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Equitalia condannata a risarcire il Comune

di GAETANO SAMELE
SAN FERDINANDO - Il contenzioso tra la presidenza del consiglio dei ministri e il Comune, nell’ambito del “debito Pasculli”, registra un “round ” favorevole all’ente locale. Il Tribunale di Foggia ha condannato Equitalia Sud spa al risarcimento di spese e competenze di giudizio «per ritardato svincolo delle somme pignorate al Comune»
Equitalia condannata a risarcire il Comune
di GAETANO SAMELE

SAN FERDINANDO - Il contenzioso tra la presidenza del consiglio dei ministri e il Comune, nell’ambito del “debito Pasculli”, registra un “round ” favorevole all’ente locale. Il Tribunale di Foggia ha condannato Equitalia Sud spa al risarcimento di spese e competenze di giudizio «per ritardato svincolo delle somme pignorate al Comune». Il Comune, che aveva promosso ricorso in opposizione all’atto di pignoramento, ora darà mandato al proprio legale di promuovere l’azione per il recupero delle spese e competenze, per circa 7.000 euro e, nel contempo, il Comune procederà (con giudizio di merito) all’azione di risarcimento del danno (anche di immagine) subìto. Equitalia aveva bussato alle porte del Comune nell’aprile 2014 per incassare una cartella di 990.795,28euro.
Somma richiesta dallo Stato «per l’esercizio di rivalsa, in relazione alla sentenza (per violazione della Convenzione europea relativa al mancato rispetto dei beni e per espropriazione illegittima) della Corte europea dei Diritti dell'uomo, intervenuta il 4 dicembre 2007, sul ricorso n.36818 presentato nel 1997, “Pasculli contro Italia». Risultato soccombente, lo Stato, dopo aver pagato, si è rivolto, per due volte, al Comune per essere risarcito.

Le ragioni del Comune sin dal 2010 sono state affidate all’avv. Aldo Loiodice, a giudizio del quale «non incombe il diritto di rivalsa dello Stato», rilevando, che «il Comune fosse terzo rispetto alla lite, risolta dalla Corte europea, per cui avrebbe dovuto essere prevista la possibilità per l’ente locale di intervenire nel giudizio. Inoltre - aggiungeva il legale - il governo non ha presentato, nel termine di 3 mesi, osservazioni sull’equa soddisfazione o cercato una qualsiasi forma di accordo per mitigare gli effetti patrimoniali della sentenza».

La vicenda risale agli inizi degli anni ‘80, quando l’amministrazione, presieduta dal sindaco Michele Lamacchia, decide l’occupazione d’urgenza di un suolo (1470 mq.) di Raffaele Pasculli per farvi un mercato. All’occupazione del bene (6 gennaio 1981) non seguirono nè il decreto di esproprio e il relativo indennizzo entro i 5 anni, né da parte dell’amministrazione Lamacchia, nè dalle successive. Pasculli adì i tre gradi di giudizio fino alla Cassazione, ottenendo ristoro, poi si rivolse alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

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