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Foggia, la Fiera saluta «Salone da rinnovare»

di MASSIMO LEVANTACI
FOGGIA - Si chiude l’Ottobredauno e forse non ce ne sarà un altro. Lo avevamo scritto anche l’anno scorso, però i tempi biblici della riforma fieristica hanno dilatato le attese fino ai giorni nostri. Ora però, par di capire, i nodi stanno venendo al pettine: e il primo da sciogliere è quello che riguarda i 17 dipendenti del quartiere fieristico, senza stipendio da luglio e per i quali i cordoni della borsa sembrano chiudersi progressivamente se i soci fondatori non saranno più nelle condizioni di assicurare più il gettito economico
Foggia, la Fiera saluta «Salone da rinnovare»
di Massimo Levantaci

FOGGIA - Si chiude l’Ottobredauno e forse non ce ne sarà un altro. Lo avevamo scritto anche l’anno scorso, però i tempi biblici della riforma fieristica hanno dilatato le attese fino ai giorni nostri. Ora però, par di capire, i nodi stanno venendo al pettine: e il primo da sciogliere è quello che riguarda i 17 dipendenti del quartiere fieristico, senza stipendio da luglio e per i quali i cordoni della borsa sembrano chiudersi progressivamente se i soci fondatori non saranno più nelle condizioni di assicurare più il gettito economico, pari a circa 700mila euro, che se ne va «per il 90%», dice il presidente Cannerozzi, «in costo del lavoro».

Facciamo un po’ di conti: oggi sono certi solo i versamenti del Comune (258mila euro) e della Regione (376mila euro). La Provincia (310mila euro) è tutto un rebus visto che proprio ieri ci sono state le nuove elezioni, ma è un rubinetto che non erogava denaro liquido già dal 2009 e in ogni caso è un ente in piena spending review. Così come la Camera di commercio (100mila) che un anno fa non ha versato nulla e quest’anno appena 60mila euro e dal 1 gennaio dovrà fare a meno del 35% di entrate sul diritto annuale, sua principale fonte di sostentamento.

Si apre dunque adesso una fase di «verifica e confronto», ammette ancora Cannerozzi che in settimana incontrerà i sindacati per valutare soluzioni da applicare per i dipendenti. «Noi non vogliamo tagliare i posti di lavoro, voglio chiarirlo in premessa – dice il presidente – vogliamo anzi percorrere tutte le strade possibili per adottare quelle soluzioni più morbide per salvaguardare il personale o instradarlo verso forme di privatizzazione che andremo a intraprendere tra qualche mese. Il bando è pronto, lo pubblicheremo nei prossimi giorni».

La fiera che va in archivio è un contenitore ormai svuotato d’interesse, se quest’anno non ci fosse stata la novità del “Foggia professional” dell’Ottobredauno si sarebbero perse le tracce. All’edizione numero 36 hanno partecipato 70 espositori, gli stessi (nel numero) di un anno fa. Ma l’Ottobredauno è per tradizione un contenitore in cui la città si mette in vetrina: le associazioni sportive, del volontariato e altre espressioni della società civile se non avessero questo punto di contatto con la città se ne dovrebbero cercare un altro. Dunque anche l’Ottobredauno ha una sua validità, meno commerciale e più d’immagine: trovare l’equilibrio giusto tra le due espressioni oggi non è possibile, domani chissà. Tocca ai privati studiare una formula che coniughi impegno civile e affari, è questo forse il tentativo di sopravvivenza della fiera del futuro.

«Si apre una fase di verifica a 360 gradi sul futuro di questo spazio che appartiene alla città», dice ancora Cannerozzi. «L’Ottobredauno non è da continuare perchè risponde a una tipologia di mercato cittadino e provinciale che non offre prospettive di sviluppo commerciale. Quest’anno abbiamo ridotto ulteriormente le tariffe di vendita degli stand, tagliato i costi di gestione, continuato con l’ingresso libero per rianimare un salone che ha fatto il suo tempo. Tocca ai soci adesso decidere cosa fare».

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