di MASSIMO LEVANTACI

FOGGIA - Sarà una ripresa in fabbrica affidata ai lavoratori interinali, quella che ci sarà nell’ultima settimana di agosto in Sofim-Fiat Powertrain. A differenza di quanto accadeva in passato, infatti, quando la cessazione del contratto per gli operai a tempo avveniva l’ultimo giorno prima delle ferie estive, quest’anno 127 lavoratori foggiani in “somministrazione” (tempo determinato e part-time) si sono visti prolungare il rapporto di lavoro oltre la sospensione agostana e così - quasi in forza di un pegno di riconoscenza nei confronti dell’azienda - saranno i primi a rientrare in fabbrica per la riattivazione delle linee. Un risultato che i sindacati considerano «indicativo» delle prospettive di sviluppo aziendali che di solito di questi tempi sono abbastanza indecifrabili.

Quest’anno però gli indicatori sono diversi. Il mercato dell’auto viaggia a gonfie vele, le imprese della componentistica dell’indotto di Rionero e Melfi lavorano a pieno ritmo e offrono un termometro della situazione abbastanza incoraggiante. E poi, per quanto riguarda lo stabilimento di Foggia, ci sono i ritmi produttivi di Val di Sangro a fare da battistrada: e se si assume nella fabbrica abruzzese a cui la Sofim fornisce i motori che dovranno essere montati sui veicoli commerciali, anche l’impianto di borgo Incoronata deve seguire il passo. Se il mercato dell’auto è il primo indicatore di una ripresa produttiva e industriale che comincia a soffiare nel Vecchio continente, per Fiat-Fca i segnali di ripresa secondo i principali osservatori internazionali appaiono persino migliori rispetto alle altre case automobilistiche, dopo l’alleanza con il colosso americano Chrysler. Tanto è vero che l’obiettivo di 7 milioni di auto vendute, da centrare entro il 2018 (oggi siamo a 5 milioni) non sembra più utopistico. In periferia questi segnali si misurano ovviamente in base a parametri diversi: l’andamento produttivo degli stabilimenti, il mancato ricorso alla cassa integrazione e le assunzioni di giovani operai sono tutte spie di un quadro abbastanza positivo.

A Foggia dall’inizio dell’anno ci sono stati 128 nuovi ingressi di lavoratori in “affitto” dalle agenzie per il lavoro e il reclutamento di personale. Il 50 per cento di questa manodopera ha firmato contratti per quaranta ore settimanali, gli altri tutti a sedici ore. L’ultimo plotone di nuovi assunti risale al giugno scorso: tra i quarantotto nuovi ingressi figurano molti interinali non di primo pelo, avendo già lavorato in Sofim prima di un periodo di sospensione previsto per legge. Continua a macinare utili e fatturato anche la Sata di San Nicola di Melfi, stabilmento familiare ai circa 400 foggiani che vi lavorano tra gruppo Fca e aziende dell’indotto.

Un caso di presunte discriminazioni, denunciato dalla Fiom Cgil di Foggia, ha però agitato la vigilia di ferragosto: «Stiamo cercando di fare chiarezza – minimizza il segretario del sindacato, Ciro Di Gioia – si parla di discriminazione, ma andiamoci piano. Certo la mancata riassunzione di 69 operai su 1550 richiamati in fabbrica dopo un periodo di stop lascia un po’ perplessi. Specie se l’azienda non ha fornito spiegazioni. Tra i lavoratori esclusi ci sono diversi operai foggiani che si sono rivolti a noi per denunciare l’accaduto. Dicono di non conoscere i motivi dell’esclusione. In mancanza di una spiegazione da parte del datore di lavoro, adombrano il sospetto che vi sia nei loro confronti una qualche forma di discriminazione. Una risposta che cercheremo di ottenere dall’azienda alla ripresa dell’attività in fabbrica ».

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