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Cerignola, operazione della Polizia contro il «caporalato»

Cerignola, operazione della Polizia contro il «caporalato»
CERIGNOLA - Quando il caporalato diventa schiavismo si va ben oltre il già deprecabile sfruttamento della manodopera agricola nei campi. Un caso del genere è accaduto a fine luglio nelle campagne cerignolane, dove un giovane bracciante stagionale bulgaro di 20 anni è rimasto vittima di un caporale, suo connazionale, che gli aveva “sequestrato” il passaporto, riducendone a zero la capacità di movimento, pur di costringerlo a lavorare nei campi alle sue condizioni. Un vero e proprio sequestro della dignità del giovane, N.V.Angelov,ad opera di Slavov Gosho Hristov, bulgaro di 57 anni, in Italia senza fissa dimora, ma di fatto domiciliato in un casolare abbandonato nella borgata di Tressanti.

Il fatto è venuto alla luce dopo che una zia del giovane, a sua volta allertata dalla mamma che risiede in Bulgaria, ha denunciato in Questura quanto stava accadendo al nipote, pure senza riuscire a dare precise indicazioni sulla zona in cui si trovava. Sono dunque partite le ricerche, da parte degtli agenti della 2^ Sezione “Criminalità diffusa, straniera e prostituzione”, coordinata dall’ispettore Rita Montrone, che ha concentrato le indagini dapprima in zona Tavernola, senza risultati poiché si tratta di u n’area frequentata da lavoratori nordafricani e rumeni, e poi grazie ad una serie di “indagini telefoniche” nella zona di Borgo Tressanti dove si trovano diverse colonie di lavoratori bulgari che abitano in baraccopoli e casolari abbandonati.

Le tracce delle celle telefoniche hanno condotto i poliziotti in “Contrada Schinosa” in agro di Cerignola, “Località Tramezzo” e “Località Orto Gesuitico” in agro di Ortanova. Dai sopralluoghi eseguiti sul posto è stato rilevato che le celle comprendevano una vasta area del raggio di circa 20 km, all’interno della quale vi erano “località Pescia” e Borgo Tressanti. Messa a fuoco la figura del caporale bulgaro, i poliziotti lo hanno contattato telefonicamente e fissato, con un escamotage, un appuntamento in un bar di Tressanti. L’uomo ha ammesso di conoscere il giovane e che aveva lavorato per lui fino a quattro giorni prima quando di era allontanato senza avvertirlo.

Nel successivo controllo in casa del bulgaro di etnia rom, sono stati trovati i passaporti del giovane e di un altro ragazzo, anch’egli stanco di subire le angherie del “caporale”. L’uomo è stato denunciato all’autorità giudiziaria per violenza privata ed i due ragazzi hanno potuto uscire allo scoperto e recuperare i loro passaporti per poi trasferirsi in un’altra regione per proseguire il lavoro di braccianti stagionali. Ormai il mercato delle braccia, soprattutto di lavori stranieri, è in mano a caporali anch’essi stranieri che reclutano i connazionali, li indirizzano verso aziende che impiegano manodopera in nero e fanno la cresta sugli emolumenti, lucrando anche sui costi per gli spostamenti dei braccianti. Un fenomeno radicato e diffusissimo nelle campagne cerignolane e non solo. [Antonio Tufariello]

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