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Foggia, tagliati i salari nei campi di pomodoro

Foggia, tagliati i salari nei campi di pomodoro
di Massimo Levantaci

FOGGIA - Pomodoro sempre più bistrattato, dalle industrie che lo trasformano alla grande distribuzione che lo vende, per finire a chi lo raccoglie, l’anello debole della filiera, che subisce i contraccolpi dei continui tagli ai margini di guadagno. La Flai-Cgil chiede al prefetto Maria Tirone la convocazione di un tavolo con «tutti gli attori della filiera», poiché la situazione nelle campagne rischia di degenerare a seguito dei nuovi prezzi imposti dalla Grande distribuzione organizzata che «riduce il prezzo con cui ritira il pomodoro tondo dalle industrie dai 10 centesimi al chilogrammo di un anno fa a 7 centesimi di quest’anno», riferisce il sindacato che si pone un’altra domanda: «Il taglio di 3 centesimi che si riflette sul prezzo applicato dalle industrie ai produttori chi lo deve pagare? Niente di più facile che i produttori, che a seguito di questo diktat della Gdo avranno entrate ridotte del 30 per cento in media rispetto a un anno fa, facciamo pagare il conto ai lavoratori che già subiscono paghe da fame». «Rischiamo il Far West nelle campagne – sottolinea il segretario della Flai, Daniele Calamita con la Gazzetta – nelle campagne la situazione è già al limite, questa operazione della Gdo è molto pericolosa per l’ordine pubblico e la stabilità di un territorio abbandonato a se stesso durante i mesi estivi del pomodoro. Vogliamo che scoppi la rivolta?».

Difficile fare un calcolo su quanto guadagni oggi un raccoglitore medio di pomodoro (italiano o immigrato ormai non fa più alcuna differenza), ma se teniamo ben presenti che i parametri sono sempre quelli – 2,5 euro a cassone che contiene 3 quintali di pomodoro, ogni operaio raccoglie in media otto, nove cassoni – alla fine della giornata si riesce a guadagnare circa 18-20 euro. «Una riduzione anche solo di 2-3 euro sarebbe uno schiaffo sulla faccia di queste persone che già vivono nell’indigenza e nello sfruttamento più profondo».

«Quello che sta avvenendo nel bel mezzo della campagna di raccolta ha del preoccupante per i riflessi sul mondo del lavoro in agricoltura, soprattutto sulla parte più debole che sono i lavoratori migranti – ammonisce il sindacato -. Sarebbe ora che la politica spingesse a livello comunitario affinché la tracciabilità non riguardi solo le produzioni ma anche il prezzo, a tutela dei consumatori che pagano profumatamente un prodotto che forma il suo prezzo finale attraverso una lunga serie di speculazioni». «Ecco perchè riteniamo – insiste il segretario della Flai Cgil – urgente convocare un tavolo con tutti gli attori della filiera, ovvero Regione Puglia, forze dell'ordine, l'Anicav (l’associazione nazionale dei produttori presente al Sud: ndr), le Organizzazioni di prodotto del pomodoro e i rappresentanti della media e grande distribuzione organizzata, con la rappresentanza del mondo agricolo come Cia, Coldiretti, Confagricoltura».

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