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Lavoro grazie alla Fiat i foggiani corrono a Melfi

di MASSIMO LEVANTACI
FOGGIA - Una quota considerevole di disoccupati della provincia di Foggia partecipa in questi giorni alla selezione di nuovo personale per la Fiat (oggi Fca) di San Nicola di Melfi. La grande fabbrica lucana è da anni uno storico bacino occupazionale per la Capitanata. Oltre duemila lavoratori, tra diretti ed indotto, risiede a Foggia e in provincia, ovvero quasi il 40% della forza occupazionale. Ora le 1500 nuove assunzioni aprono ulteriori prospettive
Lavoro grazie alla Fiat i foggiani corrono a Melfi
di Massimo Levantaci

FOGGIA - E’ destinato a stringersi ulteriormente il legame fra la Capitanata e la Fiat (oggi Fca) di Melfi, specie dopo l’annuncio di millecinquecento nuove assunzioni legate alla produzione dei nuovi modelli Jeep Renegade e 500 X. Nel grande complesso industriale di San Nicola lavorano circa 2mila metalmeccanici foggiani che quotidianamente fanno la spola tra Foggia e i vari centri della provincia (soprattutto dal subappennino) per raggiungere lo stabilimento un tempo area di produzione della Punto oltre che le fabbriche dell’indotto. Un movimento occupazionale dai non trascurabili riflessi per l’economia foggiana, trattandosi di operai che lavorano a San Nicola di Melfi ma poi spendono il loro stipendio nei luoghi di origine dove hanno mantenuto (la gran parte) la residenza. Foggia, Orta Nova, Stornarella, Sant’Agata di Puglia, Ascoli Satriano sono soltanto alcuni dei comuni che attraverso questi lavoratori conservano storicamente un legame con la cittadina lucana appena al di là del confine (settanta chilometri).

Inevitabile non pensare a quanto oggi la nuova offerta di lavoro della Fiat possa attecchire in Capitanata in un momento di grave incertezza occupazionale in cui solo la grande industria (gli esempi di Fiat Powertrain, Barilla e Alenia Aermacchi sono lì a dimostrarlo) ha le spalle larghe per resistere alla crisi.

Attualmente alla Sata di San Nicola e nelle aziende dell’indotto lavorano 5916 lavoratori, i foggiani di questo bacino costituiscono quasi il 40%. E’ dunque prevedibile che questo “rapporto di forza” possa esercitare un’influenza sulla quota di assunzioni previste? «Difficile stabilirlo a priori – il commento di Antonio Zenga, segretario pugliese e lucano del Fismic – comunque non ci sono quote a garanzia dell’occupazione dell’area specifica di Melfi come accadde all’insediamento di questa grande fabbrica nel 1993. Per cui è verosimile che la quota foggiana di candidati ai nuovi posti di lavoro possa essere tra le più numerose».

A Melfi e dintorni è tutto un proliferare di iniziative industriali legate ai nuovi modelli Fiat o Fca che dir si voglia. Inevitabile che chi cerca lavoro getti uno sguardo su una realtà che sta riscoprendo nuovo impulso industriale, dopo qualche anno di calma piatta. Non ci sono, infatti, solo le nuove auto da produrre (al momento si viaggia al ritmo di 364 nuove vetture per turno), ma anche l’intera componentistica e non soltanto per Melfi. Le aziende dell’indotto, ad esempio, hanno avuto incarico da Fca di produrre i componenti della Jeep Renegade anche per i modelli in produzione in Brasile, almeno fino a quando le imprese locali dell’indotto non si specializzeranno sui nuovi modelli.

«A San Nicola l’impulso di nuove assunzioni può favorire una ripresa economica dell’area con riflessi non trascurabili sulle aree limitrofe, dal Foggiano al Barese da dove provengono anche tantissimi lavoratori. Lunedì (domani: ndr) – informa Zenga – entreranno in fabbrica alla Sata i primi 300 nuovi assunti con contratto a sei mesi, più altri 100 in distacco dalla fabbrica di Cassino. Riteniamo che entro fine gennaio gradualmente ci saranno altri innesti di questa portata in Fca. Ma le aziende dell’indotto hanno cominciato ad assumere ben prima che lo abbia fatto la casa-madre – aggiunge il sindacalista – proprio in previsione dei nuovi volumi di produzione. Un incremento occupazionale che al momento non è possibile quantificare, ma che ad esempio su Foggia ha favorito l’assunzione di una cinquantina di operai finiti un anno fa in mobilità in un’altra azienda e che ora hanno trovato posto in un’altra impresa dell’indotto più direttamente coinvolta in questo nuovo processo industriale».

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