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Bracconaggio selvaggio è allarme nel Foggiano anche nelle zone protette

Bracconaggio selvaggio è allarme nel Foggiano anche nelle zone protette
FOGGIA - La conclusione della stagione venatoria 2014-2015 è l’occasione per fare un bilancio dell’attività antibracconaggio del Corpo forestale dello Stato nella provincia di Foggia, un territorio ricco di fauna per le proprie caratteristiche ambientali e vegetazionali. La presenza di boschi (il 60% dei boschi pugliesi), le diffuse aree umide costiere, quali siti di sosta e nidificazione di avifauna stanziale e migratoria, le vaste aree cerealicole che forniscono nutrimento a molte specie di volatili, rendono il territorio foggiano ricco di fauna e, spesso, meta di cacciatori provenienti anche da altre provincie e altre regioni. Tali attività non sempre avvengono nel rispetto della normativa vigente e possono dare luogo a comportamenti illeciti che si traducono in un danno ambientale rilevante, a carico di ecosistemi talvolta già delicati e fragili, tanto che la tutela del patrimonio faunistico provinciale rientra anche in un programma nazionale, curato direttamente dal NOA, il Nucleo Operativo Antibracconaggio.

Sono stati disposti servizi mirati, nel territorio del subappennino, nel nord del tavoliere e nelle aree garganiche, facendo concentrare il personale con aggregazione di pattuglie. L’attività svolta complessivamente nel territorio provinciale con i reparti locali, e con il supporto del Nucleo operativo antibracconaggio, è stata particolarmente rilevante. Nel corso della stagione venatoria 2014-2015 sono state deferite all’Autorità Giudiziaria 73 persone che hanno violato, a vario titolo, le disposizioni Normative contenute nella Legge 157/92 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), in particolare per aver esercitato l’attività venatoria con mezzi non consentiti, per aver abbattuto selvaggina non inserita nel calendario venatorio della Regione Puglia o per aver cacciato in aree protette.

Durante i servizi disposti sono stati sequestrati 66 fucili da caccia oltre a trappole per la selvaggina, 52 reti per l’uccellagione e 31 richiami acustici vietati alimentati a batteria. Sono stati rinvenuti circa 110 esemplari vivi, oggetto di cattura illecita da parte di bracconieri, che sono stati liberati sul posto, mentre la fauna illecitamente abbattuta, quasi 80 esemplari, è stata posta sotto sequestro penale probatorio. Sono state, inoltre, accertate 54 violazioni amministrative, per le quali sono state elevate sanzioni per un importo di quasi 13.000 euro.

Corre l’obbligo evidenziare l’elevata incidenza che il fenomeno del bracconaggio ha nelle aree protette e, soprattutto, nel Parco nazionale del Gargano, nel quale ricade il 21% delle violazioni penali e il 40% delle violazioni amministrative riscontrate nell’intera provincia. Nonostante i vincoli imposti, il divieto di caccia, il divieto di introdurre armi nel Parco e la sensibilizzazione generale in termini culturali, ancora permane il fenomeno del bracconaggio, quale retaggio di consolidate abitudini locali.
Nel Parco tra gli illeciti penali più frequenti vi è proprio l’esercizio della caccia, oltre l’introduzione di armi e la pratica della uccellagione; gli illeciti amministrativi rilevati riguardano soprattutto il mancato rispetto delle distanze dai confini dell’area protetta, il mancato recupero dei bossoli, oltre mancato versamento dell’iscrizione all’Ambito territoriale di caccia e la mancata annotazione sul tesserino regionale della giornata di caccia. Non diversa è la situazione nelle restanti aree protette presenti in regione. Nell’Oasi di protezione “Bosco di Dragonara” istituita tra i comuni di Castelnuovo della Daunia e Torremaggiore per tutelare 1.550 ettari dell’antico bosco planiziario della valle del Fortore, è stato sorpreso un bracconiere con un cinghiale nel bagagliaio, appena abbattuto. Un lupo è stato ritrovato ancora agonizzante in un oliveto nel comune di San Nicandro Garganico, con ferite di arma da fuoco e altre ferite probabilmente riconducibili a bastonate. L’animale è morto poco dopo e la carcassa è stata sottoposta agli accertamenti di rito.

La stagione della caccia si è chiusa ma l’attività antibracconaggio non è terminata. E’ proprio quando il periodo ufficiale viene concluso che inizia una diversa forma di bracconaggio, quella in deroga a qualsiasi norma, che viene perpetrata nella presunzione che i controlli siano terminati e il livello di attenzione al settore sia diminuito, a sfregio di ogni regola e nella totale incuria dell’ambiente e del territorio. Si mantiene, quindi, elevato l’impegno del Corpo forestale dello Stato a tutela del patrimonio faunistico naturale presente nella provincia di Foggia. Il bilancio, ed il conseguente allarme lanciato dal Corpo forestale dello Stato, dovrebbe se non altro sensibilizzare di più le amministrazioni locali da una parte ma anche l’ente nazionale Parco del Gargano dall’altra, ad avere maggiore attenzione nel controllo del territorio proprio perché l’ambiente, e la fauna, rimane una ricchezza fondamentale di queste aree, dal promontorio del Gargano passando per i Monti dauni e le aree umide della pianura.

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