Domenica 24 Giugno 2018 | 16:36

La vita di Carmela una «storia interrotta» e Foggia sfila: mai più

La vita di Carmela una «storia interrotta» e Foggia sfila: mai più
di LORITA BRUNO

E il cuore di Foggia sfila in «Mai più come Carmela». Lunga, silenziosa, commossa, ma anche con tanta rabbia nell’anima, la fiaccolata per ricordare Carmela Morlino, la foggiana 35enne uccisa dall’ex marito Marco Quarta, a Pergine, piccolo centro alle porte di Trento, ha voluto l’altra sera, idealmente far sentire il profondo affetto a papà Matteo e mamma Maria Teresa. U n’iniziativa patrocinata dal Comune organizzata nel giorno del trigesimo dalla scomparsa di Carmela, dalla nascente rete interassociativa contro la violenza sulle donne R.I.V.I.VI., di Foggia, che unisce Donne in rete, Impegno donna, Via le mani dagli occhi, Donne insieme, Casa editrice Mammeonline, Ad un passo da te e Logos e di tante altre entità singole e in gruppo.

Gente comune, giovani donne, famiglie e tanti, tanti amici si sono stretti attorno alla famiglia Morlino. Da piazza Giordano e continuando lungo corso Vittorio Emanuele, la fiaccolata ha poi stazionato in piazza Cesare Battisti, dove i presenti, attraverso i racconti della famiglia Morlino, sono entrati in punta di piedi nella breve vita di Carmela. Sogni, speranze e progetti di una giovane e coraggiosa donna, diventata una martire dell’amore materno.

«Sono sempre stato orgoglioso della mia figlia maggiore – ha ricordato Matteo Morlino, ex assessore comunale -. Carmela ha studiato all’università di Foggia, poi si è specializzata presso all’Ateneo di Trento. Appena ha terminato gli studi ha iniziato a lavorare, grazie ad uno stage presso un’importante multinazionale. Poi l’azienda ha deciso di assumerla, ha incominciato a fare carriera, amava le lingue spesso era in giro per l’E uropa per conto della sua azienda. Era anche una Rsu, aveva davanti a sé un brillante futuro professionale. Purtroppo lungo la sua strada si è imbattuta in un marito geloso, probabilmente anche del suo successo professionale. All’interno del suo matrimonio i problemi sono iniziati in maniera subdola già alla nascita del suo primo figlio, che oggi ha 7 anni. Poi c’è stata la nascita della secondogenita.
Mia figlia non ci ha mai raccontato molto dei suoi problemi famigliari, voleva a suo modo non allarmarci. Carmela ha pensato solo a proteggere i suoi bambini, erano la sua ragione di vita. Io e mia moglie quando è accaduta la tragedia eravamo lì a Zivignano, avevamo preso un appartamentino in affitto dallo scorso maggio. Mia figlia, quella tragica sera del 12 marzo, prima di chiudere gli occhi ha compreso che i suoi bambini erano in salvo, la sua vicina di casa li aveva accolti nella sua abitazione proteggendoli».

Poi papà Morlino, con accanto sua moglie Teresa ha continuato: «Il coraggio di mia figlia non è stato inutile, ha salvato i suoi figli e soprattutto ha portato alla luce quel che spesso viene racchiuso semplicemente nel detto “i panni sporchi si lavano in famiglia”. La realtà è ben diversa, bisogna capire che quel che è accaduto a Carmela è un problema culturale che può investire come una valanga omicida qualsiasi persona. Ci tengo a dire che con noi le Forze dell’Ordine a Trento sono state splendide, così come gli psicologici e assistenti sociali. Mia figlia aveva consultato anche un centro antiviolenza, ha seguito l’iter di chi vuol spezzare quel legame malato che si era venuto a creare con l’ex marito. Purtroppo la scomparsa di mia figlia posso definirla come, la cronaca di una morte annunciata. Qualcosa nell’ingranaggio non ha funzionato, accade che alcune persone trattano le pratiche in maniera uguale o superficiale, non pensando a priorità e urgenze».

Fra le associazioni presenti anche «Cantiere8marzo», presieduta da Michelina Boccia, ex dirigente scolastico: «Conoscevo Carmela sin da quando era nel grembo di sua mamma, i suoi genitori sono stati i miei testimoni di nozze. La sua morte mi ha sconvolto, mi sono chiesta come donna, come preside, dove sbagliamo. Non dimentichiamo che gli assassini sono figli delle donne, bisogna lavorare molto in famiglia». Uomini che si trasformano i mostri, così come ha ribadito Anna Morlino, zia di Carmela: «Mariti, compagni che uccidono le loro donne non sono altro che mostri, come colui che ha assassinato mia nipote, mi auguro che per questa gente non ci sia sconto di pena. Deve esserci una vera giustizia per donne come Carmela. Il giorno della scomparsa di mia nipote io sono morta dentro» .

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