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Foggia, settant’anni con le mani in pasta

FOGGIA - Potremmo chiamarlo il “Giovanni Rana” di Capitanata. La storia di Armando Mazzocchi, infatti, pastaio di Torre Annunziata, approdato a Foggia nell’immediato dopoguerra, assomiglia per caparbietà, audacia e intuizione imprenditoriale al guru veneto della pasta fresca industriale, anche se i destini sono stati differenti. Entrambi sono accomunati da inizi difficili, ma al tempo stesso da tanto entusiasmo e passione. La storia di Mazzocchi, foggiano d’adozione, è una di quelle vicende umane di un tempo che sembra lontano
Foggia, settant’anni con le mani in pasta
FOGGIA - Potremmo chiamarlo il “Giovanni Rana” di Capitanata. La storia di Armando Mazzocchi, infatti, pastaio di Torre Annunziata, approdato a Foggia nell’immediato dopoguerra, assomiglia per caparbietà, audacia e intuizione imprenditoriale al guru veneto della pasta fresca industriale, anche se i destini sono stati differenti.

Entrambi sono accomunati da inizi difficili, ma al tempo stesso da tanto entusiasmo e passione. La storia di Mazzocchi, foggiano d’adozione, è una di quelle vicende umane di un tempo che sembra lontano, quando la vita e il lavoro si fondevano insieme in un unicum inscindibile, e l’una non può essere concepita senza l’altra e viceversa. Il signor Armando ha festeggiato settant'anni di attività e continua a lavorare con la passione immutata degli esordi. Quasi una missione, la sua, un fuoco sacro che lo ha portato a lasciare la terra natia e ad approdare a Foggia, per far conoscere la sua abilità nel fare la pasta fresca, acquisita da suo padre e prima ancora dal nonno, depositario di una saggezza lunga due secoli e mezzo ai piedi del Vesuvio.

«Da ragazzino - racconta emozionato - lavoravo con mio nonno. Ricordo che portavo sempre la pasta ad essiccare, un’operazione delicata ed importante che richiedeva diversi accorgimenti. Alcuni anni più tardi me ne andai a Milano per un corso di formazione come conduttore di macchina. Divenni così bravo che mi mandarono a collaudare macchinari per la produzione di pasta in giro per il mondo, soprattutto in Sud America, Cile, Guatemala, Venezuela, Colombia».

Tornato in Italia, Mazzocchi si fermò a Foggia dove suo padre era direttore di un pastificio, verso la fine degli anni Quaranta. Mazzocchi, forte del mestiere - diremmo oggi del know how - e della sua conoscenza delle macchine decise di aprire il primo negozio di pasta fresca di Foggia, in via Manzoni. «Qui non c'era la tradizione di acquistare la pasta fresca in negozio - ricorda - le massaie facevano le orecchiette in casa, non si fidavano delle macchine che facevano la pasta. Gli inizi sono stati difficili perché ho dovuto superare la diffidenza e conquistarmi lentamente la fiducia dei consumatori».

Nidi di rondine, troccoli, pizzarelle di grano arso, ravioli e le immancabili orecchiette le prime ghiotte specialità che conquistarono la città e fecero crescere l’azienda di famiglia, portata avanti grazie anche all’aiuto indispensabile di Michelina Carniola, sua moglie, che continuava a lavorare e contemporaneamente ad accudire gli otto figli.

«Per il ripieno della pasta mi affidavo all’esperienza dei cuochi che mi svelavano alcuni segreti - aggiunge - usando sempre materie prime di qualità, indispensabili perché il prodotto possa riuscire bene. Da uno chef francese, ad esempio, ebbi l’ispirazione per creare il rollé di pasta fresca che oggi è uno dei nostri cavalli di battaglia».

Mazzocchi continua a lavorare in laboratorio, dove troviamo una pressa continua per la trafilatura al bronzo, fabbricata dall’azienda Giacomo Tosto di Torre Annunziata nel 1922. La dedizione è quella di sempre, Mazzocchi è sereno e appagato di aver aperto un percorso imprenditoriale in città e, soprattutto, di aver ricevuto da Foggia stima e considerazione per tutti questi anni di attività, ma è allo stesso tempo rattristato dall’assenza di giovani apprendisti. «Ricordo ancora con piacere quello che mi insegnava mio nonno - conclude - dalla lavorazione all’incartamento, fino all’essicazione e alla stabilizzazione della pasta. Oggi le giovani generazioni non si appassionano facilmente a questo mestiere antico e nobile, che però richiede tanta gavetta e sacrifici».

Enza Moscaritolo

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