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«60 anni fa» L'americano che catturò la voce del Gargano

Il 2014 che è appena terminato segna il 60.mo anniversario di una ricerca sistematica sulle tradizioni popolari realizzata dallo statutenitense Alan Lomax e dall’etnomusicologo calabrese Diego Carpitella. Lavoro commissionato dalla Columbia World Library and Primitive Music, che li porterà a registrare circa tremila documenti. La raccolta conservata presso gli Archivi di etnomusicologia di Roma comprende documenti sonori, con vari organici vocali e strumentali, registrati in ogni angolo d’Italia, con particolare attenzione alla Puglia, e al Gargano
«60 anni fa» L'americano che catturò la voce del Gargano
Il 2014 che è appena terminato segna il 60.mo anniversario di una ricerca sistematica sulle tradizioni popolari realizzata dallo statutenitense Alan Lomax e dall’etnomusicologo calabrese Diego Carpitella. Lavoro commissionato dalla Columbia World Library and Primitive Music, che li porterà a registrare circa tremila documenti. La raccolta conservata presso gli Archivi di etnomusicologia di Roma comprende documenti sonori, con vari organici vocali e strumentali, registrati in ogni angolo d’Italia, con particolare attenzione alla Puglia, e al Gargano.

Alan Lomax, antropologo statunitense questo impegno lo aveva assunto in pieno: a bordo di uno sgangherato furgone, con l’au - silio di un magnetofono «Magnerecord» e in compagnia di Carpitella. Un inquieto viaggiatore della cultura – come è stato definito – costretto a ripercorrere le strade d’E u ro p a , suo esilio volontario per sfuggire alle liste di proscrizione del «maccartiste», ma anche per censire e racogliere dobelcumenti sonori di tradizione orale da responsabile della sezione musicale della Biblioteca dle Congresso. In quella sua ricerca sul Gargano c’è di tutto.

Immagini sbiadite dal tempo uomini e donne che sembrano usciti da un mondo lontano e accomunati da modi di vivere, costumi, abiti tradizionali; contadini, pastori, cavamonti, pescatori di tonno, tutti tenuti insieme dal filo conduttore di un unico disegno culturale. Quello legato alla tradizione e alla musica popolare, e nella fattispecie la «tarantella garganica». Piccole enclavi di un patrimonio folkorico di ineguagliabile bellezza. Note raccolte su una cinquantina di taccuini su cui si leggono i messaggi culturali di un mondo che da lì a poco sarebbe stato minacciato e dimenticato dal boom economico.

È questo il valore aggiunto dei diari di Alan Lomax. Appunti di un viaggio senza soste, fagocitato dalle emozioni e della passione che solo un cultore – vero - della materia può avere. Alan Lomax ha lasciato un importante insegnamento di questa sua ricerca “on the road” sul Gargano e cioè l’atteggiamento che ogni antropologo della musica dovrebbe tenere: riuscire a parlare con tutti tenendo fermo allo spirito di umiltà propria e di rispetto per l’altro.
Lomax seppe farlo come pochi. Trattò alla pari le tabaccaie del Salento, i pastori e i caprai dell’Aspromonte, registi cinematografici come De Sica e De Seta, produttori radiofonici come Nataletti, studiosi come De Martino e Cirese e tanta altra gente incontrata. Viaggio che, cinque anni fa, la casa editrice il Saggiatore ha ripropsoto pubblicando il libro «L’anno più felice della mia vita. Un viaggio in Italia 1954-1955» che raccoglie i diari di quell’iter italicum insieme alle foto struggenti di un paese popolato da pescatori di tonni, montanari, raccoglitrici di tabacco, cavapietre e mondine prima dell’irruzione della modernità. Il tutto con la prefazione di Martin Scorsese. [Antonio d’Amico]

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