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Don Uva, 40 esuberi sindacati dicono sì a demansionamento

Don Uva, 40 esuberi sindacati dicono sì a demansionamento
FOGGIA - Quaranta esuberi all’ospedale Don Uva, sindacati e azienda sono già d’intesa che per evitare i licenziamenti si procederà a demansionamenti e ristrutturazioni organizzative. In una parola, tecnici e impiegati (il personale in esubero) dovranno riciclarsi in “Oss”, operatore socio-sanitario, per salvare il posto di lavoro. E comunque ciò potrebbe non bastare, perché il commissario straordinario Cozzoli ha già fatto sapere che, alla fine di questa procedura, «ci sarebbero ancora cento esuberi» nei tre ospedali del gruppo Casa Divina Provvidenza (Bisceglie, Foggia e Potenza), pur precisando che «il salvataggio di queste ulteriori unità è difficile, ma non impossibile». Però i conti non tornano: se gli esuberi nei tre ospedali attualmente ammontano a «110-120 unità», come affermano i sindacati, con i demansionamenti si riuscirà a salvare appena 20 posti?

Sulla base di questi numeri – tutti da verificare – sono partite le prime schermaglie fra amministrazione straordinaria e sindacati: la prima non perde occasione di manifestare la propria volontà di «salvare il lavoro», i secondi prestano il fianco a qualunque tipo di ragionamento pur di salvare i posti. Ma poi, gratta gratta, nessuno è disposto a fare sconti. Il sindacato Fsi (federzione sindacati indipendenti) di Foggia, precisa la sua «netta contrarietà all’ipotesi di un cambio del contratto di lavoro». «È stato fatto presente all’avv. Cozzoli – chiarisce il segretario Giulio Conticelli – che ogni volta a pagare sono sempre i lavoratori e questo per noi è inaccettabile. Ai dipendenti vengono richiesti ulteriori sacrifici dopo quelli già sostenuti nel 2013 e 2014 con il contratto di solidarietà che ha messo in seria difficoltà molte famiglie che, ancora oggi, non si vedono erogato il rimborso da parte dell’Inps».

Il commissario straordinario per evitare i licenziamenti ha fatto accenno a un «accordo per la rivisitazione di alcuni istituti contrattuali eccessivamente onerosi per l’azienda ed il miglioramento delle performance sui ricavi, attraverso la chiusura positiva dei tavoli tecnici aperti con le regioni. Nelle more, per il personale in esubero si attiverà – sottolinea Cozzoli – attraverso il Ministero del Lavoro, una procedura di cassa integrazione temporanea».

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