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L’alluvione «apre» i cantieri via ai lavori dei due consorzi

di MASSIMO LEVANTACI
FOGGIA - Bisogna pulire argini e canali, i sindacati: «Ora più occupazione»Gli interventi in emergenza per rimediare ai danni causati dall’alluvione, sbloccano i primi cantieri. I due consorzi di bonifica (Capitanata e Gargano) hanno affidato alle imprese lavori per 2,8 milioni di euro. Bisognerà pulire canali e argini, riaprire le vie di collegamento, ripristinare lo stato dei luoghi. Il sindacato intravede una svolta positiva per l’occupazione, la Cisl annuncia una serie di incontri con i sindaci
L’alluvione «apre» i cantieri via ai lavori dei due consorzi
di Massimo Levantaci

FOGGIA - Ci voleva l’alluvione per far sbloccare i cantieri e restituire un po’ di ossigeno all’occupazione. Per il momento si tratta di poca cosa: la Regione ha finanziato interventi di “somma urgenza”, totale 2,8 milioni di euro, per rimettere in sesto canali, muretti a secco, stradine interpoderali e ripulire dalla vegetazione e dai rifiuti tutto quel reticolo di venature naturali e artificiali dell’assetto idrogeologico provinciale lasciate progressivamente intasare per decenni. Il Consorzio di bonifica della Capitanata è già partito con un appalto di 200mila euro per la sistemazione degli argini del torrente Candelaro, la cui esondazione determinò il più vasto allagamento nei giorni dal 4-6 settembre scorsi. Un altro appalto (100mila euro) è stato bandito per rimettere in funzione l’idrovora, sempre sul Candelaro, sommersa dalla furia delle acque di quei giorni. Al lavoro anche il consorzio di bonifica del Gargano, accreditato per 1 milione di euro: «La Regione ci chiede di procedere alla disostruzione degli attraversamenti ferroviari e stradali, molti dei quali ancora parzialmente aperti. Lavori già partiti in 11 comuni», spiega il direttore Marco Muciaccia.

Insomma nessun grande appalto a nove zeri, di quelli che fanno gola alle grandi imprese e che alimentano clientele e mazzette. Ma interventi minori, considerati residuali, ma non inutili: se queste manutenzioni venissero effettuate a scadenze più regolari, assicurerebbero non solo più lavoro ma anche maggiori garanzie di stabilità a un territorio che si scopre sempre più fragile a causa dell’incuria dell’uomo. L’esempio che a tal proposito fa Francesco Santoro, direttore del consorzio di Capitanata, calza a pennello: «La bomba d’acqua del 6 settembre non ha allagato un metro di terreno dell’area prospicente a quella del Candelaro, tra la località Asinara fin sotto la stazione di Rignano. E questo grazie alla sistemazione idraulica effettuata non più di un anno fa».

Ora sotto la spinta dell’alluvione si sono sbloccati tutti quegli interventi che un tempo facevano sorridere: è il caso dello spietramento (1,3 milioni) dei canali, decisione appena deliberata dalla giunta regionale che ha autorizzato i due consorzi a prendere contatti con l’Arpa (l’agenzia regionale per l’ambiente) e con i comuni per l’individuazione delle aree dove stoccare le pietre una volta tolte dai canali. E con il decreto sulla calamità naturale (16 milioni per le infrastrutture, ma deve autorizzarli il governo) potrebbero sbloccarsi decine di altri cantieri, da tempo immemore sulla carta. «L’elenco delle opere in sospeso è lunghissimo – ricorda Urbano Falcone della Filca-Cisl – ora per far riaprire i cantieri, anche sulla spinta dell’alluvione, abbiamo chiesto un incontro con il commissario regionale per il dissesto idrogeologico perché ci rendiamo conto che su questo fronte c’è molto da fare. Incontreremo anche i sindaci, si parte venerdì da San Severo, sempre con l’obiettivo di far finanziare le opere e risollevare le sorti dell’occupazione, settore che proprio nel settore edile ha toccato il fondo nella nostra provincia. Abbiamo programmato una settantina di incontri con i comuni e gli enti di spesa».

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