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Tantgenti al Comune «Non erano mazzette ma solo contributi»

FOGGIA - L'ex consigliere Laccetti al processo. Mai preteso soldi dai 4 costruttori, mai concusso gli imprenditori con alcuni dei quali aveva anche rapporti di amicizia tanto da uscire insieme: ricevette soldi da Fernando Biagini per il «caso Zammarano» in cui non ebbe però alcun ruolo, soltanto perchè amico dell’ex dirigente comunale che glieli diede per la campagna elettorale
Tantgenti al Comune «Non erano mazzette ma solo contributi»
FOGGIA - Mai preteso soldi dai 4 costruttori, mai concusso gli imprenditori con alcuni dei quali aveva anche rapporti di amicizia tanto da uscire insieme: ricevette soldi da Fernando Biagini per il «caso Zammarano» in cui non ebbe però alcun ruolo, soltanto perchè amico dell’ex dirigente comunale che glieli diede per la campagna elettorale e perchè lo difendeva dagli attacchi che il dirigente comunale subiva da ambienti politici e imprenditoriali; ricevette somme di denaro anche dagli imprenditori Marco Insalata, Saverio Normanno e Vincenzo Rana ma sempre come contributi per la campagna elettorale, parte di quel denaro su richiesta degli stessi imprenditori lui la versò a Biagini, come regalo di Natale per le consulenze e i pareri tecnici gratuiti che l’ingegnere del Comune offriva ai costruttori. E’ quanto sostanzialmente raccontato da Massimo Laccetti, 44 anni, impiegato, ex consigliere comunale, nel processo abbreviato in corso davanti al gup Domenico Zeno a tre imputati.

In attesa di giudizio ci sono oltre a Laccetti anche l’ex dirigente del servizio lavori pubblici del Comune Biagini, e l’imprenditore Adriano Bruno: sono accusati a vario titolo di 4 concussioni e una tentata concussione ai danni di Lello Zammarano, Insalata, Normanno e Rana per una tangente complessiva di 106 mila che Biagini e Laccetti si sarebbero spartiti tra fine 2010 e marzo 2014, mentre Bruno avrebbe fatto da intermediario solo nel ricatto a Zammarano, secondo l’accusa (vedi scheda a parte, ndr).

Laccetti ha quindi parlato per la prima volta e raccontato la sua «verità», che contrasta con quanto sostengono Procura e squadra mobile, visto che dopo i due arresti subiti per questa vicenda (il 2 aprile 2014 quando finì in cella per il caso Zammarano, il 2 maggio successivo quando fu posto ai domiciliari per le altre tre presunte concussioni) si avvalse della facoltà di non rispondere alle domande del gip. Laccetti, rispondendo l’altra mattina per circa 20 minuti alle domande dei suoi difensori, gli avvocati Michele Curtotti e Michela Scopece «ha ricostruito i rapporti di amicizia con Biagini; escluso di aver mai preteso soldi e/o concusso qualcuno, spiegando come e perchè ebbe i soldi dalle parti offese», dice l’avv. Curtotti. L’interrogatorio di Laccetti proseguirà nell’udienza del 3 aprile, quando a porgli domande saranno il pm e i legali di parte civile di Comune e di 3 delle 4 presunte vittime.

Nelle precedenti due udienze (21 novembre e 12 dicembre) era stato l’imputato principale dell’inchiesta, Fernando Biagini, a rispondere alle domande del suo legale (l’avv. Giulio Treggiari) del pm e dei legali di parte civile. Biagini, dimessosi da tutti gli incarichi al Comune dopo il primo arresto dell’aprile 2014, in aula aveva riconfermato quanto scrisse in una lettera al gup del luglio scorso: mai preteso soldi dai costruttori; gli 80mila euro versati da Zammarano per sbloccare la pratica per il fitto del suo palazzo di piazza padre Pio da parte del Comune non erano una tangente, ma il pagamento di una vecchia consulenza eseguita per il costruttore e mai saldata: quanto alle somme versate dagli altri tre imprenditori, erano soldi ricevuti sempre per consulenze svolte per loro conto e su loro continue richieste.

Nell’interrogatorio davanti al gup ora Laccetti si è richiamato in gran parte a quanto raccontato da Biagini nelle precedenti udienze. L’ex consigliere comunale (fu eletto nel 2009, poi si dichiarò indipendente) ha parlato dei rapporti di amicizia di lunga data con Biagini. Quanto all’imputazione di concussione e tentata concussione ai danni di Zammarano per il palazzo di piazza Padre Pio, l’ex consigliere comunale - rispondendo alle domande dei propri legali - ha detto di non aver mai avuto rapporti diretti con Zammarano, lo incontrò solo un paio di volte mentre lui e Biagini erano a pranzo a ristorante. Fu Biagini - il racconto di Laccetti - a dirgli che aveva colto l’occasione della stipula del contratto di fitto da parte del Comune del palazzo di piazza Padre Pio di proprietà del costruttore per chiedergli su sollecitazione dell’imprenditore di pagargli quanto dovuto per la consulenza resa allo stesso Zammarano anni prima per una pratica edilizia. Parte dei soldi ricevuti da Zammarano, Biagini - ha aggiunto Laccetti - glieli diede come contributo per la campagna elettorale e perchè lui l’aveva sempre difeso in consiglio comunale da attacchi politici e non, rimarcando la professionalità e capacità di Biagii come dirigente del servizio lavori pubblici del Comune.

In relazione alle altre tre accuse di concussione ai danni di Insalata, Normanno e Rana, Laccetti ha detto che con loro aveva rapporti di amicizia, soprattutto con gli ultimi due: mai chiesto soldi, mai concusso persone con cui usciva abitualmente. Ricevette soldi come contributi per la campagna elettorale, parte di quel denaro - è la versione difensiva - la diede su loro richiesta e come regali di Natale a Biagini per le consulenze tecniche prestate. Era stato peraltro lui stesso - ha aggiunto Laccetti - a presentare a Biagini alcuni degli imprenditori che chiedevano al dirigente comunale consulenze e pareri, per cui si «disobbligarono» con quelli che la difesa ritiene regali e l’accusa chiama il prezzo del ricatto.

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