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Ospedali riuniti di Foggia e la cartella clinica «umanizzata»

Ospedali riuniti di Foggia e la cartella clinica «umanizzata»
FOGGIA - Un flash mob unico (oggi alle 18,30 in piazza Giordano), di avanguardia in Italia, non di protesta, ma di incontro con la gente. Così l’Azienda Ospedaliero-Universitaria “OO.RR.” di Foggia, diretta dal Antonio Pedota in collaborazione con l’Ordine dei Medici di Foggia, presieduto da Salvatore Onorati, ha deciso di presentare il progetto “cartella clinica umanizzata”, ideato dalla scrittrice Rosalba Panzieri, che coinvolgerà oltre 50 strutture ospedaliere, a partire dagiugno 2015,con il coinvolgimento del Consiglio Nazionale delle Ricerche, unico nel panorama sanitario e culturale internazionale.

Per la prima volta nella storia della moderna medicina, infatti, la storia personale del paziente, scritta di suo pugno, sarà inserita in cartella clinica e trattata con la stessa dignità morale e scientifica di qualsiasi altro dato di anamnesi, per affiancare alla scienza medica la conoscenza dell'uomo.
La ricerca, che vede gli “OO.RR. Foggia” centro del progetto nazionale, durerà un biennio, per osservare gli esiti di una procedura rivoluzionaria:la cartella clinica umanizzata. Attraverso il "modello narrativo alfa", ideato dalla scrittrice, i pazienti possono raccontare, scrivendo di loro pugno, chi sono, in qualsiasi declinazione si percepiscano, le loro gioie, le paure, la loro storia personale e vedere questi aspetti, imprescindibili dell'identità, inseriti in cartella clinica, quali strumenti di valorizzazione dell’individualità, unica ed irripetibile, della persona che oggi acquisisce il titolo spersonalizzante di “paziente”.

«Noi siamo la nostra storia. Scrivere di noi rinvigorisce le radici e l’identità, raddrizza lo stelo e la spina dorsale, porta nutrimento a tutti i petali che sono sogni, progetti, talenti, strumenti interiori che abbiamo costruito vivendo e che mai come nell’espe - rienza della malattia, occorrono interi per attraversarla senza esserne vinti», motiva l’ideatrice Rosalba Panzieri.
E sarà proprio la Puglia la prima regione a partire con la sperimentazione nazionale. Prima in Italia ad applicare la sperimentazione in tutti i dipartimenti è stata l'Azienda Ospedaliero - Universitaria “OO.RR.” Foggia, che aderendo a questa nuova prassi assistenziale, si accredita, come sottolinea il Direttore Generale Antonio Pedota, come un'azienda di avanguardia sull'intero panorama nazionale.

«La prima cura che un’ospedale ha l’obbligo morale e clinico di soddisfare è l’accoglienza del malato. Questo flash mob nasce dalla volontà di rinsaldare il senso di appartenenza tra la popolazione e il suo luogo di cura e tutela della salute, per testimoniare quanto l’ospedale e i suoi dipendenti siano in profonda connessione esistenziale con la persona che affida alle loro mani non soltanto la salute, ma anche gli stati emotivi che ne dipendono. Le criticità fanno parte della gestione anche in contesti di numerose eccellenze come questo ospedale. E la risoluzione delle criticità parte in prima istanza proprio dall’incontro e dall’ascolto, e questo progetto, al quale abbiamo aderito con entusiasmo e condivisione di visioni e di intenti, è uno strumento relazionale preziosissimo, che attesta, inoltre, quanto la nostra sanità detti procedure innovative in campo internazionale», spiega Pedota.

Per il Direttore Sanitario, Laura Moffa, «la gestione della qualità delle cure è essenzialmente legata alla qualità della vita che si intende garantire alla persona che si rivolge all’ospedale». «Non esiste buon esito della cura, se questa non si traduce in profondo rispetto dell’individuo, della sua storia, delle emozioni che si fanno dense nel momento della malattia. Come medico e come persona, prima che come Direttore sento questo progetto come rispondente all’impegno morale verso il malato che ogni professionista deve assumersi». Ma la ricaduta positiva che ci si aspetta non è soltanto relazionale, ma profondamente funzionale, come testimoniano le parole del Direttore Amministrativo Dott. Michele Ametta: «ci aspettiamo da questo progetto ottimi risultati in termini di benefici organizzativi e allocazione delle risorse, in modo più proficuo per l’utenza. Poiché la formazione culturale e umanistica del personale ha un impatto diretto sull’ambiente ed è proprio l’ambiente a generare le nuove condizioni per un sistema più rispondente alle esigenze del malato».

Il progetto èttivo già in diversi reparti ospedalieri, partendo dalla Struttura Complessa di Cardiologia, diretta da Matteo Di Biase, e per l’ambito pediatrico, dalla Struttura di Neuropsichiatria Infantile, nella quale il progetto è coordinato da Lorella Balestrucci che sottolinea: «il progetto ci ha rivelato aspetti sconosciuti dei bambini ricoverati e delle loro famiglie, fondamentali per una cura che si rivolga alla globalità dell’individuo e non soltanto al dato clinico desunto dall’indagine diagnostica. Soprattutto per quel che concerne il mondo del bambino, stabilire un rapporto empatico con lui assume una rilevanza determinante per assolvere il concetto di cura».

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