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Ecco il rinato Giordano Foggia ritrova il suo teatro

di FILIPPO SANTIGLIANO
FOGGIA - E' il grande giorno atteso dalla città. il «Teatro Giordano», dopo quasi nove anni di chiusura per un restauro lungo e complicato, e che farà parlare ancora molto, ma in altre sedi, torna alla città, a Foggia, alla Capitanata, al mondo della cultura. Viene inaugurato oggi con un concerto molto atteso, quello dell’orchestra giovanile «Cherubini» diretta dal maestro Riccardo Muti
Ecco il rinato Giordano Foggia ritrova il suo teatro
di FILIPPO SANTIGLIANO

FOGGIA - Ecco il grande giorno atteso dalla città. il «Teatro Giordano», dopo quasi nove anni di chiusura per un restauro lungo e complicato, e che farà parlare ancora molto, ma in altre sedi, torna alla città, a Foggia, alla Capitanata, al mondo della cultura. Viene inaugurato oggi con un concerto molto atteso, quello dell’orchestra giovanile «Cherubini» diretta dal maestro Riccardo Muti. Una «direzione » di grande respiro internazionale per un teatro, il Giordano, che dopo anni di chiusura forzata tenta di riprendersi un ruolo nel panorama artistico e culturale del Paese. Nove anni per restaurarlo, appena tre per realizzarlo grazie ad alcuni «possidenti» del capoluogo dauno. Il Teatro Comunale di Foggia, infatti, fu costruito fra il 1825 e il 1828, su disegno di Luigi Oberty e, come detto, con il supporto finanziario dei maggiorenti cittadini. Maggiorenti che avevano altra idea del «bene comune».

L’inaugurazione avvenne il 10 maggio 1828, con la rappresentazione de La Sposa fedele di Giovanni Pacini. Inizialmente, il Teatro fu dedicato a Ferdinando I di Borbone e denominato “Real Teatro Ferdinando”. Dopo l’unità d’Italia, fu chiamato “Teatro Dauno” e infine, nel 1928, fu dedicato a Umberto Giordano, il grande compositore nato a Foggia e autore – fra l’altro – di Fedora e di Andrea Chénier. Ad Umberto Giordano, anche per sfatare luoghi comuni senza senso, Foggia ha dedicato anche il Conservatorio di musica statale ed una piazza con un complesso monumentale realizzato dall’artista Vio. Dopo il San Carlo di Napoli, quello di Foggia era il teatro più importante del Regno, il secondo dell’Italia meridionale.

Dal punto di vista storico, dunque, siamo di fronte ad un monumento di grande importanza. La costruzione è in stile neoclassico, caratteristico dell’Oberty, che in quelli anni lasciò la sua impronta in diverse edifici di Foggia, tra cui la Villa Comunale e la Chiesa di San Francesco Saverio, in piazza XX settembre. L’esterno del teatro comunale è caratterizzato da un frontone a dentelli e da unperistilio a sei colonne. All’interno, la costruzione si presenta come un tipico teatro italiano: grande sala a ferro di cavallo, con tre ordini di palchi, il loggione e ricche decorazioni. Il restauro ha interessato anche il cosiddetto «Ridotto», ovvero la sala «Fedora», altro capolavoro dello stile neo classico italiano. Il ridotto è decorato con quattro statue di regnanti dell’epoca: Francesco I e Maria Isabella, e i successori Ferdinando I e Maria Teresa. La statua di Maria Isabella è opera di Giovanni Tacca, mentre le altre tre sono opera di Tito Angelini, scultore neoclassico napoletano. Quando i foggiani torneranno, e non solo oggi, nel loro teatro avranno modo di riflettere sul vuoto che ha rappresentato il «Giordano» e dell’importanza della cultura per la crescita civile di Foggia.

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