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Foggia, gli agricoltori non vendono il grano protestano i mugnai

Foggia, gli agricoltori non vendono il grano protestano i mugnai
di Massimo Levantaci

FOGGIA - Anche ieri il prezzo del grano duro è cresciuto di un altro euro al quintale: ora siamo a 32,5 per un quintale di “fino”, il più pregiato. La commissione prezzi sui Cereali si è limitata a prendere atto della tendenza al rialzo di quasi tutto il listino, sebbene - è stato specificato - la valutazione non avvenga sulla media delle contrattazioni, ma sulla base dei contratti notificati alla Camera di commercio che coprono all’incirca il 50% dell’intero mercato granario in Capitanata. Dunque l’unica cosa certa è che gli aumenti ci sono, mentre – stando ai si dice – le quotazioni viaggerebbero verso la soglia dei 40 euro raggiunta nel novembre scorso.

Sarà davvero così? Nessuno ha la palla di vetro e molte previsioni di “esperti” si sono rivelate un bluff, ma molti agricoltori hanno deciso comunque di giocare a rischiatutto ben sapendo che se i prezzi scendessero la soglia della parità costi/ricavi sarebbe dietro l’angolo. Così il termometro della situazione ieri lo offrivano gli mediatori, abbastanza sfiduciati. «Gli agricoltori si sono messi in testa che faranno affari d’oro se aspetteranno un altro po’ – lo sfogo di un operatore con la Gazzetta – ma non capiscono che così facendo fanno il gioco di chi poi va a comprare all’estero. Credono che tenere la merce conservata in deposito per qualche altra settimana o addirittura qualche mese, a seconda delle disponibilità di cassa di ognuno, sia la mossa migliore dato che i prezzi continuano a salire. Da un punto di vista concettuale avrebbero anche ragione – avverte – ma i molini cominciano a spazientirsi e un cliente stamattina (ieri: ndr) mi diceva che avrebbe comprato all’estero. Poi non si lamentino gli agricoltori se l’industria volterà loro le spalle».

Sulla base dei dati della commissione prezzi, ieri presieduta dal conservatore Michele Villani, le contrattazioni sarebbero diminuite del «30%» rispetto alla media del periodo. Un segnale di debolezza del mercato, a parere degli intermediari: «I commercianti dovrebbero programmare le vendite per non lasciare mai i molini vuoti. In questo modo si affermerebbe anche il concetto della centralità di Foggia durante le congiunture negative, come questa che stiamo attraversando dovuta alla scarsità di prodotto».

La discussione è approdata in commissione dove i componenti della parte agricola e commerciale hanno avuto uno scambio di vedute su quel che sarebbe più giusto fare. «Gli intermediari parlino per sé – la tesi della parte agricola – non possiamo impedire ai produttori di rischiare con i propri soldi. Gli agricoltori hanno tutto il diritto di aspettare tempi migliori per la vendita, per chi se lo può permettere, naturalmente, perché molte imprese sono sull’orlo del fallimento».

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